Atipicamente pomeridiana questa escursione che mi porta ad osservare una delle città Etrusche più celebri della Maremma, la famiglia è impegnata nel riposino e i ruderi non sono lontani dal campeggio che ci ospita, le condizioni meteo infine, ancora poco stabili consentono di affrontare l'escursione senza pagare un eccessivo pegno in forma di sudore ed insolazione

       

Si può accedere al cuore della antica città di Roselle percorrendo un sentiero che si snoda all’esterno delle mura di cinta etrusche, sale sulla collina settentrionale ove è situata una complessa struttura abitativa di età arcaica, e raggiunge la sommità del colle occupata dall’Anfiteatro Romano.

Si ha così la possibilità di ammirare la straordinaria cinta murari Etrusca pressoché conservata nella sua totalità (lunghezza 3270 mt) costruita intorno alla metà del VI sec. a.C. in parte su di una struttura di pietrame irregolare e mattoni crudi di età orientalizzante messa in luce in alcuni settori nel corso di indagini archeologiche.

Numerosi sono anche gli interventi di ristrutturazione di età ellenistica e di età romana, nonché del periodo medievale, con rifacimenti di ampi tratti di mura, realizzazione di grandi strutture fognarie per la regimentazione e l’allontanamento delle acque piovane, edificazioni di torri di avvistamento, costruite per lo più con materiali di recupero.

Le mura di età arcaica sono in opera poligonale con un paramento esterno a grossi blocchi (ciclopici), un paramento interno a blocchi più piccoli, appena sbozzati, ed un riempimento interno a sacco; il materiale usato è quello locale, (rocce calcaree, arenarie, galestro) tagliato in cave talvolta ancora riconoscibili immediatamente all’interno della città.

Lungo il circuito murario sono state identificate sette porte, due delle quali strutturate come le porte scee che obbligavano il nemico, quando tentava di entrare in città, ad offrire all’avversario il fianco privo della difesa dello scudo.

 

Le possibilità di visita sono molteplici, si può percorrere parte delle ciclopiche mura di protezione della città per circa 1,5 km, oppure  dirigersi direttamente nel cuore della antica città; ipotesi, la prima, da me preferita vista la corretta disponibilità temporale e la straordinaria imponenza della costruzione difensiva.

       

       

               

Al termine dalla passeggiata esterna una scaletta immette verso l'interno, una breve passeggiata e si scorgono i primi ruderi dell'abitato per poi arrivare alla sommità della collina dove possiamo osservare i consistenti resti dell'Anfiteatro Romano

           

La natura fisica della collina settentrionale di Roselle, alta 175 mt slm, è costituita da un masso calcareo del tipo cavernoso coperto da una coltre di terra di spessore variabile ma affiorante in più punti, su questo versante volto a nord il masso da origine ad una serie di terrazzamenti e di balze fra le quali è possibile riconoscere le antiche cave di pietra da cui sono stai estratti gli enormi blocchi utilizzati per la costruzione della cinta muraria sottostante.

Sul terrazzamento nel quale ci troviamo, sovrastato dalla mole dell’Anfiteatro Romano sulla vetta della collina, le campagna di scavo degli anni ’80 del XX sec. hanno rivelato l’esistenza di alcune fasi edilizie succedutesi nell’arco di un secolo sopra un ampia piattaforma di roccia emergente.

La fase più antica, risalente agli anni centrali del VII sec. a.C., è documentata soltanto dai materiali recuperati in una buca artificiale destinata forse in origine alla raccolta di acque piovane e, al momento dell’abbandono, come fossa di scarico.

Il recupero di consistenti quantità di incannicciata dimostra che in questo periodo le abitazioni erano ancora costituite da capanne fatte con una tecnica antichissima, vale a dire con muri di fango sostenuto da telai di rami e  canne, mentre alla copertura dovevano provvedere spessi strati di paglia.

Significativa anche la presenza di un vaso biansato d’impasto, analogo a quelli usati per le ceneri dei defunti in età Villanoviana, in questo contesto il vaso doveva servire per l’approvvigionamento idrico, come dimostrano le arti plastiche contemporanee che rappresentano figure femminili con il vaso in equilibrio sulla testa.

Al mondo femminile rimandano anche alcuni pesi da telaio che documentano l’attività della tessitura.

           

Anfiteatro Romano

           

           

 

Resto ammaliato di fronte a questi resti che molti non esitano a definire poco interessanti, in effetti non è possibile con il solo sguardo comprendere come un tempo si presentasse realmente questo luogo, ma basta davvero poca fantasia per immaginarlo nella sua primigenia bellezza e magari durante il suo utilizzo, così come la stessa fantasia può animare la città morta e cancellare i millenni che ci separano.

 

Anfiteatro a 360°

 

Sul lato meridionale della collina nord sorge una lussuosa abitazione di età ellenistica, parzialmente obliterata dall’Anfiteatro Romano, costituita da numerosi ambienti disposti intorno ad una ampia corte con muri a secco originariamente coperti da uno spesso intonaco, in parte affrescati e con probabilità rivestiti di lastre marmoree.

La sommità della collina è occupata dall’Anfiteatro, riferibile agli inizi del I sec. d.C., di forma ellittica e fornito di quattro accessi; lungo lasse maggiore est-ovest si conservano due ampi corridoi scoperti e delimitati da lunghi muri, mentre quelli in corrispondenza dell’asse opposto si presentano più angusti, fiancheggiati da muri di minore lunghezza e coperti da volte a botte.

I muri realizzati con paramento in opus reticulatum sono stati sottoposti nel corso degli anni ad interventi di consolidamento e restauro come dimostrano le date impresse nei brevi tratti ricostruiti.

All’interno dell’Anfiteatro in corrispondenza dell’asse maggiore quattro elementi litici, di forma quadrata con cavità circolare centrale, dovevano con ogni probabilità accogliere strutture lignee utilizzate per esigenze sceniche.

All’esterno dell’edificio numerose sono le strutture murarie riferibili all’utilizzazione dell’area in tarda età romano-imperiale e durante il medioevo, d’altra parte l’Anfiteatro non è mai stato totalmente obliterato ed i viaggiatori e gli eruditi nei secoli scorsi lo ricordano spesso insieme alla poderosa cinta muraria Etrusca.

   

   

 

Se non risulta difficile immaginare la vita all'interno della città osservandone i resti e cogliendo piccoli particolari come i solchi lasciati dalle ruote sul selciato della strada principale, oltre a leggere le spiegazioni sui cartelli informativi disseminati lungo il percorso, più complesso risulta comprendere la filosofia di vita che animava gli antichi Etruschi, inseriti in un contesto sociale assolutamente diverso da quello odierno, sottoposti a problematiche oggi quasi sconosciute e con una aspettativa di vita spaventosamente inferiore a quella moderna.

La stessa cinta muraria eretta per uno scopo non certo estetico dimostra la situazione al tempo del massimo splendore della città di Roselle, sottoposta a violente incursioni barbare ma anche a contrasti armati con le stesse città sorelle poco lontane come Vetulonia.

 

     

               

       

 

Fin dal momento della formazione dell’agglomerato urbano etrusco di Roselle gli edifici di maggior prestigio sembrano collocati nella valletta compresa tra le due colline, come d’altra parte accadrà, nel corso dei secoli, fino alla realizzazione del foro di età romana che costituisce il centro della città e della sua vita civile.

Alla metà del VII sec. a.C. risale il vano di forma ovale inserito in un vasto recinto quadrato con pareti di mattoni di argilla essiccati la sole, un piano battuta di argilla per pavimento e tetto di legname o frasche, come dimostrano numerosi frammenti di argilla, solidificati dall’incendio che distrusse il complesso, nei quali sono conservate le cavità ove erano originariamente alloggiati gli elementi lignei che costituivano la struttura portante l’edificio e reinterpretate recentemente come luogo di culto.

Ha inoltre resistito numeroso vasellame e, in particolare, una considerevole quantità di pesi da telaio di argilla, in parte ancora crudi.

Alla prima metà del VI sec. a. C. viene riferita una struttura costituita da due ampi vani rettangolari nella roccia con muri di pietra e argilla, pavimento di argilla battuta e tetto ormai composto da tegole e coppi, recuperati in gran numero negli strati di crollo al di sopra dei livelli pavimentali.
Le strutture di epoca successiva (a esempio le canalizzazioni del II sec. a.C. e la strada di età Augustea) identificate nel corso delle operazioni di scavo sono state sottofondate per poter proseguire la ricerca fino alle stratigrafie più antiche.

       

La città dimostra anche la sovrapposizione delle diverse epoche e del passaggio dalla cultura Etrusca a quella Romana, prima succube e poi conquistatrice fino a totale assorbimento delle terre dell' Etruria da parte dell'Impero Romano nel I sec a.C.

       

               

Sulla collina meridionale della città antica di Roselle sono state messe in luce numerose strutture relative ad abitazioni e ad ambienti con funzione artigianale che documentano l’estensione dell’insediamento in quest’area, almeno dall’età arcaica.

Sono riferibili alla fine del VI sec. a.C. una strada e alcuni ambienti rettangolari con pavimento in terra battuta, alcuni dei quali adibiti successivamente ad uso di fornace destinata con ogni probabilità alla cottura di vasi di argilla.

Sono ancora visibili due forni adiacenti costituiti da un piano di posa consistente in uno strato di argilla bruciata e solidificata e da un alzato a piccole pietre rivestite all’interno da uno spesso strato d’argilla e sistemate in modo da formare una cupola.

Assai più consistenti sono i resti dell’abitato di età ellenistica impostato in parte sopra gli edifici preesistenti e diviso da una lunga strada acciottolata basata direttamente sulla roccia.

La strada ha un andamento curvilineo che si adegua al crinale della collina e doveva essere delimitata su entrambi i lati da edifici con muri costruiti a secco, interamente rivestiti di intonaco dipinto, e pavimenti in cocciopesto e in opus signinum.

L’abitato risulta dotato di una ricca rete di canalizzazioni necessarie per convogliare le acque oltre gli imponenti muri di terrazzamento, ed ospita all’interno di alcuni vani cisterne in parte scavate nella roccia e in parte internamente rivestite di intonaco a tenuta di acqua, indispensabili per il rifornimento idrico della zona. 

       

           

       

Usciamo da Roselle percorrendo in in discesa una delle strade principali di accesso, soddisfatti per la veloce visita che ci ha concesso il piacere di osservare una delle più importanti testimonianze del nostro passato, prima parte di un quadro generale più complesso che prevede la visita alle città Etrusche di Vetulonia e Cosa, principali centri dell'impero etrusco situate in terra di Maremma.

       

Piazzale Roma

Il cosiddetto Piazzale Roma è costituto da una ampia zona pianeggiante situata immediatamente all’interno della cinta muraria etrusca.

In questa area nel 1985, alcuni limitati saggi esplorativi avevano portato ad individuare a oltre 4 metri di profondità la presenza di un quartiere di abitazione di età ellenistica (che presentava a sua volta cospicue testimonianze d’insediamenti precedenti) forse abbandonate in epoca augustea.

Lo scavo sistematico ha messo in luce un edificio tardo antico sicuramente identificabile per una terme pubblica di discrete dimensioni il cui corpo principale, finora delineato almeno alle quote superiori, occupa un area di 230 m circa.

I muri costruiti in laterizio con ricorsi in filaretto di pietra in lacune parti si conservano in lazato talora per oltre 2 mt; l’edificio, dotato almeno in alcuni ambienti di copertura a volte cementizie ben visibili in crollo, si presenta a pianta rettangolare  allineata ed articolata in quattro vani principali con corpi e strutture sporgenti.

Ben conoscendo la successione canonica degli ambienti nelle terme romane (obbligata da ragioni tecnico-funzionali) e sulla base di quanto fin ora accertato nello scavo è possibile ricostruire almeno nelle linee generali il ruolo degli ambienti stessi; dal lato breve posto a nord si accede ad un grande vano con funzione di ingresso e di frigidarium insieme, probabilmente con apodyterium (spogliatoio) situato nell’incavo rettangolare formato da una sporgenza di un vano.

Sulla sinistra è presente una grande vasca quadrata per il bagno freddo.

Da frigidarium si passa sulla destra in una ambiente di incerta funzione, forse destinato alla preparazione degli ambienti riscaldati e da esso in due vani successivi identificabili come lapidarium e calidarium, relativamente ai quali si è accertata la presenza di pavimenti su suspensurae e pareti originariamente fornite di tubuli.

Il calidarium, di notevoli dimensioni, presenta su di un lato una vasca quadrata per il bagno caldo mentre su quello attiguo si apre un ambiente semicircolare (quello che dette origine allo scavo) in cui è verosimilmente da riconoscere una sudatio o laconicum (ambiente per bagno di vapore) .

Il fortunato rinvenimento nel corso degli scavi della vicina strada della iscrizione inaugurale  e celebrativa della terma stessa da parte del recter Betitio Perpetus Arzygio (governatore di Tuscia e Umbria tra il 366 e il 370 d.C.) fa di questo edificio la prima e finora unica struttura edilizia di Roselle sicuramente datata su base epigrafica