Pedemontana - Alle falde del Pratomagno

 

Dalla Pieve continuo il precorso che conduce verso la vetta del Pratomagno, abbandonata Loro Ciuffenna la stretta strada serpeggia tra campi coltivati a vigneto o olivo prima che il bosco prenda definitivo possesso della terra, abbandono la direttrice principale al primo bivio sulla destra che trovo, seguendo le indicazioni per Gorgiti e Rocca Ricciarda, dopo un centinaio di metri un ponte sovrasta il torrente che forma piccole cascate alimentate dalle piogge dei giorni precedenti e piccole pozze, il ricordo piacevole e stranamente non doloroso, dei quattordicenni che sguazzavano nelle gelide acque mi assale prepotente mentre fermo la corsa del mio mezzo. Dal ponte un agile sentiero ben tracciato risale dalla valle per congiungersi con gli innumerevoli sentieri CAI che si perdono tra i boschi montani.

 

TORRENTE

 

               

 

               

 

           

 

In questo viaggio dai connotati così particolari il mezzo di trasporto assume una validità notevolmente ridotta, la breve distanza tra i vari punti di interesse e la loro non ben definita dislocazione non consente la piena concretizzazione delle emozioni solitamente scatenate dalla guida, non appena si accenna un andamento ritmico e' già tempo di fermarsi di nuovo e di utilizzare le gambe come mezzo più consono alla obbligata lentezza delle esplorazione. E' invece la reflex a diventare uno strumento indispensabile allo ampliamento del contesto spazio temporale, essa infatti oltre a rilevare particolari minuti difficilmente apprezzabili ad occhio nudo ed a fermarne la consistenza riesce ad osservare e catturare immagini, quasi provenienti da un altra dimensione, come per esempio quelle di una esclusiva mostra di sculture naturali, che le nostre ridotte capacità non sono in grado di osservare.

Come si può osservare cliccando sul titolo a destra, la fredda capacita delle ottiche e del cibernetico sensore esplorano mondi invisibili e consentono al viaggio di non terminare al suo naturale e normale epilogo ma di continuare anche più tardi di fronte ad un monitor osservando quello che prima risultava invisibile.

 

       

 

Di nuovo in viaggio e ancora una volta per pochissimi minuti, quelli che mi separano dalla prossime due mete e la loro veloce esplorazione, velocità causata più dalla ridottissima estensione di borghi che da una superficiale fretta

 

GORGITI

 

               

 

 

       

 

MODINE

 

               

 

ROCCA RICCIARDA

 

               

 

La strada in lenta risalita termina infine, almeno dal punto di vista motoristico tradizionale alle porte di un borgo assolutamente particolare e suggestivo, perfettamente restaurata in termini praticamente originali Rocca Ricciarda resta dedicata d una presenza umana legata al territorio e non strettamente turistica come invece si può osservare in tanti borghi simili magari sul versante opposto della valle scavata dal fiume Arno, anche questa frazione montana e' ovviamente attraversata da numerosi sentieri escursionistici che conducono alla scoperta dei segreti più intimi di questa montagna

 

               

 

 

 

                       

 

Come già assaporato precedentemente in luoghi similari, il silenzio e la tranquillità dominano su questi luoghi e il senso di rilassatezza che inducono in noi visitatori attenti e' assolutamente potente, osservare nuovamente la valle da un verde spiazzo erboso sul quale riposa da secoli una piccola chiesetta è una emozione indescrivibile

 

               

 

 

360°

 

La rocca una volta conosciuta come Castello della Rocca di Guicciardo e' stata importante roccaforte intorno all'anno 1000 con funzione di dogana tra il Valdarno e il Casentino oltre ad essere un importante crocevia di scambio tra Valdarno, Casentino, Arezzo e Firenze.


               

 

Rocca Ricciarda probabilmente deve il suo nome alla rocca granitica che la sovrasta e in vetta alla quale e possibile facilmente arrivare grazie ad una scaletta metallica, oltre ai tetti della case sospesi tra tradizione ed innovazione e' possibile osservare la lontana valle e le pendici del Pratomagno, solitaria appendice appenninica che divide Valdarno e Casentino

 

           

 

               

 

Sulla vetta della cima più alta a 1591 mt la Croce del Pratomagno svetta indomita tra le ultime lingue di neve

 

       

 

Poco lontano dalla Rocca, durante il viaggio di ritorno, un gorgogliante torrente gonfio di acqua frutto delle abbondanti nevicate dei passati mesi, uno dei tanti corsi d'acqua che ridiscendono il monte per poi unirsi poco più a valle nel Ciuffenna attira la mia attenzione , giocando tra tempo e distanza l'obbiettivo della reflex tenta di catturare altri aspetti della mutevole forma dell'acqua