Se è assolutamente innegabile che la notte esercita nei miei confronti un irresistibile richiamo è anche vero che il breve attimo che la separa dal giorno costituisce un irrinunciabile preludio, ed è infatti respirando l'aria densa e profumata di un tramonto di inizio primavera che maturo la decisione di concedermi una improvvisata escursione verso qualche suggestiva zona in grado di regalarmi, oltre che alla visione in diversa chiave dei panorami ormai ben conosciuti alla luce del giorno, anche qualche gradita sorpresa.

Torrita di Siena

           

Divorata velocemente, grazie alla A1, la distanza che mi separa dalla zona prescelta, mi avventuro soddisfatto in quella terra di Valdichiana che costituisce la parte iniziale del mio viaggio; concedendo alla cittadina di Torrita di Siena, più volte sfiorata ma mai visitata, di ergersi a importante preludio del Viaggio appena iniziato.

               

       

               

Mentre vago quasi senza meta tra le antiche mura della cittadina assaporando avidamente la tranquillità regnante, il sole carezza un ultima volta le facciate della case prima di sparire dietro ai rilievi, la calme che permea le rilassate vie costituisce la prima importante risposta alla domanda che mi sono posto prima di iniziare il viaggio.

               

           

E' praticamente impossibile trovare durante il resto delle giornata un attimo di pari intensità emotiva, il periodo in cui la luce cede il passo alla nera coperta della notte sembra congelare la frenesia che pervade il mondo e quello che in una città moderna appare suggestivo, passeggiando per le vie rimembranti il medioevo assume contorni assolutamente magici.

           

Il riflessi di un sole ormai scomparso scivolano dolcemente sulle frastagliate forme inconsistenti della nuvole accendendo in un ultimo lampo la silhouette dei cipressi che sottolineano le colline circostanti, abbandonata alle evanescenti braccia della notte incombente Torrita, proseguo il Viaggio verso il confine della Valdichiana e al conseguente ingresso in Valdorcia.

   

La sorpresa tanto anelata si manifesta improvvisa nelle precise forme di un cartello stradale che ammicca irresistibilmente verso di me,  Il borgo Medievale di Montefollonico sarà indiscutibilmente la mia prossima meta.

Montefollonico

           

Nulla può offrire l'illusione così consistente della personalizzazione di uno spettacolo come le strade deserte di una cittadina che affonda le sue radici in un lontano passato e le cui cicatrici inferte dal tempo sono pietosamente nascoste dalla tremula luce di radi lampioni.

               

               

Solo nella egoistica illusione della confidenzialità della sceneggiatura è possibile passeggiare sui selciati lucidi nel silenzio assoluto senza provare una spiacevole sensazione di profanazione della solennità del momento, così come occorre profonda consapevolezza per non provare sgomento avvolti in una solitudine assoluta che par rendere vita a tutto ciò che vita non ha finché placato dallo sguardo umano.  

   

       

Profondo il fastidio provato per la presenza il loco di moderni manufatti umani sacrilegamente disturbanti l'atmosfera altrimenti regnante, illogicamente quanto egoisticamente vorrei che fosse proibita tale aberrante pratica ma poi mi rendo conto, ben più realisticamente, che chi li abita ha gli stessi diritti di chi invece vive in città molto meno suggestive.... ma stasera il palcoscenico è solo mio, e quello che vedo mi infastidisce alquanto... inutilmente.

 

       

Uscire dalla porta secondaria della città significa ritrovarsi improvvisamente immersi nel buio più completo e orfani dell'appiglio psicologico offerto dalla solide mura perimetrali e dalle lastricate vie.

Fuori oltre la protezione della costruzione umana al cospetto di bastioni che sembrano prendersi gioco di noi e della nostra avventatezza fatichiamo un po per ritrovare il nostro equilibrio e lasciarci travolgere dalla spessa consistenza della notte, immobili per un attimo infinito al cospetto del cielo stellato impegnati a sopprimere anche il più silenzioso respiro per non turbare l'incantesimo di un istante che si dibatte impaziente per sfuggire come sabbia tra le dita.

       

La quasi eterna presenza della costellazione del Carro par prendersi gioco della solenne torre sbeffeggiandone l'impercettibile arco temporale relativo alla sua esistenza, ignorando parimenti la presenza di chi vive la sua esistenza in un tempo ancor più ridotto ed insignificante.

       

Pienza

           

Varco infine la porta di accesso di una delle più belle città toscane quando la notte ha ormai peso possesso definitivamente del tutto che mi circonda, restia, dall'alto della sua regalità, a concedersi alla mia sola attenzione, Pienza si adorna di un contesto  decisamente più popolato ma al contempo famigliare.

   

Per le sue strade passeggiano viaggiatori spinti dalla stessa sete di emozioni che mi ha mosso fin qui alla ricerca, non di un trofeo da esibire al ritorno in terra natia, ma di quella coinvolgente atmosfera in grado di placare l'irrequietezza dell'animo che spesso ci angoscia grazie alla serenità che aleggia all'interno delle ripide mura e alla consistente aria tiepida che sempre più rivendica una primaverile paternità.

           

   

           

Tutto è immobile o si muove lentamente, il tempo sembra non avere più logica, la notte è senza fine, il cielo privo di indicatori in movimento ostenta l'apparente eterna immobilità astrale, un brivido di rispettoso piacere mi attraversa la schiena mentre mi sento parte di un contesto infinito nel quale mi perdo per un attimo senza tempo grazie alla risposta che le suggestive costruzioni forniscono alla mia muta domanda.

           

       

           

       

Osservo rapito dalla terrazza sulle mura dietro la chiesa le ondulazioni appena percettibili della Valdorcia che si fondono nella notte prive di quei colori tipicamente stagionali che il sole giornalmente esalta, inesistente illusione cromatica cancellata dal realismo delle tenebre.

   

       

Le curve discendenti verso la Cassia offrono un ultima visuale della avvenente città al cui cospetto si agitano immobili le colline che un avveduta associazione ha dichiarato patrimonio dell'umanità, la tecnologia digitale cattura il loro cupo profilo al quale successivamente renderà la cromatica dignità che la notte voleva assolutamente negare.