Toscana - Valdarno superiore - Pratomagno

 

Conosco queste strade da circa 30 anni, da quando quattordicenni arrancavamo su queste modeste salite con i nostri rumorosi cinquantini alla ricerca di un pò di refrigerio dalla calura estiva che avvolgeva la valle, il ciclomotore asserviva alle esigenze motorie essenzialmente durante il periodo estivo, ma esso era utilizzato in gran parte anche in inverno per recarsi a scuola e per tutti gli altri spostamenti a causa di genitori che al tempo non avevano uso accompagnare i figli a scuola e in tutti quei luoghi dove potevano benissimo recarsi da soli. Probabilmente allora neanche immaginavo quanto il mezzo che maltrattavo nel periodo estivo sarebbe diventato importante, di certo non era voluta la lentezza con cui percorrevo queste strade, solo la modesta cubatura di motori comunque elaborati frenava la mia giovanile irruenza, l' immaginazione avrebbe presto iniziato a correre verso potenze maggiori e altre risorse da gestire una volta realizzato quanto sarebbe stato improponibile per me il rinchiudersi dentro ad una scatoletta di latta e delegare ad una auto il trasporto delle mie emozioni e come fosse importante il rapporto che mi legava all'ambiente esterno ad al vento che al tempo accarezzava la faccia e scompigliava i capelli non ancora sofferenti dentro un protettivo casco obbligatorio. 

Da allora le mia ambizioni mototuristiche hanno trovato ampio sfogo verso le più disparate mete, scelte però quasi fin da subito grazie ad una personale e quasi egoistica volontà, pochissimo tempo e' durata la fase del sogno dei grandi raid, mi sono ben presto reso conto di quanto fosse assurdo vivere in funzione del mito di un globo all'estremo nord ignorando completamente l'immenso tesoro che avevo disponibile a due passi da casa e che tutto il mondo ci invidiava, o che, nel caso di un Chianti devastato dall'abbandono delle campagne e da poco scoperto da Inglesi e Olandesi, stava risorgendo a nuova e fulgida vita. Il viaggio e' divenuto quindi il percorso delle emozioni, non più i chilometri come simbolo della sua grandezza sostituiti dalla qualità e dallo spessore delle sensazioni provate, i lunghi percorsi verso le mete europee immediatamente affiancati dalla inderogabile scoperta delle zone limitrofe risultando così disponibile un tempo di viaggio assolutamente eccezionale, i lunghi periodi feriali dedicati ai sogni concretizzati, i singoli giorni festivi utilizzati per la scoperta del territorio circostante, fino al breve istante di un tramonto goduto su di un colle rigato da filari carichi di frutti in rilassante purificazione da un giorno di lavoro particolarmente stressante. Diventava inoltre sempre più ovvio quanto fosse importante la conoscenza delle mie radici e della mia cultura nella scoperta e nel tentativo di comprensione delle diverse culture con cui avrei interagito durante la strada verso le mete più lontane.

 

LORO CIUFFENNA

 

 

In funzione quindi di una ben collaudata filosofia di viaggio ho potuto verificare ed adottare una personalissima teoria secondo la quale lo spazio disponibile non e' direttamente proporzionale alla velocità di esplorazione ma lo e' , al contrario, in modo indirettamente proporzionale, risulta quindi più territorio a disposizione quanto più siamo "lenti" nella sua esplorazione e nella sua comprensione, in base a questa filosofia che spesso ha reso quasi dolorose esperienze di viaggio lineari che non consentono, a causa del tempo ridotto a disposizione, la migliore conoscenza delle zone attraversate, e alla sua estremizzazione che sono arrivato alla realizzazione di questo viaggio particolare, un viaggio che ha preso il suo inizio dal luogo di lavoro ed ha iniziato la percorrenza di un ristretto territorio adiacente che si inerpica verso la vetta del Pratomagno con una particolare modalità che descriverò più avanti.

 

           

 

               

 

Il piccolo borgo di Loro Ciuffenna attraversato da l'irrequieto omonimo torrente e' la Porta che si apre sul viaggio e nella sua vera consistenza, raggiunto velocemente grazie ai pochi chilometri che lo separano dal mio punto di partenza e' piacevolmente visitabile in un contesto che non e' quello tipico e sonnacchioso di un giorno festivo ma bensì permeato da quella moderata tranquillità del giorno settimanale nel quale si svolgono le normali attività umane e che lo rendono più reale.

 

               

 

           

 

Durante il percorso tra le strade del paese la reflex digitale inizia, fotografando l'immagine fluida del torrente che i nostri occhi non possono vedere che in modo ben diverso, un percorso ben preciso che la porterà a divenire indispensabile strumento di visualizzazione e di dilatazione spazio/temporale.

 

           

 

LA PIEVE DI SAN PIETRO A GROPINA

 

               

 

 

 

       

 

Distante poche centinaia di metri dal centro di Loro la Pieve di Gropina e' la tappa successiva di questo ridotto percorso di viaggio, antica chiesa le cui prime notizie risalgono al 700 di Carlo Magno e la cui storia si può brevemente leggere sul SITO UFFICIALE del comune, una natura in rapida rinascita primaverile si crogiola sensuale al tiepido sole del mezzodì che occhieggia tra le nuvole dense, la frenetica attività del piccolo popolo dell'aria che ronza da un fiore all'altro fa da contrasto all' immobilità del borgo che cinge le antiche mura 

 

       

 

       

 

           

 

Il portone della chiesa e' stranamente, quanto fortunatamente, aperto fuori dell'orario consueto, impossibile non cedere alla tentazione di visitare il suggestivo interno dell'antico luogo di culto, sopratutto sapendo quanto siano particolari e quasi unici i fregi che decorano i capitelli delle colonne.

 

       

 

       

 

               

 

       

 

All'esterno la ridotta quanto autentica attività umana conferisce al piccolo borgo una aria sincera, come sinceri sono i sorridenti saluti delle persone sconosciute che incontro, atto oramai quasi estinto negli affollati centri della valle sottostante che in questo momento sembra lontana migliaia di chilometri.

 

                 

 

               

 

Una stretto selciato mi conduce verso il piccolo cimitero da dove osservo la valle permeata della frenetica attività degli abitanti di tutti questi piccoli borghi sparsi tra le colline una volta teatro di faticose attività contadine oggi essenzialmente ridotte ma lo stesso presenti

 

       

 

 

 

       

 

FLORA

 

               

 

Tocca ancora alla macchina fotografica il compito di immortalare i capolavori di madre natura e di ingrandire quei particolari risultanti meno visibili all'occhio ma per questo non meno importanti