Appennino Bolognese - Dagli Etruschi al Medioevo nel verde dei monti

 


Giorno 2: La cima del Monte Adone


 

Mattino offuscato da gonfie nuvole grigie questo del 16 agosto, logica eredità di un Ferragosto flagellato dal maltempo, dove però ampi sprazzi di cielo azzurro in rapido accrescimento danno adito a speranze tutt'altro che remote, dato che il periodo è normalmente più dedito al bel tempo e al caldo che alle piogge intense e durature.Orfano della solita scorta del sola nascente mi avvio sul versante nord dell'Appennino in direzione di una nuova meta che ha precedentemente suscitato la mia curiosità, oltre quel Monterumici visitato in altra occasione si trova un altra cima sulla quale dovrebbero trovarsi ulteriori testimonianze di quella Linea Gotica che ha profondamente segnato queste zone durante l'ultimo periodo della Seconda Guerra Mondiale.

       

           

IL MONTE ADONE

           

E' il Monte Adone, situato poco più a nord a risultare teatro della mia nuova escursione in ricerca delle testimonianze del periodo bellico, ai piedi del quale si trova il piccolo borgo di Brento nei pressi del quale chiedo informazioni per raggiungere la vetta non ritrovando nei dintorni le solite e chiare indicazioni del CAI, o meglio, non vedendo le indicazioni del CAI invece presenti come al solito.

Parcheggiata una ormai arrendevole Maia ai bordi di un maneggio inizio la mia salita verso la vetta del monte seguendo le indicazioni precedentemente fornitemi, il primo tratti di sentiero tra campi coltivati non presenta particolari problematiche, una breve deviazione su di una specie di terrazzamento mi consente di osservare il declinare dei monti verso la pianura padana e verso un quasi invisibile mare Adriatico preda di basse nuvole grigioazzurre.

                         

           

           

Le Alpi

Proseguendo ancora avanti sul sentiero terrazzato sposto il mio punto di osservazione più a nord rispetto alla precedente osservazione, permettendo così al mio sguardo di carezzare la piatta Pianura Padana distesa ai miei piedi in tutta la sua estensione, grazie a quelle avverse condizioni meteo del giorno prima  che hanno ripulito l'aria da ogni foschia, fino ad arrivare profondamente meravigliato ad incontrare nuove vette sulle quali splendono ai lontani raggi del sole quelli che si presentano inequivocabilmente come ghiacciai di alta quota.

Difficile stabilire di quale parte della catena alpina si tratti, certamente le vette superano i 2000 mt data la presenza di ghiacci in pieno Agosto, ma il nome che improvviso appare in mente è più dovuto ad una emozionate speranza che ad un effettiva consapevolezza, le ardite cime del Parco dello Stelvio appaiono onestamente troppo lontane per essere così visibili... però..

 

Ai piedi di cotanta meraviglia paesaggistica si osserva anche testimonianza di quel Contrafforte Pliocenico che contraddistingue questa parte dell'Appennino, risultato

della sedimentazione di sabbie e ghiaie trasportate dai torrenti appenninici all'interno di un ampio golfo marino che nel Pliocene (tra i 5 i 2 milioni di anni fa), interessava vasta parte dell'attuale Appennino Bolognese, e del quale anche lo stesso Monte Adone fa parte.

        

           

 

Esaurite tutte le possibili vie per la vetta non mi resta che provare ad arrampicarmi su di un profondo e ripido canalone all'interno del quale si trovano rami e tronchi di albero che non aiutano certo la difficoltosa ma pur sempre possibile risalita, è infatti il futuro che mi preoccupa più del presente, ridiscendere questa via non è una eventualità particolarmente incoraggiante dato che la possibilità di scivolare appare tutt'altro che remota con la pericolosità maggiorata dalla mia stessa attuale solitudine.

Oramai quasi in cima non ha più senso preoccuparsi, adesso meglio godersi il panorama deluso dalla scarsa presenza di testimonianze storiche relative alla Linea Gotica riconducibili ad un pannello informativo da tempo abbattuto ed un paio di buche più o meno profonde.

       

           

Dimenticata immediatamente la delusione ed attratto dalla visuale che si propone ai miei avidi occhi, proseguo incuriosito nella escursione sulla dorsale montana seguendo stretti ma percorribili sentieri che lambiscono lo scosceso dirupo che precipita in una valle perfettamente visibile in ogni suo particolare grazie all'aria incredibilmente tersa.

           

Sotto un cielo sempre più sereno trascorro alcuni minuti in attenta contemplazione del paesaggio e dei suoi particolari, dalle evoluzioni della nuova Autostrada del Sole alle cime prossime della catena appenninica che si snoda verso Ovest e verso la Liguria dove inizierà il processo di trasformazione in catena Alpina.

           

       

   

Anche la montagna su cui cammino non ha esaurito tutte le sue risorse, l'azione erosiva del tempo e degli agenti atmosferici ha creato opere uniche ed irripetibili che si offrono avide ai primi raggi di un sole che solo adesso ha potuto sottrarsi alle angherie degli spessi nuvoloni grigi.

           

       

       

Obbligatorio in questo contesto il concedersi alcuni istanti di pausa e di rilassamento, seduti alla dolce carezza della brezza del mattino purificare mente e corpo dalle tossine che di solito ci avvelenano rilassando le membra e concedendo alla mente quella assoluta libertà che troppo spesso siamo costretti a negarle

               

           

           

Non è facile scuotersi da questo stato di profondo rilassamento e tornare sui miei passi affrontando la discesa a valle ed il mio obbligato ritorno alla normalità,  per fortuna le precedenti paure  inerenti al percorso di ritorno si rivelano infondate grazie ad un sentiero che aggira il monte in leggera discesa allungando il percorso ma di contro rendendolo facilmente affrontabile, poco raccomandabile in condizioni di esplorazione in solitaria correre rischi troppo elevati, il più piccolo infortunio potrebbe trasformarsi in un autentico dramma, meglio non rischiare.

           

Oggi mi posso concedere alcune ore di licenza in più, alcuni amici Emiliani mi attendono presso Sasso Marconi per un giretto in compagnia ed un gustoso pranzo in quel di Bruscoli, dove affrontiamo affamati la disfida con una ottima e succulenta bistecca alla Fiorentina alla quale io anticpo anche un piatto di spaghetti al sugo, si sà il moto mette appetito.

Terminato il pranzo rientriamo alle nostre magioni non prima di avere assaporato la guida delle nostre moto su un tratto di strada assolutamente divertente che da Monghidoro porta attraverso Castel dell'Alpi fino a san Bendetto val di Sambro dove le nostre strade si dividono, al termine di una intensa giornata  che per me è finita solo dal punto di vista mototuristico.

       


Giorno 1: Gli Etruschi di Monte Bibele


Giorno 3: Il santuario di Montovolo


Giorno 4: Monte Venere