Questa denominazione orrenda che alcuni giorni fa abbiamo ritrovato su di una carta dei vini durante una pausa pranzo delle nostre , e che , per fortuna, ultimamente viene meno utilizzata, e' servita e serve ancora, per identificare in terminologia ridicola/ anglosassone quei vini prodotti in toscana che si "nobilitano" mescolando ai vitigni tradizionali come il Sangioverse ed autoctonoi come Canaiolo Nero, il Ciliegiolo e l'Aleatico, vitigni internazionali come il Merlot ed il Syrah o il Sauvignon oltre ad adottare tecniche di produzione innovative come il "barrique".
Se sulla carta tutto ciò (denominazione a parte) sembra potere conferire maggior valore, arricchendola, alla produzione vinicola Toscana in realtà di problematiche si vocifera ne abbia create parecchie.
I Supertuscan, che inizialmente rappresentavano un nuovo stimolo di ricerca, si sono subito proposti sul mercato come la versione "fashion" del panorama vinicolo Toscano, vini muscolosi con caratteristiche immediatamente riconoscibili e a prezzi assolutamente elevati giustificati da quella che viene spacciata per una ricerca ed innovazione che prende le distanze dalle produzioni classiche toscane quasi a ricercare una clientela di rango superiore a prescindere dalla sensibilità enologica. Vini alla moda per clientela snob anche se ignorante, averli significa essere, poi se neanche li hanno mai assaggiati e’ irrilevante.
I vini prodotti in toscana riconducibili alla orribile denominazione di cui sopra hanno raggiunto l’apice del loro successo con la fine del secolo appena trascorso, a seguito della crisi economica iniziata nel 2000 e resa evidente dall’ 11 settembre dell’anno successivo il loro indice di gradimento e’ progressivamente diminuito a causa principalmente dei prezzi elevati necessari al loro acquisto.
Il danno ricondotto alla loro nascita e vita sul panorama vinicolo tradizionale toscano sembra essere stato rilevante, la loro appariscenza sul mercato ha eclissato vini di pari requisiti se non migliori prodotti tradizionalmente a prezzi più bassi mettendo in secondo ordine anche le stesse zone importanti di produzione unificate, per il cliente tipo del Supervino stimolato dalle recensioni degli esperti Americani, in una unica produzione regionale diversificata per tecniche di produzione e vitigni utilizzati ( o magari mastri vinificatori pagati a peso d’oro ospitati in fattorie progettate da Architetti di rango internazionale) e non più per le importanti zone vinicole presenti in regione.
Un esempio per tutti il celeberrimo “Sassicaia” prodotto con vitigni internazionali con tecniche inusuali in un territorio addirittura sconosciuto dal punto di vista vinicolo, dal costo assolutamente……… ognuno poi aggiunga l’aggettivo che preferisce.
Oggi il mercato del vino Toscano si e’ riappropriato di quella identità che gli appartiene e grazie al “traino” di etichette che poco o nulla si sono fatte tentare dalle nuove tendenze come quella del Brunello di Montalcino e alcuni Chianti Classici non contaminati tornando a proporre sul mercato bottiglie di vino di ottima qualità anche a prezzi appetibili, o comunque prezzi riconducibili ad un reale qualità di prodotto e non più unici garanti della bontà del rosso nettare contenuto nella bottiglia.
Oggi di supetuscans si parla poco o niente e questo forse non e’ un bene perché la loro presenza non e’ scomparsa così come la “diversificazione” che hanno introdotto non si e’ esaurita, nella stessa produzione Classica del gallo nero sono stati inseriti vitigni non tradizionali grazie ad una disciplinare tollerante da molti giudicata suicida, se infatti la produzione vinicola Toscana e del Chianti in particolare dovesse perdere di vista quelle caratteristiche tradizionali e uniche apprezzate e riconosciute in tutto il mondo potrebbe perdere quella riconoscibilità non solo di etichetta ma di qualità e unicità produttiva che permettono ai nostri vini di essere apprezzati in tutto il mondo ma anche e soprattutto nelle case di noi indigeni esigenti ma legati al territorio e alle tradizioni.
L’innovazione non e’ mai un male, nemmeno nel settore enologico, è importnante però che non serva a perdere di vista la tradizione e la qualità di quanto prodotto in nome di esigenze modaiole di una fetta di clientela effimera e poco attenta al contenuto di quanto acquistato ritenendo sufficiente la dicitura sulla etichetta

 

 

 

Gabriele [freevax]

gabriele@biomototurismo.it