Suggestioni Casentine

Esistono strade dirette per congiungere due località, esistono anche strade alternative se non si ha molta fretta che seguono la stessa direttrice ma allungandosi per soddisfazioni maggiori, esistono poi percorsi completamente diversi che uniscono i due punti percorrendo contesti interessanti anche dal punto di vista turistico senza però tenere in nessun conto la variabile temporale, e' quindi per poter conciliare esigenze personali con la voglia di percorrere strade paesaggistiche che nell'intento di raggiungere Firenze nella tarda serata mi dirigo nella direzione opposta, convinto da un paesaggio di verde dominante, pievi e Castelli disseminati sulla pendici dei monti che coingono la valle, e un contesto culturale unico: irrimediabilmente attratto dalle Suggestioni Casentine.

 

Il passo della Crocina: Da Terranuova a Talla

 

               

 

                       

 

E' compito della Setteponti condurmi fino alla partenza della tortuosa e divertente strada che conduce attraverso il passo della Crocina fino a Rassina e quindi nel Casentino, ma anche in questo caso non sarà la direttrice classica a condurmi oltre la catena del Pratomagno, poco prima del valico una deviazione sulla sinistra mi permette di raggiungere Talla percorrendo una strada diversa completamente immersa nel verde delle foreste del massiccio e che dal punto di valico mi permetterà di ammirare gli intensi colori primaverili che si rincorrono tra terra e cielo.

 

               

 

               

Raggiunte e superata Talla la inarrestabile curiosità che mi spinge sempre verso nuove conoscenze obbliga, poco prima di raggiungere Rassina, ad una breve deviazione verso il Castello di Salutio, indicato sulla strada principale, lo stato dell'agglomerato urbano e' di evidente abbandono, nondimeno la suggestione che riesce ad ispirare con le vuote occhiaie delle finestre dai vetri rotti vale la deviazione, il senso di solitudine e di desolazione e' palpabile.

Castello di Salutio

       

  

                       

       

Pochi chilometri e la prima meraviglia della giornata segna il mio ingresso ufficiale nella valle del Casentino, edificata sui resti di un tempio Etrusco in parte ancora visibile al lato dell'abside, regola la vita religiosa del luogo fin dall'anno 1000

 

La Pieve di Socana

 

               

 

E’ un aura particolare quella che avvolge le terre del Casentino, vallata Toscana, chiusa a nord dal passo di Croce ai Mori, che segue il corso iniziale del fiume Arno contenuta tra la dorsale appenninica e il massiccio del Pratomagno aprendosi a sud nella Valdichiana, qui infatti più che in ogni altra zona della regione la parola Medioevo assume contorni maggiormente definiti. Non ci sono motivazioni reali per giustificare questa sensazione predominante, esistono sicuramente contesti ben più rappresentativi dal punto di vista storico/artistico all’interno dei confini toscani, eppure essa appare ben leggibile addirittura non appena si inizia a percorrere con la fantasia le sue contrade pianificando il futuro viaggio.

La via principale che attraversa la valle raggiunta attraverso Rassina e' percorsa per poche centinaia di metri, appena fuori dal paese e' tempo di una nuova deviazione quella verso Chitignano, che, se in termini di avvicinamento alla mia meta finale non significa nulla dato che riprenderò la fondovalle poco più a nord, permetterà di percorrere strade sconosciute e consentirà di ammirare uno dei più antichi manieri del Casentino,

           

La deviazione permetterebbe di raggiungere una degli eremi più famosi d'Italia, se non di rilevanza mondiale, permeato di denso misticismo grazie alla figura del Fraticello di Assisi, san Francesco che qui trascorse parte della sua vita, l' EREMO DELLA VERNA, che però non visiteremo in questa occasione dedicando il tempo a disposizione alla esplorazione della valle.

 

 Il Castello dei Conti Ubertini

 

           

 

Immerso in un emozionante isolamento Il Castello dei Conti Ubertini e ' un dei più antichi manieri del Casentino, la posizione quasi nascosta dalla rigogliosa natura ed il silenzio intatto che ne abbraccia le mura conferiscono alla vista del maniero un aura emozionale intensa.

 

       

 

Osservare le statue poste sovrastanti in eterna difesa della porta di ingresso del maniero dirigere il loro sguardo verso una valle che più non vedono, nascosta dalle cime degli alberi, in belligerante attesa di un nemico che non esiste più o di un antico nobile che non tornerà in questi luoghi, crea un senso di angosciante pena che il fermarsi in silenziosa contemplazione non può che contribuire ad alimentare.

           

       

Indietro, per pochi chilometri torno sui miei passi, mi dirigo di nuovo verso il fondovalle , ma, ovviamente, non per la via diretta, è compito stavolta di una deviazione per la sconosciuta Sarna riportarmi verso Bibbiena osservando rapito la costanza dell'intenso verde che ricopre tutto ciò che lo sguardo riesce ad abbracciare.

           

Il merito di questa suggestione probabilmente si può attribuire sia alle rilevanti testimonianze religiose che proteggono la valle culminanti con gli importanti eremi di Camaldoli e La Verna, sia a quelle storico architettoniche riassumibili con lo stupendo e ben conservato castello dei Conti Guidi a Poppi. Non e’ di certo secondaria importanza la conoscenza di fatti rilevanti dal punto di vista storico avvenuti in questi luoghi, una su tutti, la battaglia di Campaldino, scontro tra le forze Guelfe e quelle Ghibelline, avvenuta l’ 11 giugno 1289 che lasciò sul campo più di 2000 morti,  consegnata alla leggenda e che ha contribuito a creare una moltitudine di miti e di leggende che ancora oggi animano inquiete anime vaganti sul luogo della battaglia. Non e’ da sottovalutare infine la presenza sul campo di battaglia di un giovane Dante Alighieri che insieme ad altri letterati contribuì alla creazione della leggenda con resoconti spesso distorti dalla realtà che tanto hanno significato per la creazione della straordinaria reputazione del Casentino.

 

Il castello di Sarna

 

                   

 

           

 

               

 

Il mio errare riporta infine le ruote della Multistrada sulla direttrice principale, poco lontana adagiata su di una bassa collina la città di Bibbiena attende impaziente di essere esplorata.

BIBBIENA

 

               

 

Chiesa di San lorenzo

 

           

 

L' inconfondibile arte Robbiana decora i muri della Chiesa, una presenza quella delle celebri terrecotte che si ritrova ovunque nel Casentino Particolari giochi di debole luce proveniente essenzialmente di rosoni decorati creano importanti suggestioni, ancora una volta intensificate dalla solitudine ed il silenzio che questo azzurro giorno di primavera ha garantito oramai ovunque

 

           

 

Il Casentino non è solo storia e leggenda , è anche  Arte, Cultura e natura. Arte per le numerose espressioni presenti nelle chiese e castelli della vallata tra le quali occorre segnalare l’importante numero di opere Robbiane osservabili ad iniziare dal santuario della Verna,  Cultura per i numerosi musei di arte varia qui disseminati o per gli esimi esponenti delle varie Arti che qui hanno visto i loro natali , dal Guido Monaco di Talla al Paolo Uccello di Pratovecchio al Dino Campana di Stia oppure che qui hanno soggiornato come Gabriele D’annunzio o che hanno contribuito alla sua grandezza come Lorenzo il Magnifico.

 

 

 

   

 

 

           

 

 

           

 

In lontananza si osserva adesso l'inconfondibile sagoma del castello di Poppi, indiscutibile emblema delle terre del Casentino e degli antichi fasti medievali.

La sua storia documentata inizia circa nel 1169, per terminare con l'unità d' Italia ed il cessare della sua importanza militare e strategica che lo hanno visto prima proprietà dei Conti Guidi poi castello Fiorentino al servizio della Signoria teatro di importanti battaglie che hanno sottolineato la storia di questi luoghi ma anche dalla stessa Toscana e delle sue belligeranti Signorie.

 

               

 

IL CASTELLO DI POPPI

 

       

 

 

           

 

All'interno del castello è custodita  la Biblioteca Rilliana, importante raccolta ricca di centinaia di manoscritti medievali e di incunaboli.  
Altro elemento di assoluto rilievo qui presente è la cappella dei Conti con un ciclo di affreschi trecenteschi attribuiti a Taddeo Gaddi, allievo di Giotto

 

           

 

La facciata del castello, sormontata dalla unica torre, la cui continuità e' interrotta dalle ordinate bifore costituisce segno distintivo di questo frutto medievale.

 

               

 

Dalle mura merlate in giornate particolarmente terse come solo la primavera e il tardo autunno sanno regalare si osservano rapiti i dintorni e lo stendersi verso sud della valle del Casentino.  Ma Poppi non e' solo Castello, le sue contrade sapranno appagare la curiosità e la voglia di conoscenza di qualsiasi viaggiatore che abbia il tempo di percorrerle.

 

               

 

La natura è certamente in profonda simbiosi con il Casentino, unione che trova la sua massima celebrazione con i suddetti santuari, ma e’ anche presente in forma individuale nella meravigliosa estensione del parco delle Foreste Casentinesi compreso tra i passi del Muraglione a nord e dei Mandrioli a sud ed attraversato dal passo della Calla, non e’ da meno la presenza naturale sulle opposte pendici del Pratomagno raggiungibili dal passo della Consuma.

 

           

 

Badia di S. Fedele

 

       

 

Datata XI secolo conserva al suo interno pregevoli opere artistiche tra le quali si distingue un crocefisso Giottesco oltre a tavole, tra gli altri, del Solosmeo e del Passignano.

 

                       

 

 

       

 

               

 

I portici architettonicamente rari in terra di Toscana guidano il visitatore e il suo sguardo tra al Badia e la parte alta della città di Poppi sulla quale svetta il Castello, innumerevoli i particolari che rapiscono l'attenzione durante l'esplorazione di queste contrade

 

                       

 

 

                       

 

E' il clangore delle armi quello che risuona in una illusoria osservazione della piana che si stende davanti a miei occhi nonostante la devastazione industriale ed edilizia di questa zona che tenta in ogni modo di cancellare la storica suggestione, la fantasia vola libera scatenando immagini di eroiche imprese ed immedesimandosi nei protagonisti di epici combattimenti tra nobili guerrieri in sella ai loro purosangue, distortamente condizionata da decenni di false citazioni non prende nemmeno in considerazione la possibilità tutt'altro che remota, statisticamente ma anche socialmente parlando, di partecipare alla battaglia nelle terrorizzate vesti di un umile quanto oscuro fante.

E' un guerriero senza paura quello che in sella ad un nera cavalla meccanica sguaina la sua pesante spada in difesa delle sue contrade dalle nemiche orde........

 

La piana di Campaldino

 

L'11 giugno 1289 nella battaglia di Campaldino, alla quale partecipò anche Dante, i guelfi fiorentini ed i loro alleati, agli ordini di Amerigo di Narbona, misero in rotta i ghibellini di Arezzo, guidati dal podestà Guido Novello. Nella battaglia si distinse Corso Donati, mentre caddero molti comandanti ghibellini, tra i quali il vescovo Guglielmo degli Ubertini e Buonconte da Montefeltro, protagonista del V canto del Purgatorio. Con la vittoria di Campaldino ebbe inizio l'egemonia guelfa di Firenze sulla Toscana.

 

V canto del Purgatorio

 

Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;  «Giovanna o altri non ha di me cura; per ch'io vo tra costor con bassa fronte»

E io a lui: «Qual forza o qual ventura ti travïò sì fuor di Campaldino, che non si seppe mai tua sepultura?» «Oh!», rispuos'elli, «a piè del Casentino traversa un'acqua c'ha nome l'Archiano, che sovra l'Ermo nasce in ApenninoLà 've 'l vocabol suo diventa vano, arriva' io forato ne la gola, fuggendo a piede e sanguinando il piano. Quivi perdei la vista e la parola; nel nome di Maria fini', e quivi caddi, e rimase la mia carne sola.I o dirò vero e tu 'l ridì tra ' vivi: l'angel di Dio mi prese, e quel d'inferno gridava: "O tu del ciel, perché mi privi? Tu te ne porti di costui l'etterno per una lagrimetta che 'l mi toglie; ma io farò de l'altro altro governo! "Ben sai come ne l'aere si raccoglie quell' umido vapor che in acqua riede, tosto che sale dove 'l freddo il coglie. Giunse quel mal voler che pur mal chiede con lo 'ntelletto, e mosse il fummo e 'l vento per la virtù che sua natura diede. Indi la valle, come 'l dì fu spento,  da Pratomagno al gran giogo coperse di nebbia; e 'l ciel di sopra fece intento, sì che 'l pregno aere in acqua si converse; la pioggia cadde e a' fossati venne di lei ciò che la terra non sofferse;e come ai rivi grandi si convenne,  ver' lo fiume real tanto veloce si ruinò, che nulla la ritenne. Lo corpo mio gelato in su la foce trovò l'Archian rubesto; e quel sospinse ne l'Arno, e sciolse al mio petto la croce ch'i' fe' di me quando 'l dolor mi vinse;  voltòmmi per le ripe e per lo fondo, poi di sua preda mi coperse e cinse».

 

 

Abbandonate le suggestioni epiche, mi dirigo verso Pratovecchio lugo dal quale abbandonerò il Casentino per ritornare nella valle scavata dallo stesso fiume che segue in parte il percorso di questa valle e che da lui prende il nome: il Valdarno, oltrepassando il valico della Consuma, poco dopo il bivio e' assolutamente d'obbligo una sosta ad una delle Pievi più grandi del territorio, edificata nell'anno 1152

 

Pieve di Romena

 

 

               

 

Ma se i luoghi simbolo rappresentano le mete impedibili di un viaggio in questa zona, non  sono da sottovalutare, tempo permettendo,  tutte quelle deviazioni dal percorso principale che conducono il viaggiatore verso piccoli invisibili gioielli che punteggiano la valle e le sue pendici, siano esse piccole chiese sperdute, manieri tristi nel ricordo dei passati fasti o sparuti borghi nascosti tra il verde dei boschi. 

Poco lontano sono i ruderi del castello di Romena ad attrarre la nostra attenzione, attento osservatore del territorio circostante dalla sua collina da notizia della sua esistenza a partire dall'anno 1008, non saranno gli eventi umani a segnarne il degrado attuale ma un violento terremoto che colpi la zona nel 1579

               

Pennellando agilmente le curve sinuose del passo della Consuma, per fortuna senza la presenza di pericolosi "tagliacurve", raggiungo il valico dove, abbandonata Maia tra alcuni missili terra-aria li presenti, mi avvio a piedi verso il celeberrimo chiosco dispensatore di ottima schiacciata farcita che accompagnerò con una buona birra prima di ridiscendere verso valle, il viaggio è terminato ma non sono assolutamente terminate le sorprese che il casentino potrà ancora regalare in un prossimo viaggio, numerose sono le strade da percorrere ed i tesori da scoprire, senza fretta.....