SIBILLINI TOUR 2003  

 

E’ indubbiamente uno dei luoghi più suggestivi d’Italia ma al tempo stesso uno dei meno conosciuti, nonostante la sua indiscutibile bellezza  e gli incantevoli panorami offerti in ogni stagione dell’anno, “soffre” la concorrenza di località probabilmente meno suggestive ma di certo più famose.

Quello che per certi versi sembra essere una penalizzazione risulta invece premiante per la conservazione del suo lato più autentico e quindi anche per il viaggiatore attento più alla bellezza ed alla genuinità dei luoghi che alle cosiddette strutture di accoglienza turistica che tanta responsabilità hanno nella omologazione dei territori, stravolgendone le caratteristiche culturali in nome di un turismo parassitario che pretende di trovare gli stessi servizi in ogni parte del globo infischiandosene, se non addirittura avversando, qualsiasi tipo di retaggio culturale autoctono.

Il complesso montuoso dei Sibillini situato sulla dorsale appenninica a cavallo tra Umbria e Marche è relativamente giovane nella sua formazione geologica e comprende vette che superano anche i 2000 metri di altezza come il monte Vettore, con i suoi 2476 mt il più alto del complesso, il monte Porche (2235 mt) o il monte Sibilla ( 2175).

In epoca remota fondale di un mare preistorico che occupava tutta l’area attuale si è poi innalzato e modificato a seguito di lenti movimenti geologici fino ad assumere l’aspetto attuale che vide in tempi relativamente recenti racchiudere, in corrispondenza del Piano Grande, le acque di un lago poi defluite a causa di inghiottitoi carsici generatisi per la frattura di una faglia e che ancora oggi consentono il deflusso delle acque piovane come quello denominato fosso Mergani che ai piedi del monte Ventosola, nei pressi del passaggio di Forca Canapine, si inabissa nel sottosuolo portando con se ancora oggi il segreto della sua destinazione.

La zona dei monti Sibillini, dopo varie battaglie ambientaliste è divenuta nel 1993 Parco Nazionale interessando le province di Perugia, Ascoli Piceno, Macerata e la nuova Fermo, nei comuni di Acquacanina, Amandola, Arquata del tronto, Bolognola, Castelsantangelo sul Nera, Cessapalombo, Fiastra, Fiordimonte, Montefortino, Montegallo, Montemonaco, Norcia, Pievebovigliana, Pievetorina, Preci, San Ginesio, Ussita, Visso; dotati di un enorme potenziale turistico per le innumerevoli testimonianze storiche artistiche e culturali presenti sul loro territorio.

Una storia sopratutto medioevale ben visibile nelle architetture di Visso e Norcia, antiche nemiche, o nelle fortificazioni di Castelsantangelo sul Nera o ancora nella solitaria Rinascimentale bellezza del santuario di Macereto edificato tra il 1520 ed il 1556 da Giovan Battista da Lugano su precedente progetto del più famoso Bramante.

Non solo natura dunque in questo splendido angolo d’Italia ma Natura indubbiamente principale attrazione, grazie alla particolare conformazione territoriale e alla sua ottima conservazione ottenuta grazie anche alla istituzione del Parco, picchi scoscesi ed imponenti che si fronteggiano o racchiudono preziose gemme, affrontabili certamente in sella alle due o quattro ruote dal basso cospetto delle strade che percorrono le strette pendici montane o gli estesi piani, ma certamente più apprezzabili nella tranquillità delle escursioni a piedi e nelle attenta ricerca delle meraviglie qui nascoste.

 

 

LE STRADE SIBILLINE

 

Ma anche senza dovere per forza rinunciare per lunghi periodi alla nostra cavalcatura  è possibile apprezzare la straordinaria bellezza di questi luoghi magari percorrendo sentieri aperti al traffico ma sterrati ed impercorribili durante l’inverno quando di esclusivo possesso delle abbaglianti nevi,  come l’ affascinante passaggio dalla Forcella del Fargno che attraversa la catena montuosa al cospetto degli imponenti monte Rotondo 2103 mt e Pizzo tre vescovi 2092 mt.

Lo sterrato che inizia la sua ascesa da Bolognola permette di raggiungere Ussita offrendo all’impavido  viaggiatore un colpo d’occhio sensazionale sulle aspre vette dei Sibillini, il fondo compatto ma con pietrame sparso anche di rilevante dimensione impone particolare attenzione guidando moto non destinate specificatamente ad un utilizzo in fuoristrada, tendenzialmente non affrontabile con qualsiasi tipo di moto sconsigliamo la sua percorrenza con moto stradali con passeggero al seguito.

Ma andiamo per ordine: i gioielli più rinomati racchiusi dalla amorevole protezione della catena montuosa sono sicuramente i quattro Piani: il Pian Grande, il Piano Perduto, il Pian Piccolo e Piano dei Pantani che compongono quel grande altopiano su cui si erge la collina che ospita l’unico agglomerato urbano presente, Castelluccio, che divide il Piano Perduto dagli altri tre.

L’accesso ai piani è consentito attraverso tre valichi: La Forca di Gualdo a nord  che immette sul Piano Perduto, Forca di Presta ad est sul versante Marchigiano e la Forca Canapine che si ricongiunge con la strada proveniente da Norcia dalla Forca santa Croce prima di raggiungere il piano da sud.

Accedendo al complesso montuoso da Nord (magari percorrendo il valico di Colfiorito) dalla statale 77 del Colfiorito in località Polverina si può raggiungere il lago di Fiastra, balneabile bacino artificiale e ambita meta estiva delle accaldate popolazioni locali, e da li decidere quale direzione seguire, delle tre principalmente disponibili.

La prima direzione di massima suggerisce di seguire le indicazioni per Bolognola e successivamente ridiscendere ad est su Sarnano e poi costeggiare i monti procedendo verso sud e toccando i paesi di Amandola , Montefortino, Montemonaco e Montegallo rientrando sul Piano Grande dal valico di Forca di Presta (1536 mt).

Questo percorso permette di osservare da un punto di vista diverso da quello del Piano le vette più alte dei monti Sibillini assaporando anche i contesti storico culturali dei paesi pedemontani, importanti centri turistici da visitare e da vivere oltre che da utilizzare come base per la esplorazione del Parco.

Sono molte le escursioni effettuabili in zona sulle diramazioni stradali che si arrampicano sulle pendici montane, come quella verso il monte Sibilla che prende il suo via da Montemonaco e che permette di arrivare su strada sterrata fino al rifugio Sibilla a 1540 mt, oppure a Foce di Montemonaco base di partenza per le escursioni a piedi verso il Lago di Pilato.

La seconda direzione, sempre da località Bolognola, ci dirige sullo sterrato del già citato Fargno , pista questa soggetta alla chiusura dovuta al manto nevoso anche in inoltrata stagione primaverile dato che non viene liberata dagli spazzaneve.

Il terzo tracciato ci dirige verso ovest dall'abitato di Fiastra su strette strade ma asfaltate, anch'esse soggette alla potenziale chiusura per neve, per raggiungere Ussita attraverso la suggestiva visione del Santuario di Macereto, da Ussita possiamo decidere di raggiungere Castelsantangelo sul Nera, porta di accesso al Piano Perduto, oppure allungando il percorso ma visitando anche la antica Visso.

Da Castelsantangelo sarà compito della Forca di Gualdo (1496 mt) introdurci nel sistema dei piani Sibillini Iniziando dal Piano Perduto.

 

 

La leggenda del Piano Perduto

 

Grazie al Valico di Gualdo è possibile, risalendo da Castelsantangelo sul Nera, presentarsi da nord al cospetto del primo dei quattro piani  che deve il suo nome ad un episodio cruento sospeso tra storia e leggenda.

Il 22 luglio 1522 Visso e le sue alleate Guaita Montanea (Castelsantangelo) e Guaita Uxitae (Ussita) diedero luogo ad una battaglia destinata ad entrare nella leggenda, saranno infatti 600 eroi a sconfiggere gli oltre 6000 soldati messi in campo dalla rivale Norcia dominante la conca sibillina dal suo avamposto a Castelluccio.

Verità e fantasia si intrecciano nella descrizione di questo fatto certamente avvenuto, probabilmente con altre forze in campo, che mise fine (almeno temporaneamente) a secolari scaramucce tra confinanti.

Cronista dello scontro il poeta pastore Berrettaccia di Vallinfante con il suo poema parimenti leggendario scritto nel XVII sec e cosi cominciante : Giorno gualdese da bisogno mosso Di Cànetra nel bosco taglia un legno:Di Norcia il guardian gli corre addosso, Ma il bravo Giorro lo fa stare a segno: Ogni norcin da questo fatto scosso D' armarsi contro Visso fa disegno: Norcia che ha più di forze vincer crede, Ma vince Visso che nei santi ha fede” e del quale non è semplice trovare ulteriori tracce se non in loco.

 

 

Arrivando da ovest tocca invece alla splendida Norcia presentare il parco dei Sibillini e alla Forca di Santa Croce (813 mt) immettere sulla direttrice verso il Piano coniugandosi prima con la strada che da sud-est attraverso le Forche Canapine arriva da Arquata del Tronto.

Un altro itinerario da non sottovalutare è quello che attraverso il valico della Forca di Ancarano (1008 mt) collega la città di Norcia con la Valnerina, sul confine ovest del parco, percorrendo la valle Castoriana, il cui nome deriva probabilmente dalla antica presenza di tempietti dedicati a Castore e Polluce, i Dioscuri gemelli figli di Zeus e Argonauti in cerca del vello d'oro.

Coinvolgente il paesaggio che risalendo il valico si affaccia sulla pianura di Santa Scolastica sulla quale si erge Norcia, cosi come quello immediatamente pedemontano una volta raggiunta la Forca con gli antichi castelli che sorvegliano la valle protetti dalle cime a ponente dei Sibillini.

 

 

La tranquillità di una mattina di fine inverno rappresenta il momento ideale per attraversare queste contrade avvolte dal silenzio e dalla storia, impossibile non fermarsi in rispettosa contemplazione della Chiesa di San Salvatore risalente al V sec, o in ammirazione delle antiche mura del Castello di Campi Vecchio e le rovine adiacenti della fortezza, per poi avvolgersi nella spiritualità della antichissima abbazia di sant' Eutizio edificata nel XII e nella quale anche san Benedetto da Norcia trovò conforto.

Se è vero che si possono evidenziare in modo rilevante tutte le escursioni effettuabili nel complesso del Parco dei Monti Sibillini è anche vero che il ruolo più suggestivo ed emozionante lo gioca il sistema dei Piani sul quale svetta silenziosa l'antica Castelluccio.

Da qualunque Forca si raggiunga la spettacolare visione è impossibile non restare ammaliati da tanta esclusiva bellezza, il percorrere gli stretti tornanti che si arrampicano sulle pendici montane carica emotivamente il viaggiatore in trepidante attesa per ciò che infine sul valico potrà ammirare, sensazione tipica e ben conosciuta da parte di chi ama superare i passi montani pregustando la sorpresa del paesaggio sconosciuto o stagionalmente diverso, da ammirare una volta in vetta.

Qui però, contrariamente alle aspettative, il paesaggio non precipita nuovamente, accompagnato nella caduta dalle cime dei monti che sfumano verso le vallate sottostanti , una volta in vetta lo sguardo si apre su di un ampio altopiano amorevolmente cullato dalla corona dei monti variegato dalle coltivazioni e dalle variazioni climatiche imposte dalle stagioni.

Facile far correre la fantasia ed immaginarsi di fronte allo spettacolo di un mondo perduto nascosto tra i monti, facile lasciarsi trasportare dalla emozione che sale in gola in contemplazione di quanto appena scoperto, facile trovare nuova soddisfazione ogni volta nel cambiamento panoramico che il ritmo incessante delle stagioni impone al Piano ed ai monti che lo cingono.

 


 

   

 

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11 Dicembre 2008