Toscana: Viaggio Nel cuore delle Alpi Apuane

La difficoltà maggiore nel realizzare un itinerario giornaliero che preveda partenza ed arrivo nello stesso punto sta nella sua esigenza di una linearità che tocchi tutti i punti di rilievo fondamentale senza però ripassare due volte sullo stesso percorso, nella maggior parte dei casi questo è possibile data la grande disponibilità di strade siano esse asfaltate o meno esistono però dei casi in cui trovare una soluzione diventa enormemente più difficile. L'idea di esplorare le Alpi Apuane era inconsciamente nata il giorno precedente quando di ritorno da un viaggio di lavoro ne avevo ammirate le cime appena imbiancate, in parte già ne conoscevo i segreti ma alcune zone restavano da esplorare e sopratutto mi attirava il contrasto tra bianco della neve e azzurro del cielo che le previsioni per la giornata in corso parevano promettere. In questo ambiente, aspro come le cime taglienti delle sue montagne e difficile come il lavoro duro che da sempre ha richiesto ai suoi abitanti, le strade trovano con difficoltà la propria affermazione e così forte di un itinerario appena abbozzato e con alcune indicazioni di strade presenti in forma accennata sulla mappa inizio il mio viaggio presentandomi di buon mattino, come mia abitudine, nella assonnata città di Lucca punto di partenza del mio itinerario.

 

               

 

Da Lucca percorro la statale che conduce verso borgo a Mozzano per poi deviare, poco prima della località famosa per il suo Ponte del Diavolo, nella frazione di Diecimo verso l'interno seguendo le indicazioni per Pescaglia. La strada prima pianeggiante inizia ben presto il suo percorso verso il cielo azzurro, quasi inesistente la presenza umana su questo nastro di asfalto grigio chiaro che si restringe sempre di più

 

       

 

Tra torri chiese e borghi medievali proseguo il mio viaggio verso il cuore delle Alpi Apuane, grazie ad alcune indicazioni da parte di chi, intento al suo lavoro di potatura, scambia volentieri due simpatiche battute riesco a trovare la strada che mi condurrà verso Fornovelasco senza dover ritornare in valle come invece evidenziato da quasi tutte le mie mappe (solo una riporta il percorso ma come mulattiera), la loro frase "ha una enduro quindi può fare la strada per San Pellegrinetto" mi prepara ad uno sterrato che in effetti non percorrerò mai.

 

               

 

               

 

Sul tracciato la stretta via interseca in una sorta di strana treccia un irruento torrente gonfio dalle piogge dei giorni precedenti, che forma in molte occasioni suggestive cascate  nascoste tra le fronde degli alberi ancora spoglie per un inverno ancora presente nelle ripide e strette vallate

 

       

 

La strada strettissima e tortuosa e' in condizioni discrete ed asfaltata, nessuna traccia dello sterrato che velatamente avevano sottinteso i boscaioli, richiede comunque estrema attenzione la presenza continua di sassi e detriti vari franati o trascinati dalla pioggia sull'asfalto

 

           

 

San Pellegrinetto e' un borgo di tre case raccolte intorno alla chiesa al termine di una delle due strade che mi si parano di fronte, il silenzio e la solitudine regnano sovrane qui dove ogni muro ed ogni porta sussurrano di fatiche e di stenti necessari per sopravvivere in questo ambiente mai amichevole e sempre esigente.

Il sorriso dell'unico esser vivente che incrocio è  amichevole e sincero come sincere sono ancora queste sconosciute valli non ancora contaminate dal turismo di massa

 

       

 

 

Lo spettacolo della natura che posso godere dal muretto della chiesa è emozionante e al contempo suggestivo, gli arditi picchi sembrano osservare con occhio severo questo prodotto della civiltà moderna in sella al suo rumoroso cavallo di acciaio, su di me incombono magnifici i ripidi pendii della Pania della Croce e l'occhio vitreo del Monte Forato.

 

 

 

               

 

               

 

Il silenzio intorno a me intanto si fa sempre più assordante, l'aria frizzante dell'inverno inizia a dare spazio al più denso respiro della primavera in rapido avvicinamento, di nuovo in moto ridiscendo verso valle sulla strada ancora incorniciata da bianchi cumuli di neve, fresche acque precipitano argentine da decine di cascate ai lati della strada, in cielo regali rapaci si librano leggeri pronti ad uno sdegnato allontanamento non appena mi fermo per imbracciare la plebea reflex.

 

               

 

       

 

E' questo il quadro assolutamente emozionante che attraverso guidando una leggiadra Maia tra le continue evoluzioni del sentiero asfaltato e i vari detriti che tentano inutilmente di intralciare la sua corsa, ancora una volta non posso che restare piacevolmente impressionato dalla facilità di guida di una moto in un contesto così particolare e lento da risultare potenzialmente impegnativo per le doti psicofisiche del pilota, pilota al quale invece adesso non resta che sorridere e godersi il viaggio.

 

       

 

               

 

 

           

 

FORNOVOLASCO

 

               

 

Percorrere le strade di questo tranquillo paese crea una sorta di intensa suggestione, nel giugno del 1996 il tranquillo torrente che lo attraversa si trasformò in un inarrestabile e devastante fiume di acqua fango e detriti, pesante fu il tributo che fu pagato in termini di vite e di distruzione, la tranquillità che adesso abbraccia il paese non sembra più cosi inalienabile così come le ridenti acque che passano sotto il ponte non sembrano più così inoffensive...

 

       

 

                   

 

Lascio il piccolo borgo ai pochi turisti che lo ammirano con il rispetto guadagnato con il dolore e riprendo il mio viaggio attraverso le agugliate cime, la strada sempre stretta e tortuosa si arrampica di nuovo verso l'alto una volta lasciato alle mie spalle il parcheggio della Grotta del Vento, famoso complesso creato da torrenti sotterranei durante milioni di anni di lenta erosione.

       

           

Anche in questo caso, secondo le indicazioni delle mie mappe sarei dovuto ridiscendere verso valle in direzione di Gallicano e successivamente Castelnuovo Garfagnana, una provvidenziale indicazione notata poco prima di arrivare a Fornovolasco invece mi aveva fornito quanto bastava per addentrarmi in una nuovo stretto e tortuoso sentiero di montagna, anche in questo caso asfaltato e dotato di vari, e rocciosi "soprammobili"

               

       

               

Una volta raggiunto, attraverso velocemente Castelnuovo Garfagnana, piacevole borgo della Garfagnana più volte apprezzato durante le innumerevoli escursioni in questo bellissimo territorio e non inserito nel programma di massima di questa escursione dedicata alle vette delle Apuane.

 

Dalla valle proseguo puntando di nuovo le vette seguendo le indicazioni che riportano il nome del capoluogo di provincia più vicino , Massa, che insieme a Carrara si divide oneri ed onori del governo della omonima provincia, la strada stavolta veloce e larga ma comunque divertente esalta le doti più sportiveggianti della Ducati, che senza strafare inutilmente sui rettilinei, come sua abitudine, percorre con precisione le rotondità della strada, al fianco del nastro di asfalto il torrente Turrite Secca in barba al suo nome gioca irruento tra i sassi e le rocce del suo letto.

Più volte ammirato il piccolo agglomerato di Isola Santa ferma ance stavolta l'armonica corsa, grazie alla particolare dislocazione della sua pieve bagnata dalle acque del laghetto formato grazie ad un diga artificiale.

           

       

La strada adesso inizia a salire decisa e la vegetazione lascia spazio alla vista diradandosi progressivamente, le cime delle Apuane svettano orgogliose, regali con la bianca corona di neve, ferite dalle cave di bianco e prezioso marmo che si iniziano a vedere sui ripidi fianchi della montagna.

       

Seguendo le indicazioni per la galleria del Cipollaio e Stazzema abbandono temporaneamente la direzione di Massa, dopo la galleria la strada scende veloce verso la costa, lungo giro panoramico che mi porterà, come da poco previsto ad una veloce visita della città di massa.

               

MASSA

               

               

       

       

               

           

Osservo dall'alto la costa velata dalla foschia, di nuovo Maia punta verso il cielo e le cime delle Apuane, il valico tra poco percorrerò e che mi riporta in Garfagnana e' una mia vecchia conoscenza, ma la suggestione che ispira in me e' la stessa della prima volta che lo ho attraversato alcuni anni fa.

           

               

IL PASSO DEL VESTITO

               

           

       

E' una atmosfera irreale quella che si respira quassù, qualcosa di assolutamente diverso da tutto ciò che si può provare attraversando un qualsiasi altro passo, e' una sensazione strana quella che mi pervade mentre ascolto il vento giocare tra i massi di bianco marmo, mentre osservo le profonde ferite inferte dalla mano dell'uomo nel ventre della montagna, mentre immagino storie di duro lavoro e di intenso dolore, storie di una vita durissima impegnata a strappare il bianco tesoro dal grembo di Madre Terra e scambiarlo con il necessario per sopravvivere.

               

               

Storie di un dolore lacerante che solo la guerra ha saputo superare grazie alla follia umana che quassù ha scritto alcune delle pagine più crudeli della storia recente

               

Come per una sorta di incantesimo il bianco sudario che cingeva le vette del versante marittimo si dissolve non appena oltrepassato il buio tunnel, sotto i raggi del sole che intensificano uno stupendo cielo azzurro riprendo la discesa verso valle e la direzione di casa, nella mente intento analizzo quanto restato da esplorare in queste aspre terre e pianifico il mio prossimo viaggio sotto lo sguardo severo delle Alpi Apuane.