Toscana - Crete Senesi - Asciano - Le crete senesi - i Luoghi del cuore

I luoghi del cuore.

Una definizione recentemente abusata quanto, per certi versi, scontata,  per definire una zona o una località che riveste nei nostri confronti una sorta di famigliarità e di profondo legame emozionale, un qualcosa che stimola piacevoli ricordi passati, rilassanti dolci presenti, tranquillizzanti escursioni future. …..

Eppure nonostante l’abuso che di recente ne è stato fatto, probabilmente nel tentativo di far promuovere ad altri ciò che a media e APT risultava faticoso promuovere direttamente,  il nostro “luogo del cuore”  è un qualcosa di assolutamente importante ai fini della nostra componente emozionale e della nostra stabilità di viaggiatori.

O almeno così è per quanto mi riguarda.

 

       

 

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare non è legata alle dolci ondulazioni Chiantigiane l’identificazione del mio luogo del cuore, le terre del Gallo Nero per quanto stimolanti scontano probabilmente un infantile odio per anni alimentato dovuto alla necessità di attraversarlo per partecipare a noiose riunioni familiari.

Una avversione che successivamente è stata ampiamente mediata dalla suggestione che queste terre hanno saputo risvegliare in me, probabilmente però qualcosa a livello inconscio è rimasto a fa si che il Chianti nella mia lista di preferenze risulti “solo”al secondo posto.

 

   

 

O magari sono solo inutili riflessioni.

 

       

 

       

 

Sicuramente non è per demeriti altrui che quello straordinario contesto paesaggistico che risponde al nome di Crete Senesi stimola in me singolari quanto uniche emozioni .

Adagiato ai confini di altre due zone meravigliose come Chianti e Valdorcia per le quali costituisce un coerente quanto parimenti affascinante collegamento, si inserisce coerentemente  in una variazione paesaggistica che evolve in maniera bivalente, per quanto riguarda il senso di percorrenza, dal verde ordinato dei colli del Gallo Nero al giallo dei campi di grano della Valdorcia, passando per un paesaggio a tratti lunare dove i due colori di riferimento si stemperano o si fondono creando suggestioni visive difficilmente rintracciabili altrove ed estremamente mutevoli.

 

 

Mutevole, questa è sicuramente una della caratteristiche di questa zona che più delle altre ha stimolato la mia profonda passione, un paesaggio mai uguale e mai ripetitivo nella sua profonda immutabilità fatta di rilassanti ondulazioni , un giardino dove le stagioni giocano con i colori, i profumi e le sfumature, carezzato dalle luci imposte dalla giornaliera corsa del sole nel cielo e filtrate dalla mille variabili atmosferiche, oppure sensualmente celato dalle scure ombre della notte a volte squarciate dalla sottile lama della luna.

 

 

           

 

       

 

Ed e’ qui, in questo paradiso che ho per la prima volta compreso che cosa rappresentava per me il Viaggio, in una prima uscita di tanti anni fa, al di fuori dei tiepidi standard del turismo ed immerso in una gelida giornata invernale;  qui, quasi senza speranza, sferzato da un gelido vento cercavo risposta ad una domanda che probabilmente non era stata nemmeno consciamente posta ma che si agitava latente da qualche parte dentro di me.

 

       

 

           

 

 

 

 

Perché il Viaggio non poteva essere solo una stressante e consumante attesa di una escursione infinita verso mete lontane poche volte effettuabile, e doveva essere qualcosa di più di una lunga trasferta solo per il gusto di dire: "io ci sono stato"!

Probabilmente e' qui, se non proprio sono arrivato a capire, che i primi embrioni della filosofia che mi avrebbe successivamente animato hanno iniziato lentamente a manifestarsi, allora, lottando contro il freddo a pochi chilometri da casa carezzando con estremo piacere le rilassanti ondulazioni dove bassi e verdi virgulti sfidavano caparbi il rigore invernale, ho capito che il Viaggio non poteva essere solo un cinico totale chilometrico.

 

 

   

 

Doveva essere qualcosa di più, un qualcosa di ben diverso e molto più radicato, un qualcosa che subito aveva avuto inizio e solo un giorno avrebbe trovato fine, qualcosa che avrebbe significato anche e sopratutto un crescita culturale personale che non poteva in nessun modo trascendere dalla conoscenza delle proprie radici.

Non è qui che è cominciata, ma è qui che ho capito, e qui che è nata la frase che da sempre condensa la mia filosofia: "un viaggio non si misura in chilometri ma in emozioni che è in grado di regalare, più elevato è il loro numero più alta sarà la voglia di ripartire una volta raggiunta la meta".

Sono passati molti anni da allora ma l'emozione che mi coglie ogni volta che percorro queste strade è rimasta immutata.

 

       

 

       

 

La calura cha avvolge la Toscana in questi giorni di inizio primavera appare quasi irreale nella sua appiccicosa afa, più consona ai torridi mesi estivi che alla fresca gentilezza primaverile, fatica il giubbotto traforato nel garantire il mantenimento di una temperatura accettabile mentre il casco si trasforma in un insopportabile strumento di tortura durante le numerose brevi soste  ed i percorsi a ridotta andatura.

 

   

 

 

Una andatura decisamente ridotta quella che contraddistingue l'estemporanea uscita di oggi sulle Crete Senesi abbigliate del loro verde più intenso, dato che subito dopo avere attraversato Taverne d'Arbia e sostato ancora una volta emozionato in ammirazione decido, al cospetto delle infinite ondulazioni e ascoltando il fastidioso ululato che sale insopportabile al cielo e che il proliferare di angoscianti vasi di fiori lungo il suggestivo percorso non riesce in nessun modo a limitare, di abbandonare la sinuosità Lauretana a favore di uno sconosciuto ed oggi più ammaliante sentiero sterrato.

 

       

 

 

Abbandono....

 

       

 

Una decisione saggia che ottiene due importanti risultati, innanzitutto mi permette di godermi le Crete in silenzio e completa quanto solenne solitudine, ma soprattutto mi consente una visuale delle stesse nuova e diversa da quella fino ad oggi osservata; senza contare l'emozione per il nuovo Viaggio che si presenta insperatamente davanti alle ruote adesso inequivocabilmente bianche di una Maia da tempo convinta del suo ruolo da Tuttoterreno.

 

 

 

Le suggestioni rintracciabili in questi pochi chilometri di strada sterrata che si allontanano dal cuore delle crete e dalla sua direttrice principale sono molteplici, oltre a poter osservare quanto ben conosciuto da una diversa angolazione si riesce anche a respirare una atmosfera diversa da quella classica fatta di verdi colline, placide fattorie e ridenti agriturismo, una atmosfera ben più drammatica fatta di fatica di stenti e di abbandono; un abbandono quasi necessario quando ti rendi conto che la terra vuole più del tuo semplice supporto ma pretende una dedizione unica e la tua stessa vita per dare in cambio poco o nulla; allora l'attrattiva della città diventa irresistibile.

 

 

           

 

       

 

Il polveroso ma compatto percorso placa progressivamente la sua ritmicità mentre discendo verso la valle scavata dall'Arbia nei pressi di Monteroni, pochi chilometri in fase esplorativa in cerca di un tracciato sterrato che riporti verso le Crete e poi punto deciso verso Asciano godendomi piacevolmente le curve asfaltate che risalgono sul verde crinale, poco prima del piccolo centro urbano cuore delle Crete Senesi imbocco irresistibilmente attratto lo sterrato che porta verso Pievina tagliando così il tratto di strada che passa da Asciano per immettermi infine sulla Lauretana.

Non prima di avere ben osservato e archiviato nella memoria della reflex tutto quello che in questi pochissimi chilometri è possibile osservare, ed è davvero tanto.

 

           

 

   

 

 

 

 

       

 

       

 

 

       

 

 

 

   

 

Ed è di nuovo asfalto così come è tempo di invertire la rotta, il sole sta' iniziando la fase finale del suo percorso nel cielo e le ombre si allungano progressivamente intorno a me, nonostante ciò effettuo ancora alcune brevi deviazioni che, pur rivelandosi non percorribili nell'intento di tornare verso casa, risultano significative nell'offrire l'ennesimo punto di vista alternativo su questo straordinario territorio e la strada che lo attraversa copiandone le morbide ondulazioni.

 

       

 

 

 

   

 

 

           

 

 

       

 

 

       

 

   

 

       

 

Site Transitoire

 

       

 

Resta un ultima deviazione da fare in questa breve esplorazione del lato sconosciuto delle Crete Senesi, poco prima della fine dell'itinerario a qualche chilometro da Taverne d'Arbia imbocco uno sterrato incorniciato da alti cipressi che risale sulla sommità della collina, un contesto mille volte osservato e mille volte fotografato dalla Lauretana ma mai percorso, un tracciato che passa vicino ad uno dei paesaggi più belli delle zona e dove veramente il nome Crete Senesi trova la sua massima soddisfazione; un paesaggio a tratti lunare capace di ammaliare irresistibilmente chiunque si trovi ad attraversare queste contrade.

 

 

Una suggestione che non lascia insensibile nemmeno Jean Paul Philippe, uno scultore Francese che nel 1993 decide di collocare qui una sua composizione scultorea con queste motivazioni:

 

Qualche anno fa un pensiero ha completamente occupato il mio tempo, realizzare in pietra e mettere in spazio tre posizioni familiari: seduta, alzata, sdraiata...e lasciarle mute o dialogare fra loro nella solitudine e nel silenzio di un luogo naturale.

Non avrei mai potuto immaginare che quello che stava per diventare il site transitoire sarebbe stato complice di tanti incontri. Il luogo scelto fu quello: una collina tra Siena e Asciano nel cuore delle Crete senesi, tra Leonina e Mucigliani.

Compiendo quel gesto, installando quelle pietre mi resi conto che disegnavano nella luce e nello spazio i limiti di una casa.

Una dimora senza mura dalla soglia invisibile. A terra alcune lastre, una sedia per accogliere il passante, un banco, una finestra e per tetto la volta celeste. L'ombra di questo mobilio di pietra tracciava al suolo la sua passeggiata grazie alle apparizioni della Luna e del Sole. Nel solstizio d'estate è nell'appiombo della finestra che il disco solare sparisce, mentre brillano la prima stella e le luci di Siena.

 

           

 

 

       

 

 

 

       

 

 

Il viaggio volge al termine, un viaggio durante il quale il tempo sembra essersi dilatato e dove le poche ore a disposizione si sono trasformate in un periodo quasi indefinito ed un chilometraggio irrisorio si è trasformato in una infinita fonte di emozioni, una magia che questo sorprendente territorio è in grado di regalare ogni volta che lo si voglia attraversare, ogni volta che ci si voglia far rapire....