Erano mesi che la città di Chiusi occupava un posto importante tra le mie priorità, oltre che per le importanti attrattive in essa contenute anche per la ridotta distanza che la separa dalla mia magione e dai miei affetti.

Finalmente in un caldo pomeriggio inoltrato di metà luglio riesco ad indirizzare la mia cavalcatura verso la più potente e famosa delle città Etrusche, percorrendo un itinerario che fà di tutto per evitare la monotona A1 a favore di strade decisamente più accattivanti.

Autostrada che decido comunque di percorrere per un breve tratto, fino a Valdichiana, per avvicinarmi il più possibile alla mia meta, il tempo a disposizione non è infinito.

Montepulciano

           

Superata Torrita dirigo Maia verso Montepulciano, bellissima città alla quale dedico solo una sfuggente occhiata da una distanza più consona al teleobbiettivo cha alla lente classica della reflex, nonostante le premesse evito decisamente la strada più corta che conduce alla antica città per zigzagare sul confine che separa la Valdichiana dalla Valdorcia.

           

   

           

       

           

Terra ricca di suggestioni quella Toscana nella quale è bello perdersi e non vedere mai tradite le aspettative che vi si ripongono, ogni angolo di territorio trasuda storia arte e cultura laddove uomo e natura sembrano avere lavorato in sintonia per ottenere il miglior risultato possibile.

 

       

       

Chianciano

       

Sguscio velocemente nel caos della termale cittadina di Chianciano Terme; poco sotto, la città originale richiama quella attenzione che il sintetico alter-ego non era riuscito a solleticare, esaurito il giusto tributo inizio la discesa finale verso la Valdichiana e la cittadine di Chiusi.

           

       

Difficile concentrare l'attenzione sulla strada mentre ai suoi lati torri e castelli annegati nel verde osservano silenti la nostra corsa, per fortuna la velocità ridotta e la facilità di guida che la nera Ducati permette consentono di osservare anche il contesto che sfila al nostro fianco.

CHIUSI

Quello Etrusco è un popolo avvolto da un consistente alone di mistero essenzialmente riconducibile alla poca chiarezza su quelle che sono le sue origini, certa è invece l’influenza che ebbe sulle terre centrali dell’Italia, dominandole, ben prima della nascita di Roma.

Oltre alla enigmatica genesi il popolo Etrusco è fonte di numerose leggende più o meno riconducibili a fatti storici realmente accaduti, risulta infatti in molti casi difficile stabilire il precario confine tra storia e mito, soprattutto quando i resoconti storici possono non essere la vera cronaca degli eventi ma una versione di comodo, redatta da chi negli anni successivi avrebbe dominato praticamente tutto il mondo allora conosciuto.

Il Museo Etrusco

 

Porsenna è certamente il nome più famoso tra quello dei lucumoni Etruschi, vissuto intorno alla fine del Vi sec a.C. sarà a capo della Dodecapoli Etrusca nel 509 a.C. quando Tarquinio il Superbo, cacciato da Roma alla proclamazione della Repubblica, chiederà aiuto alle Lucumonie per riconquistare il trono.

Accettata immediatamente la richiesta l’esercito Etrusco sotto la guida di Porsenna assedia Roma fino alla sua totale capitolazione, la storia a questo punto narra del potente Lucumone che riconosce l’estremo valore di Orazio Coclite e Muzio Scevola e rinuncia alla conquista della città ritirandosi.

Oggettivamente questa risulta essere una versione di comodo redatta dagli storici romani dell’epoca,  in realtà Porsenna occupò Roma senza riconsegnare il trono a Tarquinio il Superbo, ed imponendo pesanti sanzioni e restrizioni.

           

Successivamente tenterà di ricostituire i collegamenti con la dodecapoli campana ma al fallimento del tentativo a causa dell’apporto che i Greci offrirono ai Latini di Ariccia, pagato con la morte del figlio, Porsenna si ritirerà nella sua città, Clusium.

Porsenna è di fatto il lucumone di Chamars (la Clusium Romana e la Chiusi odierna) ma la leggenda che lo avvolge e la paura che il Senato Romano dimostra di fronte alla manifestazione della potenza dell’esercito Etrusco fanno pensare ad un potere che va oltre quello di governatore di una città, non a caso quindi da più parti il nome di Porsenna viene anticipato dalla definizione di Re d’Etruria,  signore di una unità che le contrapposte città Etrusche non avevano e non avrebbero mai più avuto.

       

Anche la sua morte è leggenda, si narra infatti che il suo corpo sia sepolto sotto la città al centro di un inestricabile labirinto a che al suo fianco si trovino un cocchio trainato da 12 cavalli d’oro e una chioccia con 5000 pulcini parimenti d’oro, come ci informa Plinio il Vecchio:

 

 il re Porsenna giace sepolto nel sottosuolo della città di Clusium, sotto un monumento di pietre squadrate, largo 300 piedi e alto 50. Le fondamenta rettangolari e uniformi celano un intricato labirinto dal quale nessuno può trovare uscita senza un filo d’Arianna. Su queste fondamenta si alzano cinque piramidi, quattro agli angoli e una al centro. Sulla cima, ognuna reca un disco di bronzo da cui pendono campanelle appese a catene che lungamente risuonano a ogni alito di vento. Sopra il disco si ergono altre 4 piramidi ciascuna alta 100 piedi. Sopra la seconda serie di 4 piramidi vi è una piattaforma dalla quale si ergono altre 5 piramidi, della cui altezza Varrone non precisa

 

Sepolcro, quello di Porsenna, che non è mai stato trovato; il fitto mistero che avvolge il popolo Etrusco non accenna minimamente a diradarsi.

Il Duomo di s. Secondiano

   

 

Risale al VI sec. il duomo intitolato al patrono della città, s. Secondiano, ma la ricostruzione del XII sec e quella ben più radicale del 1880 ne rendono meno suggestiva la visita, sopratutto nella osservazione dei mosaici, splendidi se fossero autentici, che riscuotono la giusta attenzione una volta consapevoli della loro realizzazione ottocentesca e della tecnica a " falso mosaico" utilizzata.

               

       

           

       

       

       

       

       

Con la definitiva scomparsa del dominio Etrusco la città, sotto il nome di Clusium, diventa importante centro militare Romano sovrapponendosi perfettamente all'impianto precedente.

La potenza della città resta praticamente inalterata con il passare del tempo, almeno fino a quando le opere idrauliche iniziate in epoca Romana non causeranno il definitivo impaludamento della Valdichiana e il progressivo abbandono delle terre dominate dalla malaria.

Annessa al dominio Mediceo a partire dal 1556  vedrà con Cosimo I l'inizio delle opere di bonifica che solo nell'800 arriveranno a giusta conclusione.

 

Le vie cittadine

       

           

E' la storia stessa che avvolge intensa le strade della cittadina, ovunque si scorgono testimonianze storiche relative al periodo Etrusco o a quello romano successivo, in una sorta di poca considerazione generale dovuta essenzialmente alla numerosa presenza di reperti storico/archeologici.

Di fatto Chiusi risulta una città museo visto che non è necessario (ma consigliato) visitare il museo per assaporare la suggestiva aura etrusca che accarezza le antiche vie.

 

           

Chiesa di s. Francesco

       

       

           

           

       

           

Esaurita la breve visita alla città di Porsenna, mi avvio verso quelle che probabilmente sono le attrattive più conosciute della zona e di Chiusi stessa: le tombe etrusche.

La visita alle importanti necropoli della zona risulta purtroppo impossibile vista la necessaria prenotazione presso il museo archeologico e gli orari che non contemplano la domenica....

Le tombe sparse per tutto il territorio intorno alla città sono state più volte scoperte e saccheggiate nel corso dei secoli consegnando agli archeologi moderni ben poco del loro primitivo ed importante corredo funerario.

Quelle che seguono sono solo alcune delle tombe presenti in zona.

Le Tombe Etrusche

La Tomba dell'Iscrizione

Già nota nel 1848 al viaggiatore Inglese Goerge Dennis, rimase in stato di abbandono fin quando non fu nuovamente scavata nel 1997 dal Gruppo Archeologico "Città di Chiusi".

La tomba ha pianta a crocera con tre camere che si aprono sull'atrio centrale e un lungo corridoio di ingresso (dromos).

Nell'ambiente centrale è stata rinvenuta una fossa rettangolare che conteneva i resti di nove individui, deposti in maniera ordinata secondo un preciso rituale funerario: al di sopra e al di sotto dello strato di ossa, vi era, infatti, una serie di piattelli intenzionalmente rovesciati.

Nella camera di fondo, sopra una larga nicchia, è incisa l'importante iscrizione che ha dato il nome alla tomba: ein thui ara enan, che forse può essere tradotta "non fate nulla qui".

Presumibilmente realizzata intorno alla metà del VI sec. a.C. la tomba fu utilizzata fino ai primi decenni del V sec. a.C.

       

Tomba della Pellegrina

 

Già saccheggiata in antico e riaperta nel 1928, la tomba, che prende il nome da un vicino podere, apparteneva alla famiglia dei Sentinates.

Il lungo Dromos sul quale si aprono quattro nicchie immette in tre camere funerarie; in quella centrale fu rinvenuta l'urna di Larth Sentinates Caesa, oggi esposta nel Museo Archeologico Nazionale di Chiusi.

Gli altri ambienti con cinque sarcofagi e dodici urne in alabastro e travertino, sono ancora oggi come all'atto del ritrovamento, con i cpoerchi capovolti o rovesciati dai clandestini.

La scala di accesso risale al 1928.

Fine IV-inizi III sec a.C. Utilizzata fino a tutto il II sec. a.C.

 

Tomba della Scimmia

 

Rinvenuta nel 1846 da Alessandro Francois ha pianta a croce con quattro camere e dromos di accesso a gradini.

Deve il suo nome alla inconsueta raffigurazione della scimmietta nascosta in un cespuglio dipinta nel fregio che orna la camera centrale e che ritrae i giochi funebri, le gare atletiche e gli spettacoli musicali in onore della defunta.

Quest'utlima è forse riconoscibile nella figura femminile che vi assiste proteggendosi con un ombrello parasole.

I soffitti sono intagliati a lacunari in parte dipinti, le banchine funebri sono scolpite in forma di letti.

La scala di accesso risale al 1873

480-470 a.C.

 

 

 

Tomba del Leone

 

Già nota nel 1883 e riaperta nel 1911 per riprodurne le pitture, ha pianta a croce, con tre camere che si aprono sull'atrio centrale, tre nicchiotti e due piccoli vani rettangolari ai lati del lungo Dromos.

La struttura era coperta da un tumulo circolare nel quale furono rinvenute altre due piccole sepolture.

All'atto del rinvenimento la tomba conservava brandelli dell'originaria decorazione dipinta nei colori rosso, nero, giallo e blu, oggi totalmente perduta.

Ancora nel 1911 si riconoscevano nell'atrio centrale, una scena di banchetto (2) ed un frontone con due leonesse o pantere (1) che hanno dato il nome alla tomba, nella camera laterale a destra parte di un ornato geometrico (3).

I soffitti erano intagliati a lacunari in parte dipinti.

Sulla parete frontale della camera di fondo si apre uno stretto passaggio irregolare che porta ad un pozzo cilindrico che conduce verso l'alto, se non opera di clandestini servì probabilmente per la costruzione dalla tomba.

Inizi V sec. a. C. Utilizzata fino al II-I sec. a.C.

 

Orari poco turistici

Ci sarà sicuramente più di una spiegazione per giustificare un orario di visita alle tombe così poco pratico dal punto di vista turistico, sia per i soli tre giorni di accesso alla settimana che escludono la domenica, sia per la necessità di prenotare via telefono, ma a me non ne vengono in mente molti visto che tutto ciò che di deperibile si trovava nelle tombe è da tempo al museo oppure scomparso nell'oblio dei secoli.

Sembra impossibile che non si riesca a trovare il modo di garantire una apertura continuativa, magari comprendendo il giorno più intenso dal punto di vista turistico (la domenica) senza essere costretti a telefonare al museo, dove tra l'altro speriamo ci sia qualcuno che mastica un paio di lingue almeno, ma visto che il cartello è redatto solo in Italiano ed Inglese la preoccupazione è assolutamente dovuta.

Malcostume quello degli orari assurdi tutto Italico, probabilmente dovuto alla straordinarietà del patrimonio storico ed artistico contenuto nel geografico stivale, e stretto parente della incapacità di valorizzazione delle opere e luoghi cosiddetti "minori", non che a quelli maggiori siano riservate maggiori attenzioni, solo che essi, per fortuna, si valorizzano da soli

LE TORRI DI  "BECCATI QUESTO" & "BECCATI QUEST'ALTRO"

       

Delle quali trovi il report completo su Biomototurismo

IL LAGO DI CHIUSI

           

           

Il lago di Chiusi segna la fine del mio pomeridiano errare, mentre il sole basso all'orizzonte conferisce una calda dominante al paesaggio inizio quella che è riconoscibile come la parte più triste di un viaggio: il suo epilogo.

Sorrido nonostante tutto quando la calda aria della sera carezza piacevolmente il mio volto non protetto dalla parte modulare del casco, per quanto ad ogni partenza corrisponda un ritorno il lungo Viaggio della vita conosce solo nuovi orizzonti, non si torna indietro, avanti sempre avanti, verso nuove emozioni.

           

Verso casa