
Se esiste un luogo dove l'essenza della Maremma si manifesta in tutto il suo concreto splendore questo non può essere altro che il Parco Naturale della Maremma o dell'Uccellina, questa riserva istituita nel 1975 si estende nel tratto litoraneo compreso tra Principina a Mare e Talamone estendendosi verso l'interno fino a lambire il tracciato della nuova Aurelia
Alberese è la capitale virtuale di questo parco che comprende anche la foce del fiume ombrone, preziosa area faunistica.
Da Alberese tornando verso nord e poi piegando verso il mare si può percorrere l'unica strada aperta al traffico in tutto il parco che conduce fino alla Marina di Alberese, la strada è comunque regolamentata e chiusa quando nei periodi di maggiore afflusso turistico il parcheggio situato al suo termine risulta competo.
I pochi chilometri che separano alberese dal mare riescono a rappresentare gli aspetti forse più significativi di questo territorio protetto e di quella che è la Maremma, chi infatti nell'immaginario collettivo può incarnare la filosofia di questa aspra terra se non i Butteri e le loro fiere cavalcature?
La versione Italiana dello statunitense cow-boy, fiera vincitrice un tempo della tenzone con i leggendari cow-boys di Buffalo Bill periodicamente rievocata in Agosto, rischia purtroppo l'estinzione data la scarsa attrattiva che questo tipo di filosofia di vita manifesta verso le nuove generazioni.
Non sono solo i cavalli a pascolare tranquilli allo stato brado, il bestiame in questo angolo di natura strappato all'ansia del progresso non vive rinchiuso in angoscianti allevamenti ma trascorre tranquillo all'aperto la maggior parte del suo tempo pascolando beato sugli ampi spazi erbosi strappati con il duro lavoro dell'uomo alle malsane paludi e alla terribile malaria.
Proseguendo lentamente nel nostro viaggio verso il mare ci addentriamo nel tratto di strada protetto dall'ombra degli alti pini marittimi, qui è possibile osservare i canali che furono necessari alla bonifica di questa area maremmana e alla conquista dei terreni sotto il dominio della febbri malariche, oggi non più utilizzati.
Vado oltre, per un attimo, questa cinicamente facile definizione, non sono stati sintetici macchinari inattaccabili dalle terribili zanzare a lavorare per rendere queste terre, e tutte quelle maremmane un tempo dominate dalla paludi, abitabili, ma uomini che spesso pagavano con la vita il loro ardire, a volte consapevole ma troppo spesso inconsapevole.
Oltre l'ignoranza è stata anche la fame a spingere intere famiglie ad accettare una sfida contro la morte quasi impossibile da vincere, il miraggio di un pezzo di terra da coltivare e l'illusione di un futuro migliore hanno superato la paura per la malaria, in fondo è probabilmente meglio lottare per una speranza di sopravvivenza che affondare nella sicurezza della morte.
Irrispettoso e poco veritiero quindi, a mio giudizio, l'attribuzione merito delle bonifiche alla potenti Famiglie medievali proprietarie della zona, alle ricche Signorie rinascimentali o alla Gerarchia del ventennio, che si sono limitate ad inviare personale, la bonifica è stata effettuata per mano di oscuri contadini che insieme alle famiglie hanno sacrificato la loro esistenza nella speranza di strappare all'oblio terre inabitabili e tendenzialmente mortali e tentare di regalarsi un futuro che, nel nostro odierno concetto di esistenza, non potremmo in nessun modo definire "migliore" ma che al tempo era l'unica speranza possibile.
Mi scuoto da questi tristi pensieri per affrontare l'ultimo breve tratto di strada che mi separa dal mare e dal parcheggio in silenziosa attesa delle auto che tra qualche ore arriveranno numerose; adesso, in questo suggestivo anticipo di mattina, con il giovane sole ancora basso sull'orizzonte è possibile osservare la spiaggia in tutta la sua selvaggia e solitaria bellezza.
In questo tratto di costa la infinta battaglia tra mare e terra stà volgendo a favore del primo dopo secoli che hanno visto la supremazia della terra strappare progressivamente territorio alla paziente erosione marina.
E' a causa del fiume Ombrone che sfocia poco più a nord che la costa si riduce in modo sensibile e progressivo, esso non trasporta più i sedimenti raccolti durante il suo tragitto, ma sopratutto nell'area friabile ed argillosa delle Crete Senesi, a causa degli argini e degli impedimenti alla piena costruiti dall'uomo.
Il mare così divora giorno per giorno la costa come si può notare dalla strada che si interrompe rovinosamente di fronte alla risicata spiaggia e al ricordo lontano , io bambino, delle rovine di un ristorante poco lontano dal bagnasciuga e del quale, dicono, restano solo i lucidi pavimenti in fondo al mare.
Normalmente sarebbe ora di rientrare alla base famigliare ma oggi mi sono concesso un mattinata di "permesso", sono anni che mi riprometto di tornare ancora a visitare il cuore selvaggio del Parco nei percorsi di visita non aperti al pubblico senza guida, oggi è la giornata giusta.
Alle ore 09.00 l'escursione A2 alle "Due Torri" prenderà il suo via, sorrido emozionato in trepidante attesa della partenza con il biglietto in tasca e Maia che riposa comprensiva nel parcheggio antistante gli uffici del Parco.