Il Parco Naturale della Maremma è zona protetta, oltre l'accesso a Marina di Alberese, comunque regolamentato, esistono solo percorsi da effettuarsi a piedi e solo dietro pagamento di biglietto e sorveglianza di attente e capaci guide, questo almeno nel periodo estivo.

Alcuni percorsi più impegnativi inoltre debbono essere preventivamente prenotati e si effettuano solo al raggiungimento del numero minimo di partecipanti, condizione questa che non sempre viene soddisfatta, uno dei pochi itinerari che si può comunque sempre effettuare e che non richiede prenotazione è quello denominato A2 o delle "Due Torri", basta presentarsi prima delle ore 09.00 pagare il biglietto e salire sull'autobus condizionato (troppo, sopratutto al ritorno) che condurrà il gruppo al punto di partenza all'interno del parco.

 

           

 

           

 

Nonostante le (tradite) aspettative di uno dei miei occasionali compagni di scarpinata le tre ore indicate per il completamento del percorso si esauriscono in un tracciato essenzialmente facile e adatto a tutti, zanzare e caldo eventualmente soffocante a parte; paradossalmente però  questo poco impegnativo itinerario consente la visone paesaggistica probabilmente migliore, rispetto a tutti gli altri, sul territorio del Parco e le sue intatte coste, oltre ad una significativa panoramica sulla flora e fauna che popolano queste aree.

 

           

 

       

 

       

 

L'autobus, percorrendo una strada asfaltata riservata e chiusa da cancelli, ci deposita nel cuore del parco, dopo un breve tratto pianeggiante all'ombra del fitto bosco e sotto gli attacchi famelici delle zanzare (a proposito NON DIMENTICARE DI DOTARSI DI UN REPELLENTE PER ZANZARE) il sentiero inizia a risalire verso la nostra prima meta offrendo suggestivi scorci paesaggistici sul Parco e la sottostante Pineta Granducale (importante contributo naturale alla bonifica voluta dai Lorena), interessanti le spiegazioni e le dissertazioni della preparata e decisa guida poco "impressionata" dalla annoiata presenza di un gruppo scolastico multilingue con i rispettivi Tutor che ci avrebbe poi abbandonato raggiunta la spiaggia per proseguire verso nord autonomamente.

 

 

 

 

           

 

La Torre di Castel Marino, prima delle due torri previste dall'itinerario, svetta solitaria sulle terre che degradano verso il mare incise dagli ormai inutili canali di bonifica, il colpo d'occhio che questa collina consente sul tratto di costa che va dalla foce dell' Ombrone a Cala di Forno, incentrato sulla torre di Collelungo,  è impressionante, sopratutto nelle giornate terse, come in parte quella odierna.

All'orizzonte appena velata dalle nebbie mattutine la sagoma dell'isola del Giglio completa l'appassionante quadro naturale.

 

 

     

 

       

 

       

 

Edificata in una data non ben definita dell' epoca medievale probabilmente dagli Aldobrandeschi, assolveva scopi essenzialmente difensivi e di osservazione del tratto costiero spesso preda delle scorrerie piratesche, progressivamente in disuso ad iniziare dal '500 che vide la costruzione dalla torre di Collelungo e in devastante stato di abbandono fino a pochi anni fà, oggetto di importanti opere di recupero e consolidamento delle poche parti rimaste.

 

       

 

           

 

Dalla sommità collinare si ridiscende verso il basso percorrendo la parte moderatamente più impegnativa del percorso, il sentiero è scosceso ma la presenza di corrimano e la sua conformazione scalare lo rendono, con un pò di attenzione, facilmente affrontabile; impagabile la visuale offerta fino al fresco abbraccio dei pini della Pineta Granducale.

 

 

               

 

       

 

 

           

 

 

Un grande pino adagiato sul suolo, divelto dalla furia atmosferica e a causa di una poco resistenza strutturale offerta dalle radici, costituisce la naturale aula per una nuova interessante spiegazione della nostra guida sulla fauna del Parco, stimolando la reazione dei ragazzi presenti con domande alle quali, invero, i giovani rispondono con ritrovato interesse, almeno alcuni.

 

 

       

 

Il placido canale che ci scorta fino alla spiaggia brulica di vita animale, pesci e frenetiche (imprendibili fotograficamente) libellule animano queste immobili acque mentre grossi ragni attendono pazienti di pranzare al... volo!

 

       

 

           

 

L'odore della salsedine adesso più forte colpisce le narici, superata la duna che ci separa dalla vista del mare la brezza che carezza le onde si insinua piacevolmente tra i capelli, la natura selvaggia della ampia spiaggia sabbiosa risulta immediatamente evidente, inequivocabilmente deserta e cosparsa dei detriti naturali che il mare vi deposita comunica un senso di pace e tranquillità che raramente si ritrova sulle spiagge di libero accesso.

Nonostante le visibili limitazioni il senso di infinto si espande per terra cielo e mare regalando sensazioni positive di assoluto rilassamento.

 

 

           

 

           

 

           

 

Abbandoniamo quasi controvoglia la lunga spiaggia esposta ad un sole sempre più insopportabile per risalire alla volta della seconda ed ultima tappa del nostro itinerario, costante presenza negli orizzonti fino ad ora visualizzati e sempre più vicina ai nostri sguardi.

 

           

 

 

   

 

       

 

La costruzione iniziale della  Torre di Collelungo risale alla fine del '400 per volere della Signoria di Siena impegnata nel controllo del territorio e della fascia costiera di pertinenza, a seguito di una importante distruzione fu ricostruita nel '500 per proseguire nel suo compito di sorveglianza dagli attacchi provenienti dal mare e dalle incursioni dei pirati, poco nobile attività praticata incessantemente fino alla fine dell'800.

Colpita da un fulmine nel 1847 è stata perfettamente restaurata alla fine del secolo scorso.

 

       

 

   

 

           

 

La visita al parco  terminata, un breve sentiero ci conduce stancamente al nostro autobus trasformato per l'occasione in una ghiacciaia, entrare li dentro sudati fradici come siamo non è

certamente il massimo per i nostri fisici.

Con gli occhi ancora inebriati dai panorami osservati e con il sapore del mare e della salsedine ancora addosso rientriamo al centro di gestione del parco  per poi tornare, ognuno di noi, alle proprie attività.

Maia romba felice al primo avviamento, un clack del cambio e sono in viaggio verso casa, uscendo dai confini del Parco al quale ancora debbo più di una visita e non solo su due ruote, sono altri gli intinerari da effettuare al suo selvaggio interno ad iniziare dal quello di San Rabano,

Magari il prossimo autunno, quando le escursioni non sono più soggette al controllo obbligatorio delle guide.