MALEDETTA FOTOGRAFIA

Avrò percorso queste strade centinaia di volte, stavolta rischio di fare tardi, gli amici costieri mi aspettano a Bolgheri per le ore 12.00 e le foto del tratto finale delle Chiantigiane contrade mi hanno già rallentato abbastanza...  

La giornata però è troppo bella, il sole raggiante scalda la fredda aria di gennaio, deboli foschie si rifugiano impaurite nelle basse vallate che il sole, basso all'orizzonte non potrà raggiungere, i versanti della colline vestiti di giovani quanto deboli virgulti che sfidano impavidi il gelo invernale si saturano di innaturale verde grazie alla brina nottetempo adagiatasi.

 

       

 

Una foto, una sola, in fondo ho ancora tempo, la costa non e' lontana e la strada, adesso asciutta, si scalda placida al sole, posso sfruttare, senza i timori del primo mattino quando le umide e schizzinose strade del Gallo Nero invece si rifiutavano di assecondare, al meglio le esigenze della desmodromica coppia. ed arrivare in tempo all'appuntamento.

 

       

 

La piccola digitale cattura gioiosa le meraviglie della natura e del lavoro dell'uomo espresse intorno a me per poi tornare in paziente attesa nella piccola borsa serbatoio pronta a "scattare" al minimo sollecito, ingrano la prima marcia convinto, adesso non mi fermo piu'.

Un gregge di pecore pascola tranquillo su di un ripido pendio, incurante delle sconosciute umane leggi della fisica, Maia borbotta al minimo impaziente mentre attende la conferma del ronzante rumore di scatto, adesso basta mi dico deciso mentre la corposa coppia del Desmo tenta di riavvicinarmi alla giusta dimensione temporale.

Una verde collina al punto di croda di una curva, perpendicolare al mio punto di osservazione sembra un trampolino di lancio per lo sguardo verso le colline metallifere ed i bianchi sbuffi dei soffioni boraciferi, torno così sui miei passi e senza scender dalla ormai impaziente Ducati, rendo soddisfazione alla mia implacabile voglia di emozioni.

 

       

 

Innesto nuovamente la marcia consapevole dell'ormai evidente ritardo, ma ormai sono deciso non mi fermo piu'.....tranne che per un duplice scatto alla suggestiva Volterra, che si staglia sull'azzurro cielo dalla sua fiera e dominante posizione, e alle colline che dolcemente degradano verso valle ed infine al mare.

 

       

 

       

 

Una Maia ormai rassegnata si dondola divertita sui tornanti puntando verso valle, ma adesso i potenziali soggetti sono terminati si prosegue senza sosta fino al mare.

Una serie di curve consecutive prima della pianura, un breve rettilineo prima della successiva sequenza, sulla sinistra un albero sul quale un vistoso volatile indugia immobile, un corvo.... no, e' un grosso rapace che osserva annoiato il mio rallentato passaggio!!!!!!

Non ho spazio per una sosta sicura, la strada e' stretta senza visuale, troppo rischioso, più avanti riesco ad invertire la marcia, il rapace osserva silenzioso il mio nuovo passaggio controsole e poi ancora quando, invertita di nuovo la direzione riesco a fotografarlo disperatamente in movimento mentre gli passo accanto.

Come posso lasciarmi sfuggire l'occasione, dannazione, parcheggio la moto alcune curve piu' avanti e mi lancio in un veloce attraversamento degli scoscesi e umidi campi,

progressivamente da dietro la collina la sagoma dell' immobile rapace appare maestosa.

 Mentre la giusta esultanza sta' per assalirmi prepotente a fronte della ormai prossima riuscita della faticosa operazione, il regale rapace stende le maestose ali e si lascia lentamente scivolare verso il basso per poi risalire senza sforzo, cavalcando una corrente ascensionale, verso la abbagliante sorgente luminosa incastonata nel terso cielo azzurro.

L' ultimo sguardo di scherno verso il bipede terricolo ansante e madido di sudore grazie all'abbigliamento poco adatto ad una corsa campestre è probabilmente solo una mia illusione.

Neanche il tempo di raccontarmi l'ennesima bugia e la strada che danza sui colorati pendii sotto le rovine suggestive testimoni di una remota e faticosa attività agricola richiede l'ennesima sosta per catturare la nuova emozione  che si arrampica sulla schiena.

La valle anonima che consente alla strada di correre rettilinea verso la costa non rallenta la mia corsa, i pensieri corrono liberi mentre l'istinto guida attento la fida Multistrada, attraversando il macrocosmo che la passione per la fotografia, il mototurismo e la continua ricerca di nuove emozioni hanno spalancato attorno a me.

Il mondo e' una infinita tavolozza sulla quale i contorni indelebili e definiti della sagoma dell'orizzonte servono da pretesto alla instancabile mano della natura per creare policromiche e  suggestive combinazioni cangianti allo scorrere di ogni piccolo granello della implacabile clessidra del Tempo, le distanze perdono di significato sostituite dal numero delle emozioni, delle sensazioni, dei brividi che risalgono la schiena, anche la strada percorsa centinaia di volte trovera' il modo di regalare gioia all'occhio infantile e ricettivo di chi "vuole" osservare, capire.

Mi scuoto dai profondi pensieri immettendomi sulla Aurelia per poi raggiungere il gruppo in paziente attesa all'inizio di quella celebre strada incorniciata dai maestosi cipressi sapientemente messi in rima da Giusuè Carducci, "sei in ritardo di 15 minuti" esordiscono allegri per poi sollecitare la partenza appena sbrigati i convenevoli di rito, sorrido mentre osservo le colorate moto parcheggiate davanti alla fattoria, troppo allettante,

la Fuji e' di nuovo all'opera sotto gli sguardi divertiti dei mie compagni.

Dannata malattia, maledetta fotografia...........

 

 

 

Testo e foto di Gabriele "freevax"
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Ultimo aggiornamento: 01-07-13.