E' una sensazione di incoerenza mista a sorpresa quella che mi assale una volta in sella a quella Ducati Hypermotard che il Ducati Store di Firenze mi ha messo a disposizione per due giorni in sostituzione della mia Multistrada frema per il tagliando dei 36.000 km.

Lo stupore sopra sottolineato deriva essenzialmente dall'impatto con una parte anteriore della moto che si esaurisce con il manubrio e la raccolta strumentazione riparata dietro l'esigua mascherina portafaro, ma anche dalla esiguità del mezzo che mi trovo a stringere tra le gambe, agilità psicologica in aperta contraddizione con quel motore 1100 desmodromico da 90 cv e con una coppia da trattore incaricato di spostare un peso comunque di tutto rispetto che si aggira sui quasi 200kg in ordine di marcia, superato piacevolmente lo shock dell'inesistenza di ostacoli visivi tra me e la strada mi godo il corposo borbottio del motore appena avviato mentre mi sistemo guanti e casco, che in combinazione con le profonde quanto piacevoli vibrazioni danno immediatamente la misura del carattere del mezzo in mio possesso al quale , per il momento, mi limiterò a dare del lei...

La posizione di guida è ben studiata anche per chi come me eguaglia i 185 cm di altezza il manubrio da una sensazione di sicurezza e il serbatoio si stringe bene tra le gambe dando la possibilità di spostarsi a piacimento sulla lunga sella,i comandi sono a portata di mano e solo la sagomatura delle leve freno e frizione richiede un minimo di assuefazione data la ridotta estensione che richiede l'azionamento con solo due dita.

Il primo assaggio delle caratteristiche della Hyper sono obbligato a farlo nel caotico traffico cittadino di una Firenze congestionata dalla serale ora di punta, terreno ideale per saggiarne le potenzialità in condizioni di utilizzo cittadino al quale una moto del genere potrebbe essere in parte destinata se utilizzata da chi possiede solo questo tipo di mezzo a due ruote e non vuole rinunciare alla comodità da esso offerta.

La snella Ducati si muove agilmente nel traffico cittadino, i cambi di direzione non richiedono sforzi di nessun genere e la sensazione resta sempre sotto totale controllo, anche in situazioni di potenziale pericolo dalle quali ci si trae facilmente di impiccio grazie alla fluida modulabiltà del motore ed alla potenza dell'impianto frenante che , sulle prime, potrebbe sembrare sovradimensionato, oltre ovviamente alla più volte citata felina agilità.

In effetti però non tenendo conto della esperienza di chi guida, negli ultimi tempi dedicata alle Ducati Multistrada, la nervosità del comparto motore telaio potrebbe non risultare di facile gestione ad un neofita o ad un motociclista di non ben assodata esperienza, il dosaggio della manopola del gas è essenziale per controllare le esuberanza di un motore ben pronto a ruggire di soddisfazione non appena si accentua l'angolo di rotazione della suddetta manopola.

 

               

 

Finalmente fuori dalla città con le fredde ombre della sera che calano rapidamente avvolgendo i colli del Chianti verso i quali mi stò dirigendo (tornare a casa via A1 mi sembra stupido e sacrilego) inizio a prender confidenza con questo atipico mezzo nonostante le poco consone caratteristiche dell'asfalto umido e con temperature molto basse che poco autorizzano a evoluzioni azzardate, nonostante tutto le coperture di primo equipaggiamento dimostrano di non soffrire esageratamente le stagioni fredde e bastano poche curve per capire che qualcosa in fondo si può provare a fare.

Il primo tratto di strada presenta dei tratti curvilinei di velocità media sui quali la Hyper dimostra subito la sua scarsa confidenza con le velocità elevate in curva, nonostante l'assenza di movimenti strani la moto resta comunque in assetto, le leggerezza manifesta e la facilità con cui si cambia direzione portano alla mancanza di un solido appiglio psicologico necessario in questi frangenti, probabilmente con un pò di esperienza la sensazione si affievolisce, ma non è certo per questo che è nata questa moto.

Finalmente il tracciato si contorce nell'emozionate modalità che ben conosco, adesso è il momento di saggiare in maniera più decisa le potenzialità della moto, che sembra non aspettare altro, inizio con voluta cautela pennellando le curve gustando con ammirazione i cambi di direzione effettuati praticamente senza nessuna inerzia a rallentarli stando bene attento a raccogliere immediatamente anche la più piccola informazione proveniente da quell'avantreno che sembra essere l'unica parte strutturale esistente della moto una volta in movimento, operante su di un fondo stradale viscido e freddo illuminato da un faro discreto ma non certo eclatante. 

Dinamicamente infatti sembra di correre su di un avantreno solido quanto rapido nelle modificazioni di traiettoria al quale sono appesi pochi altri fronzoli di irrilevante peso oltre ad una lunga sella e dotato di una spinta poderosa alla quale non sappiamo dare una origine precisa se non nelle situazioni evidentemente manifeste di derapata oppure di impennata causate dalla esuberante cavalleria del mezzo.

Bastano poche curve affinchè i buoni propositi vadano in fumo, confortato da un comparto anteriore perfettamente in grado di trasmettere dati concreti tra me e l'asfalto e "obbligato" dalle doti di una Hyper che di passeggiare non ne ha molta voglia aumento progressivamente l'andatura apprezzando ancora di più le doti di aglità di questa Ducati e parallelamente rilevando quanto prima appena accennato in merito alla necessaria esperienza per tenere in pugno le redini di questa possente fiera.

 

       

 

Il motore è nervosamente pronto a prendere giri alla minima rotazione del gas, pur restando fluido in tutto l'arco di erogazione, denotando un leggerissimo effetto di on-off facilmente gestibile, scagliando letteralmente fuori dalle curve la Hyper pronta, senza la minima resistenza dinamica, ad infilarsi nella successiva curva, seduti ben avanti sulla lunga sella con il manubrio saldamente in pugno e la potenza frenante dell'impianto Brembo perfettamente amministrabile, nonostante la sue esuberanza, con le due dita ospitate dalla leva in combinazione con il soldo anteriore che pare non potere essere messo in crisi in nessun modo.

Anche nelle staccate più brusche il carico inerziale del mezzo sembra dissolversi magicamente non gravando in modo rilevante sul lavoro di questo inalterabile comparto anteriore, logica conseguenza quella di pensare a come ottenere qualcosa di più nell'inserimento e nella percorrenza di curva, pensiero immediatamente cancellato a causa del contesto che non permette esagerazioni di nessun tipo soprattutto a chi vuole tornare a casa intero e con una moto non propria perfettamente integra.

La veloce divagazione Chiantigiana termina troppo presto all'interno del mio garage dove una stupefatta Duchessa (La Ducati Multistrada 620 di mia moglie) osserva rapita le sinuose e piacevoli quanto aggressive forme della nuova rossa appena arrivata.

Il mattino si presenta grigio con ampi sprazzi di azzurro ma le previsioni per il proseguo della giornata non sono ottimistiche, certo è che non saranno due nuvole minacciose a farmi lasciare in garage la ammaliante rossa, in effetti non avrò che due ore a disposizione nella pausa pranzo, farò in modo di farle bastare, anche perchè non ne ho di più.....

La nuvolosità è aumentata ma non piove e l'asfalto è asciutto, il terreno delle prova non è lontano ed è assolutamente significativo per una moto di dichiarata agilità come la Hyper, almeno per quanto mi riguarda, sopratutto in funzione dei test ivi effettuati in sella ad ogni moto che abbia posseduto, vestito di tutto punto per affrontare temperature non proprio estive scaldo tranquillamente il motore 1100 sui chilometri che mi separano dall'inizio della tortuosa via.

La Sp1 Setteponti è una strada collinare pedemontata stretta e tortuosa con tratti di asfalto non perfetto e a volte brecciolinato spesso impegnata da mezzi agricoli lenti ed ingombranti, palestra ideale per verificare le caratteristiche del mezzo in mio possesso, così come lo è stata per altri, tecnicamente in grado di interpretare alla perfezione le caratteristiche del percorso.

 

       

 

La Hypermotard non smentisce i presupposti, agile e leggera si lascia condurre in modo deciso lungo la strada, il solido avantreno copia le asperità in modo forse un po’ rigido ma trasmettendo al pilota le giuste sensazioni, i cambi di direzioni sono fulminei e anche i sorpassi si effettuano rapidamente sfruttando la poderosa coppia del motore lesto a riprendere senza incertezze anche ai bassi regimi, la posizione di guida infonde sicurezza tutto è saldamente sotto controllo anche in situazioni impreviste o di continua e veloce variazione, il comparto frenante svolge perfettamente il suo compito rallentando d’autorità quando serve la esuberanza della rossa Hyper e risultando modulabile con le solite due dita, anche in arresti decisi la ruota anteriore tende a non perdere aderenza più inciline a sollevare il retrotreno piuttosto che a scivolare, mai le condizioni dell’asfalto hanno messo in discussione la stabilità del mezzo, ovviamente guidando in condizioni di sicurezza e senza oltrepassare il limite del buonsenso, l’obbiettivo finale è sempre quello di divertirsi senza farsi male, non siamo in pista.

Il complesso risulta equilibrato, perfettamente controllabile ma solo se in possesso delle giuste doti, la Ducati è un cavallo di razza che deve sentire contemporaneamente la sicurezza e la tranquillità del cavaliere altrimenti rischia di imbizzarrirsi;  tutto bene quindi, però,….. in questa prima parte di test qualcosa sembra non essere a posto, la guida è divertente ma non ho ancora la sensazione di avere sfruttato nel modo giusto le caratteristiche del mezzo, nel complesso sinfonico qualcosa “stona”, mi diverto ma, difficile da spiegare, non sono in sintonia totale con la moto, è come se non riuscissi a capire come davvero vuole essere guidata.

La strada adesso presenta una invitante deviazione, sulla sinistra si inerpica verso la montagna e verso il passo della Crocina stretta e dannatamente divertente via verso il Casentino, richiamo imperdibile in ogni condizione oggi è davvero irresistibile.

Cambio direzione buttando giù la moto di getto, piede fuori, restando quasi diritto  con il corpo…intuizione o caso non ha importanza, quello che conta è che qualcosa adesso sembra avere trovato giusta spiegazione.

 

           

 

Affronto quindi deciso i primi tornanti del passo, gamba fuori in avanti e moto giù prima saggiando le effettiva validità delle sensazioni appena rilevate e poi sempre più deciso verso il basso, adesso tutto quadra, le sensazioni sono quelle giuste, la Hyper è alla fine una motard, sovradimensionata, ma pur sempre una motard, e per sentirla divertire occore guidarla come piace a lei, gamba fuori e moto dentro la curva, sfruttabile anche nella guida tradizionale sembra però soffrire la guida in tal senso.

Il ritmo aumenta di conseguenza al (ri)trovato feeling anche se , non abituato a questo tipo di guida, fatico nei cambi veloci di direzione e nelle curve a destra dove la stessa gamba sembra non volerne sapere di abbandonare il sicuro appoggio della pedana, la Hyper aggredisce la strada e risale decisa verso il valico, l’asfalto umido ma asciutto non sembra mettere in discussione la tenuta delle coperture di serie, fondamentalmente quella dell’avantreno dato che il posteriore più di una volta si esibisce in derapate controllate in uscita innescate dalla ridondanza del desmo ma anche dalla ridotta aderenza invernale.

Arrivare in cima la valico è davvero un attimo, troppo “attimo”, troppo poco il tratto a disposizione, certo è che la gudia della Hyper si conferma come più faticosa di quella della Multistrada, anche queste poche curve affrontate in modo deciso lasciano il segno sui muscoli incaricati di gestire la direzionalità del mezzo, anche la parte psicologica risulta assolutamente impegnata, la Hyper si guida con impegno totale se si vuole divertirsi, lasciarla passeggiare è quasi deprimente, e spesso impossibile ;-))

Per un attimo al silenzio del valico deserto ne ammiro le linee e le ottime finiture, giocherello un po’ con la slitta posta sul blocchetto sinistro che comanda alcune funzioni tra le quali contachilometri, contagiri, orologio, intervalli manutenzione, temperatura olio, spia pressione olio, livello batteria, spia riserva, trip fuel, spia folle, diagnostica impianto iniezione, memorizzazione tempi sul giro, predisposto inoltre per essere collegato ad un  sistema di acquisizione dati ideale per chi ne sfrutta il potenziale in pista, valuto gli esclusivi specchi retrovisori ai quali occorre fare l'abitudine che aperti allargano molto l'ingombro laterale chiusi... non servono a nulla, osservo il rassicurante impianto frenate radiale Brembo anteriore, il solito bellissimo monobraccio posteriore che accoglie i cerchi Marchesini, la moto non costa certo poco ma la dotazione di di serie è davvero di livello.

 

       

       

Di nuovo in sella, verso il basso e verso il dovere, la pausa pranzo stà per finire ed inizia anche a cadere una leggera pioggia, la discesa non cambia quanto appena assodato, continuo nella guida in stile motard spostandomi agevolmente lungo la lunga sella e stimolando il solido avantreno, ormai quasi assuefatto alle caratteristiche della moto tento in un paio di occasioni di intraversarla nell’ingresso in curva ma dopo il primo timido risultato con la pioggia che inizia a cadere copiosa e la maturità che bussa al cervello ricordandomi che la moto non è mia, tiro i remi in barca e riconduco, comunque soddisfatto,  la rossa Ducati al sicuro dentro il cancello aziendale.

Al buio della sera sotto una pioggia torrenziale torno a casa senza poter saggiare di nuovo la piacevole irruenza del mezzo che si muove tranquillo anche su strada bagnata, tranquillo ma vistosamente represso fino al ricovero in quel garage dove una invidiosa Duchessa la attende.

Il mattino dopo sotto un timido sole mi immetto in Autosole in direzione Firenze, il tagliando alla mia Multistrada è stato effettuato e vado a riprenderla, riconsegnando contemporaneamente la Hyper, è proprio in autostrada che la moto mostra uno dei sui limiti più oggettivo, l’assenza di qualsiasi riparo aerodinamico rende difficoltosa e stancante la marcia anche a velocità codice, si resta aggrappati al manubrio in balia di ogni turbolenza presente nell’aria sperando che la tortura finisca presto, ma questo non è l’abitat ideale per la Hypermotard, il turismo non è il suo pane, la Hypermotard è un animale di razza da condurre di forza sulle strade tortuose o in pista, costringerla al passeggio turistico sarebbe quasi una tortura…..

           

Non più splendente a causa della pioggia patita nei giorni passati la Ducati Hypermotard torna nelle mani dei legittimi proprietari infilandosi nel lavaggio dal quale è appena uscita una luccicante Maia prontamente riconsegnatami.

Pagato il conto, avvio il Desmo della Multistrada meno accattivante dal punto di vista del rombo, e salgo deciso in sella, servono alcuni minuti per capire che diavolo sia tutta quella  roba la davanti e che diavolo è quel plexiglass immenso che distorce parte della visuale dedicata alla strada, il feeling invece non è in discussione, Maia si avvia trotterellante sulle strade cittadine, forse meno performante nel valore assoluto ma di certo più poliedrica nell’utilizzo, alla rotazione della manopola del gas mi risponde con un sommesso ruggito di soddisfazione subito sopito, la Multistrada si può guidare con dolcezza e rotondità, in scioltezza pennellando le curve ma se serve cattiveria la sotto c’e ed allora occorre impegnarsi a fondo, la Razza è la stessa ;-)))

 

 

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