Mattinieri  come sempre affrontiamo stoicamente la fitta nebbia che, anche stamani,  cancella il paesaggio e rende difficoltoso seguire il nastro di asfalto che subito si perde nella densa e lattiginosa coltre; abbandonato il piacevole rifugio del nostro albergo/osteria che ci ha saziato ed ospitato in questo fine settimana un po’ più lungo del normale, ci dirigiamo decisi verso nord alla volta di quelle Colline Mantovane che si spera siano meno influenzate dalla problematica nebbiosa grazie alla loro (relativa) altitudine  e alla diversa dislocazione geografica, decentrata rispetto alla attualmente invisibile Pianura Padana.  

 

CAVRIANA

 

 

           

Degrada finalmente verso l’azzurro il grigiore del cielo non appena la strada inizia la risalita collinare e la nostra prima meta della giornata da mostra di se; la placida cittadina di Cavriana ci accoglie con le vestigia di quello che fu  importante e massiccia fortificazione fondata nel XI sec.

       

 

 

La rocca più volte ampliata sotto le varie dominazioni subirà una prima parziale distruzione nel 1600 per poi essere quasi totalmente distrutta nella seconda metà del settecento.

Il recente restauro permette di godere di parte della sua imponenza e di immaginare tutto il resto, allo sguardo anche di correre sui dolci pendii circostanti ancora velati dalla leggera nebbia.

 

       

 

Terminata la visita al castello gettiamo un veloce sguardo alla settecentesca Villa Mirra, un tempo possedimento dei Gonzaga ed oggi patrimonio comunale; poi siamo di nuovo in viaggio.

 

       

 

       

 

LA TORRE DI SAN MARTINO DELLA BATTAGLIA

 

Percorrendo queste zone viene subito richiamata alla mente una similare morfologia tipica della Toscana, i colli Mantovani per conformazione, colori, ed aspetto panoramico ricordano molto le mia natie contrade, le stesse strade cullano allo stesso dolce modo il nostro piacevole incedere, penalizzato solo in parte dalla presenza di due ruote in più del normale, dato che la nera Maia è rimasta a sonnecchiare in garage visto il contesto decisamente invernale e poco stimolante dal punto di vista motociclistico... almeno fino ad oggi.

Ma questa zona non è solo conosciuta per le bellezze naturali modellate dal lavoro dell'uomo o per le antiche vestigia, in questi luoghi pagine importanti per la storia d'Italia sono state scritte; fondamentali momenti del nostro Risorgimento ,cruenti e sanguinosi, hanno avuto come teatro queste zone.

Numerosi quindi i monumenti e le cittadine che, nel territorio, ricordano questi tragici avvenimenti, come per esempio la Torre di San Martino della Battaglia edificata a fine ottocento per celebrare gli accadimenti del Risorgimento, ma anche e sopratutto la vicina città di Solferino teatro , come buona parte dei paesi della zona, di una delle più sanguinose e terribili battaglie della nostra storia

Ricca di testimonianze preziose di quel terribile momento storico offre al visitatore numerosi spunti di triste riflessione sopratutto se immersa in un carico silenzio come in questa tarda mattinata invernale. 

 

SOLFERINO

 

           

 

       

 

 

       

 

La Battaglia di Solferino e San Martino

 

Non ci sono strategie ne pianificazioni della battaglia in quel 24 giugno del 1859, i circa 300.000 soldati dei due eserciti in lotta si trovano uno di fronte all'altro quasi per caso, nessuno dei due comandi pensava di trovarsi di fronte in quel momento al grosso dell'esercito nemico.

Il risultato di questo inaspettato confronto su di fronte esteso per circa 15 chilometri sarà drammaticamente tragico, durante le 14 ore di combattimento i due eserciti lasceranno sul campo circa 30.000 tra morti e feriti; quella che si svolse a Solferino tra i Franco-Piemontesi e gli Austriaci è stata una delle battaglie più lunghe e sanguinose della storia d'Italia, un confronto che vedrà la vittoria finale dei due alleati e la ritirata degli Austriaci della quale i primi non seppero approfittare data l'estrema stanchezza delle truppe profondamente provate da un cosi' lungo ed estenuante combattimento.

Un orrore che probabilmente spingerà i due contendenti a firmare l'armistizio e dichiarare così conclusa la Seconda Guerra di indipendenza.

La storia di questo nostro paese passa quindi obbligatoriamente da Solferino, un luogo che vale sicuramente la pena visitare per meglio comprendere chi siamo e su quali estremi sacrifici si fonda la nostra Unità da troppi bistrattata......

 

La Rocca - Spia d'Italia

 

           

           

Il Colle dei Cipressi - La Croce Rossa Internazionale

 

 

A Solferino non si creano solo i presupposti per la nascita dell'Italia; sul luogo della carneficina è presente uno svizzero, Henry Dunant, impressionato dal tragico risultato della battaglia e dalla assoluta inefficienza dei soccorsi di fronte ad un numero troppo elevato di feriti, si prodiga personalmente per curare i bisognosi e coordinare i soccorsi presenti sul luogo; con l'aiuto della popolazione trasporta i feriti nel duomo di Castiglione delle Stiviere dove saranno prestati soccorsi a tutti a prescindere dalla divisa indossata.

A seguito di questo importante episodio Dunant fonderà quello che negli anni a seguire diventerà il più importante organo internazionale di soccorso alle popolazioni e che consentirà al suo ideatore di essere insignito nel 1901 del Nobel per al pace: la Croce Rossa Internazionale.

 

 
L'Ossario

 

Se risulta difficile controllare le emozioni visitando luoghi così intensamente segnati dalla storia e dagli eventi una volta entrati all'interno dell'ossario diventa quasi impossibile; non appena percorso il rilassante vialetto scortato dai cipressi è assolutamente impossibile restare indifferenti di fronte a ciò che quasi inaspettatamente ci si trova di fronte: il risultato delle umane follie.

E' lo sguardo di centinaia di teschi dalle vuote orbite, una volta all'interno della piccola chiesa, a mettere a dura prova le nostre emozioni; il silenzio e la solitudine altrimenti piacevoli qui diventano carichi di drammatici significati, il senso di ciò che davvero è accaduto quel 24 giugno diventa immediatamente più chiaro per poi improvvisamente sfuggire alla nostra comprensione, perché .... qui e ovunque, in qualsiasi epoca si sia reso necessario un sacrificio così elevato, perché non siamo in grado di raggiungere civili traguardi senza che si renda necessario il sacrificio di vite umane.... perché la libertà futura debba fondarsi sulla morte, perché per chiamarmi Italiano è stato necessario riempire di ossa questa chiesa... sacrificio che probabilmente non abbiamo mai saputo onorare.

 

           

 

I corpi dei caduti durante la battaglia furono seppelliti come si poteva dato il loro elevato numero, tanto frettolosamente da restare troppo in superficie, tanto da riemergere spesso dal loro oblio durante le normali attività contadine della zona, solo dopi dieci anni a causa di una esistente legge si potranno riesumare i poveri resti dei caduti ed ricomporli dignitosamente all'interno degli ossari costruiti a Solferino e a san Martino.

 

 

           

 

LA PICCOLA VEDETTA LOMBARDA

Sulla strada che conduce alla nostra successiva meta un cartello richiama la nostra mente al ricordo  di giovanili letture, uno dei brani più struggenti del Libro Cuore narra della drammatica e patriottica vicenda della Piccola Vedetta Lombarda, giovane fanciullo che sacrifica la propria vita per aiutare i soldati osservando i movimenti delle truppe Austriache fino a quando una palla di fucile pone fine alla sua breve esistenza; la storia ha posto radici profonde in questi luoghi, radici bagnate con il sangue.

 

 

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE

 

       

 

           

 

       

 

Carichi di intense emozioni proseguiamo il nostro viaggio adesso nella sua fase finale, una tranquilla Castiglione delle Stiviere che si crogiola piacevolmente al debole sole invernale avida di calore, ci accoglie rilassante in questa domenica pomeriggio; peregriniamo lentamente per le strade della cittadina lasciando che la tristezza che ci ha assalito si trasformi in nuova consapevolezza e che di nuovo sia la tipica infantile curiosità a guidare felicemente i nostri passi.

 

       

 

           

 

       

 

           

 

           

 

           

 

           

 

MONTICHIARI

 

           

 

           

 

               

 

           

 

Al cospetto di un sole che tenta con determinazione ma con scarso successo di illuderci di una precoce primavera prima di gettarsi verso il suo tramonto, abbandoniamo la bella cittadina per dirigersi infine verso casa; una breve sosta a Montichiari per accompagnare il sole oltre la linea scura dell'orizzonte e concedersi l'ultimo caffè della giornata dopo avere tentato inutilmente di visitare il castello chiuso per bassa stagione, per poi puntare decisamente verso il giusto finale mentre nel cielo sempre più scuro si accendono sfavillanti le prime stelle della sera.