Se il viaggio è lo scopo supremo, tutto quello che segue è di secondaria importanza, anche se il mezzo con il quale il viaggio si affronta riveste una importanza solo leggermente inferiore al viaggio stesso e spesso influenza in modo rilevante la sua riuscita.

Stavolta non avevo scelta, una meta in mente, il tempo per raggiungerla ed esplorare i dintorni ma non per tornare indietro ma solo partendo molto presto al mattino, talmente presto che i 4 gradi sotto lo zero che imbiancavano il paesaggio rischiavano di diventare più che significativi.

La metà era stata prestabilita esattamente una settimana prima, durante un giro in compagnia di amici che però non mi aveva concesso il tempo di “conoscere” la zona nella quale avevamo lasciato trottare le nostra cavalcature, il senso di incompleto che avvolgeva la indole errante,  come al solito, mi aveva spinto a trovare il tempo per rimediare alla mancanza nel più breve tempo possibile.

La sensazione non mi avrebbe abbandonato fino a quando non avessi potuto approfondire quanto solo sfiorato in compagnia del gruppo, per questo motivo la opportunità che mi si presentava solo dopo 7 giorni era decisamente irrinunciabile, anche se i suddetti motivi e  la mia imprescindibile presenza nella prima serata in una località lontano da casa, mi imponevano una precisa quanto poco accattivante decisione.

       

In effetti l’irrazionalità non era intenzionata ad abbandonarmi così facilmente.

Soprattutto se tale irrazionalità avrebbe conferito al viaggio uno spessore emozionale decisamente superiore, solo quando scendo in garage già abbigliato per il viaggio in condizioni climatiche estreme mi rassegno all’ineluttabile e torno sui miei passi, jeans scarpe da ginnastica e giubbotto saranno più che sufficienti insieme alla attrezzatura fotografica stivata nella tracolla da viaggio.

Il tepore del climatizzatore e le piacevoli note che l’impianto stereo diffonde nell’aria non bastano a ridurre il senso di disagio mentre mi allontano da casa e da un garage nel quale la nera Maia resta, a dir poco perplessa, a riposo; nemmeno la certezza della logicità della scelta osservando l’asfalto che brilla scivoloso sotto i primi raggi del sole al mattino può nulla contro il senso di sbagliato che mi avvinghia.

Un nuovo viaggio ha inizio, ma la sensazione che mi accompagna non è la stessa di sempre.

   

L’auto scorre veloce, forte delle sue quattro larghe gomme, laddove guidare la nera Ducati sarebbe stato un lento, ma piacevole, supplizio, avvicinandomi sempre più alla zona da esplorare e consentendomi una disponibilità temporale che Maia non avrebbe potuto garantirmi parallelamente alla mia incolumità.

Saranno proprio queste prime considerazioni ad impormi una analisi emozionale della giornata vissuta rinchiuso nell’abitacolo della (ovviamente) nera Fiat Bravo e dedicata ad un tipo di escursione  che raramente, per non dire mai, affronto su quattro ruote.

Pur non disdegnando un uso razionale della auto, non sono un integralista a due ruote, valuto sempre attentamente le modalità con le quali voglio affrontare una escursione decidendo in base ad esse il mezzo da utilizzare.

 

           

 

 

Ovviamente la quasi totalità dei viaggi viene affrontata su due ruote se non esistono motivazioni indiscutibili da costringermi a rinchiudermi in una auto, come per esempio il meteo davvero inclemente, mete che non contemplano un contesto motociclistico, o magari la presenza di famigliari o amici non motodotati.

L’itinerario di oggi offre un contesto assolutamente e prettamente motociclistico, strade tortuosamente avvincenti che collegano piccoli centri la cui origine risale decisa le ripide correnti del tempo non offrono nessun appiglio alla giustificazione della logica che mi vede separato dai gelidi respiri della natura e dalla realtà che mi circonda da pochi mm di vetro temperato che per la asetticità alla quale mi costringono potrebbero essere anche chilometri, non sentirei la differenza.

 

 

Questa e’ la prima pietra delle solide fondamenta della mia indole che oggi proverò ad analizzare grazie (a causa) della inaspettata scelta.

Ai più potrebbe sembrare follia, ma l’essere piacevolmente accarezzato da una tiepida aria a 20° sulla quale si diffondono le vibrazioni sonore della musica che più amo causa un senso di palpabile inquietudine, il non respirare la fredda aria e sentirne il gelido contatto attraverso giubbotto e pantalone allontanano da me, alieno, il piacere di far parte di ciò che mi circonda e che, oggi, non risponde certo alla logica della temperatura primaverile che assurdamente mi abbraccia, il senso di osservare un documentario alla tv invece che di muovermi dentro il paesaggio è dannatamente demoralizzante.

 

 

Il termometro esterno segna ancora 2 gradi sotto lo zero quando, lasciatomi alle spalle un glaciale  Chianti, supero Castel S. Gimignano e raggiungo il successivo  bivio per Castelfiorentino, sotto uno sfavillante sole il viaggio odierno ha infine inizio.

Il Tempo è la vera ricchezza, il Tempo è la gemma più preziosa che un uomo possa possedere, per questo motivo è sacrilego sprecarne, per questo motivo praticamente non esiste un periodo dell’anno indegno da essere dedicato al viaggio, per questo motivo nel mio calendario l’inverno inizia il 24 dicembre e termina il 7 gennaio.

Il verde che timido ricopre le colline che si fanno largo al passaggio del nastro di asfalto che guida il mio errare luccicando al sole che risale deciso l’orizzonte conferma le mie convinzioni, e strappa un soddisfatto sorriso al mio volto ancora contrito nella certezza dell’errore razionale.

Nonostante tutte le umane considerazioni per la Natura la primavera è già arrivata, almeno sui morbidi pendii che corteggiano la nobile Volterra e che mi cullano durante il viaggio.

 

       

 

Nonostante il pungente freddo l’aria non è tersa ed il verdi dei campi irregolari sfuma ondeggiante in un orizzonte debolmente offuscato da nebbie del mattino che il sole fatica a fugare.

Osservo il paesaggio infastidito dalla quasi impossibilità di una sosta per osservare e fotografare il paesaggio che scoglie i veli di ghiaccio sotto i raggi della nostra stella, liberando dal gelido abbraccio il saturo verde dei vigorosi virgulti che nascono tra le zolle; la strada stretta e tortuosa dove l’agile e snella Maia avrebbe consentito una veloce sosta impedisce alla ridondante sagoma della Bravo di rallentare la corsa senza causare intralcio e pericolo alla circolazione.

Non posso fotografare ciò che voglio, ma solo ciò che posso; laddove bastava fermarsi sul ciglio della strada ed estrarre velocemente la reflex dalla borsa serbatoio spesso senza nemmeno scendere di sella, ora occorre cercare uno spazio dove parcheggiare la larga sagoma aerodinamica dell’auto, sganciare la cintura di sicurezza, scendere, indossare il giubbotto prendere la borsa fotografica e finalmente scattare, finalmente………….

Il senso di impotenza diviene ancora più consistente quando, scorto uno scorcio ameno, tento di invertire la marcia del mezzo per tornare sui miei passi, voltare la agile Multistrada è questione di un attimo in qualsiasi condizione, per una Bravo il discorso è davvero diverso, tanto più che anche se prima o poi trovassi dove fare manovra poi non avrei a disposizione lo spazio per fermarmi a scattare.

Sono grande, inutilmente e stupidamente grande per questi territori.

 

E’ difficile anche osservare quello che scorre ai lati della strada, mentre Volterra affronta indomita sulla prora dello sperone roccioso che la ospita i verdi ma placidi marosi mi rendo conto quanto sia paradossalmente più pericoloso un istante di distrazione seduti nell’abitacolo di una macchina piuttosto che alla guida di una moto, la pur ridotta deviazione di traiettoria  di un corpo che si muove impegnando quasi tutta la sua corsia presuppone una pericolosa invasione della corsia altrui, più gestibile lo stesso minimo sbandamento se la sagoma del mezzo è decisamente più piccola della corsia.

 

   

 

Il paesaggio si inasprisce ed il verde lascia spazio ai colori invernali di fitti boschi dentro i quali si nasconde la strada che sale verso la mia prossima meta, il piccolo gruppo di case raccolte attorno al castello di Miemo.

 

       

 

L’asfalto malmesso che presto si presenta sotto le mie ruote è più sconnesso di buona parte degli sterrati che ancora in Toscana collegano alcune località tanto da farli rimpiangere, l’irregolarità mi accompagnerà fino a  Miemo e oltre il crinale collinare che separa la Valdera dalla Val di Cecina.

 

       

 

MIEMO

 

       

 

Il castello di Miemo circondato da una pieve e da un pugno di case è raggiungibile dopo qualche centinaio di metri di strada sterrata, costruzione risalente al medioevo, le prime citazioni risalgono infatti al 1186, fu recuperata in periodo Lorenese dopo secoli di abbandono.

La posizione a cavallo tra le due vallate (Valdicecina e Valdera)  ha fatto si che il suo possesso fosse conteso per lunghi anni tra le fazioni in lotta per l'egemonia territoriale.

 

 

Oggi è la tranquillità ad contraddistinguere questo inanimato borgo nascosto nel bosco, suggestivo palcoscenico per una tranquilla passeggiata dopo avere parcheggiato poche centinaia di metri più indietro per non intasare le piccole vie che corrono brevi tra le poche case.

 

       

 

La strada che scende verso la val di Cecina migliora progressivamente fino alla successiva sosta rappresentata dal piccolo borgo di Casaglia indicato da un arrugginito cartello posto sul bivio che improvviso appare dietro una curva, per fortuna poco più avanti un secondo bivio, decisamente più visibile, consente svoltare verso la nuova meta.

 

           

 

Anche stavolta evito di arrivare fino nei pressi del borgo parcheggiando un tornante prima del punto di arrivo, capita che oltre che dotati di spazi angusti i piccoli borghi della toscana possano essere stati riconvertiti in esclusivi residence, meglio quindi evitare possibili rimostranze da parte dei gestori, anche se ciò non mi è mai successo.

E’ anche vero però che in moto di solito tendo ad occupare molto meno spazio…..

 

           

 

Uno dei pochi (per non dire unico) vantaggi della odierna condizione di automobilista è rilevabile nella migliore condizione in cui mi trovo per affrontare delle passeggiate, l’abbigliamento termico obbligatoriamente indossato per sfidare i rigori dell’inverno in sella alle due ruote male si adatta a condizioni di sforzo fisico causando una eccessiva sudorazione che non sarà di facile gestione una volta ripartiti; gli stessi stivali da moto risultano ben lontani dalla comodità offerta da un qualsiasi paio di scarpe, figuriamoci da quella di scarpe ginniche.

 

CASAGLIA

 

   

 

Anche Casaglia dovrebbe affondare le sue origini nel medioevo ma le notizie in merito sono scarse, quello che appare invece certo è che parte delle sue antiche case oggi siano destinate  alla accoglienza turistica e che, probabilmente per questo motivo, il luogo appare in condizioni generali decisamente incoraggianti.

 

       

 

 

 

       

 

La piscina che osservo durante la mia passeggiata tra le case, scortato da un giocoso cane che mi segue felice,  conferma quelli che fino ad allora erano solo miei sospetti.

Dato il periodo anche qui regna la stessa placida tranquillità che avvolgeva Miemo.

 

       

 

           

 

Assolutamente più suggestivo però il contesto che mi circonda, grazie anche ad una posizione più panoramica e ad una maggiore estensione, oltre alla già citata migliore condizione delle antiche mura; il senso di solitudine, inoltre, contribuisce ad aumentare in maniera smisurata il senso della scoperta.

 

           

 

   

 

       

 

Terminata la visita e raggiunta la macchina mi trovo di nuovo a dover fare i conti con un pachiderma da fare ruotare in uno spazio ristretto e su di un fondo sconnesso (anche la strada per Casaglia è sterrata) invece di poter facilmente far invertire la direzione ad un agile felino.

Invertita la direzione proseguo verso la valle scavata dal fiume Cecina, una volta immesso sulla statale 68 mi dirigo verso est in direzione di Volterra, pochi chilometri dopo il bivio per il Gello attira la mia attenzione, dalla mappa mio possesso rilevo che anche da lì posso arrivare fino a Montecatini Val di Cecina percorrendo una strada che ha tutta l'aria di rivelarsi interessante.

 

   

 

           

 

La strada che raggiunge e supera il borgo di Gello è stretta e molto tortuosa,  il paesaggio circostante si rivela invece molto suggestivo sui verdi colli svettano prima il volto di Casaglia poi le possenti eliche di un impianto eolico ed infine la sagoma medievale di Montecatini.

 

           

 

MONTECATINI VALDICECINA

   

La brevissima sosta effettuata sette giorni prima incontrandomi con gli amici, aveva sollecitato la mia curiosità, il borgo aveva tutta l'aria di rivelarsi molto ma molto interessante, e il suo profilo ritagliato sul frastagliato orizzonte confermava i miei sospetti.

Ancora una volta è la solitudine a fare da padrona, poche le persone che passeggiano tranquille per le strette vie dell'antica cittadina, permettendomi così di osservare in silenzio il panorama urbano e le restanti testimonianze del fortificato passato medievale, unico neo le troppe auto parcheggiate nella piazza principale e nelle vie.

           

       

           

       

   

Ma Montecatini va di Cecina non è solo un interessante centro medievale, essa infatti offre anche una straordinaria vista sulla città di Volterra e sulle colline e le valli che la circondano, il colpo d'occhio è più che suggestivo, percorrendo la passeggiata appena fuori quel che resta dell'atto est delle mura si fa fatica a distogliere lo sguardo dal panorama per controllare dove si poggiano i piedi.

Nonostante il periodo di pieno inverno le delicate ondulazioni che movimentano il paesaggio si vestono di un verde di infinite tonalità, solo la tenue foschia che sfuma l'orizzonte impedisce di godere della massima potenzialità che questa terrazza può consentire, la prossima volta che incrocerò per queste contrade in una tersa giornata non mancherò di salire fino a questa terrazza per consentire al mio sguardo di spaziare indisturbato fino all'orizzonte.

           

           

Nonostante l'impedimento naturale dato dalla foschia osservo rapito il profilo della città di Volterra e delle sue celeberrime balze, per poi scuotermi a fatica dall'osservazione del bellissimo paesaggio e riprendere il mio cammino per le strade del paese, ritornando infine sui miei passi raggiungendo il parcheggio nel quale avevo momentaneamente abbandonato la mia auto.

Il tempo a mia disposizione si avvia al termine, una veloce occhiata alla inseparabile mappa mi permette di stabilire l'itinerario migliore per raggiungere la meta finale, prima di essa però c'è ancora tempo per un'ultima escursione.

       

       

       

       

Di nuovo in marcia percorro la strada e punta verso nord nell'intento di oltrepassare il paese di Orciatico e infine raggiungere Lajatico percorrendo per un breve tratto la statale 439 e poi deviare verso le due nuove mete.

       

I limiti della mia condizione odierna sono più che noti ormai,  ma questo non contribuisce minimamente a ridurre il senso di disagio che provo ogni volta che devo fermarmi per ammirare il panorama e permettere alla mia reflex di catturarne l'essenza,  a fronte delle numerose soste che avrei effettuato in sella all'agile Ducati né effettuo invece pochissime raggiungendo a piedi i vari punti di osservazione.

       

Una breve ed imprevista deviazione obbligata dalla volontà di osservare la città di Volterra da un'altra e più vicina angolazione mi consente di arrivare in prossimità di un bivio sul quale campeggia invitante un cartello indicatore che recita "itinerario dei calanchi", la strada sterrata che subito dopo si manifesta davanti alle ruote non modifica la mia decisione dalla inseparabile mappa ho potuto verificare il ricongiungimento del bianco sentiero con la strada che mi avrebbe riportato verso casa. Anche in questo contesto il veicolo a quattro ruote esprime i suoi limiti, concepito per un uso prettamente stradale male si adatta alle condizioni della strada che stiamo percorrendo, la ridotta luce da terra fa si che troppo spesso il fondo dell'auto tocchi il terreno con la ghiaia sopra di esso depositata.

   

Data la larghezza del veicolo è impossibile anche evitare buona parte delle pozze fangose che occupano il sentiero, impossibile ancora una volta non pensare a quanto sarebbe stato diverso percorrere questa strada in sella alla nera Multistrada che pur non essendo concepita per un uso in fuoristrada risulta sicuramente più agile e divertente della ingombrante Bravo, il sentiero che si restringe in maniera inaffrontabile scatena tutto il mio disappunto oltre ad obbligarmi ad un disonorevole dietro-front.

Oltre a risultare troppo angusto il viottolo sembra trasformarsi in un viscido acquitrino, eppure sono convinto che non avrei avuto difficoltà ad affrontarlo su due ruote per compensare così l'itinerario previsto ricongiungermi velocemente alla strada asfaltata.

       

LAJATICO

Il teatro del silenzio

 

 

 

  

 

Lajatico il celebre teatro del silenzio voluto da Andrea Bocelli per onorare la sua terra rappresenta l'ultima meta della giornata, più volte rammentato non avevo mai avuto occasione di osservarlo impossibile quindi perdere l'occasione di farlo oggi, anche perché nonostante tutto sto rispettando perfettamente la tabella di marcia che mi sono imposto.

Nonostante la scarsa agilità che oggi mi contraddistingue e mi limita.

 

   

 

       

 

 

Nelle molteplici tonalità del verde che sfuma sulle colline risaltano sgargianti i colori delle installazioni realizzate sul teatro, i "colori dell'anima" risaltano dall'omogeneità del paesaggio e dipingono un'ulteriore emozione nell'anima dell'osservatore, quasi irreale risulta l'immobilità che mi circonda, costante ormai la solitudine che dall'inizio del viaggio mi accompagna.

Un senso di soddisfazione mi avvolge pensando a come con poco sforzo sia possibile godere delle infinite risorse di questo straordinario paese se guidati da un'autentica voglia di esplorare e di viaggiare che porta a percorrere strade sconosciute verso mete che ben pochi considerano attraenti, prima di risalire in auto per intraprendere l'ultima parte del mio viaggio lasciandomi alle spalle le verdi colline, le meraviglie che ospitano e la piacevole solitudine che mi aveva finora scortato, da adesso sarà il traffico il mio principale compagno di viaggio.

 

 

           

 

       

 

       

 

Un nuovo viaggio è giunto al termine, un viaggio effettuato in modo diverso ma che avrebbe potuto non essere effettuato se a vincere fosse stato il pizzico di fanatismo che alberga nascosto in ognuno di noi e a causa dell'impossibilità di guidare Maia avessi rinunciato a partire. ma come detto prima il tempo è l'unica ricchezza rinunciare al viaggio avrebbe significato rinunciare al tempo a disposizione, sprecare una immensa ricchezza.

Non sono così ricco non lo posso permettere.

Un viaggio effettuato in groppa all'elefante è sicuramente meno avvincente di quello effettuato sul dorso di una tigre ma è pur sempre un viaggio.