E' un inverno decisamente atipico, le temperature sarebbero nella norma, non e' la prima volta che scendono ben al disotto dello zero, la cosa strana e' l'umidità residua dei (tanti) giorni di pioggia che trasforma le strade collinari in pericolosi sentieri ghiacciati, poche volte ho vissuto un simile situazione sulle strade di casa.

Il freddo non e' mai stato un problema, neanche quando la protezione era affidata ad un inutile piumino e un paio di altrettanto inutili jeans, figuriamoci oggi inserito nella tecnologica fasciatura di gore-tex e wind-tex, attendo quindi che i deboli raggi del sole sciolgano la bianca patina dalle strade prima di vestirmi e di accendere Castalia, che dopo quasi un mese di inattività borbotta indispettita prima di emettere il suo inconfondibile sommesso rombo

 

           

 

In questi periodi dell'anno una delle zone piu' belle in assoluto e' rappresentata dalle crete senesi, magico e mutevole paesaggio mai uguale a se stesso in ogni stagione, in ogni giorno dell'anno, che attraverso il freddo paesaggio del Chianti brullo e monocromatico raggiungo lentamente, nei tratti in ombra il ghiaccio ricopre pericolosamente buona parte della strada.

 

       

 

Taverne d'Arbia e' la porta di ingresso a questo magico mondo, la SS438 Lauretana si svolge serpeggiante davanti a me, poche curve e pochi km dopo il paese il panorama delle Crete appare in tutto il suo splendore.

Inaspettata e' la magia dei colori, al terso ed intenso blu' del cielo che solo l'inverno riesce ad esprimere non si contrappone il freddo marrone delle zolle rivoltate, un morbido tappeto verde ammanta i dolci profili, i primi germogli sono gia' spuntati, l'inverno non sara' infinito.

Le soste sono molteplici ed obbligate, la veloce compatta digitale lascia spesso il posto alla "romantica" reflex, mentre scatto solo il mio respiro turba l' assordante silenzio che avvolge  paesaggio, intorno a me tutto e' immobile tiepido rassicurante, un brivido sale sulla schiena, ma non e' il freddo, non mi abituero' mai a tanta armonia ogni volta sara' come se fosse la prima.

 

           

Raggiungo e  lascio sfilare la città di Asciano e percorro la stretta e marcatamente ondeggiante SS451 (sembra di essere sulle montagne russe, ma occorre fare attenzione, i cambi di direzione improvvisi al termine delle salite possono cogliere impreparati) che passando dalla Abbazia di monte Oliveto Maggiore mi porta fino a Buonconvento.

BUONCONVENTO

 

Le mura cittadine sono finalmente sgombre delle impalcature che per alcuni mesi le hanno  oscurate e il restauro permette di ammirarle in un nuovo splendore, parcheggio nella nuova piazza antistante l'ingresso e mi accingo a percorrere le strette  e quasi deserte strade medievali, suggestive in questa tranquillo mattino.

       

Il Nome della citta' deriva dal latino bonus conventus e ha il significato di comunità felice, fortunata: una buona adunanza di persone che gode della fertilità della terra e dei vantaggi derivanti dalla vicinanza dei fiumi Arbia e Ombrone, nonché dall'ottima posizione presso il guado del fiume sull'importante Via Francigena o Romea.Qui i viandanti interrompevano il viaggio per alloggiare e rifocillarsi.

           

           

E' il silenzio che fa' da colonna sonora mentre cammino sulle pietre che hanno visto calzari delle piu' disparate fogge percorrere i secoli all'interno delle mura cittadine, l'atmosfera, complice l'assoluta solitudine, e' veramente emozionante.

           

           

Da Buonconvento proseguo sulla Cassia verso sud per poche centinaia di metri, poi il bivio per Murlo attira la mia attenzione e la decisone e' presto presa.La strada si snoda piacevolmente sulle colline, ma la bassa temperatura e l'umidità presente sull'asfalto consigliano una guida decisamente prudente, nei pressi del centro abitato di Bibbiano un cartello dedicato al Castiglione del bosco attira la mia attenzione, poco dopo le mura merlate che scorgo in lontananza mi convincono ancora di piu' ad effettuare una breve deviazione.

CASTIGLIONE DEL BOSCO

Il castello nascosto

               

Un breve tratto di strada sterrata mi permette di raggiungere il castello semi nascosto dalla vegetazione, un cartello di divieto di accesso eroso dal tempo mi impedisce la salita dalla rampa principale ma proseguendo si puo' arrivare davanti alla porta di ingresso del Castello dalla parte posteriore.

                   

Il mondo Medioevale nel quale oggi mi sono immerso continua a suggestionarmi, non mi sorprenderei se le sentissi grida di avvertimento della ronda di guardia rompere il silenzio ed intimarmi l'alt, anche il mio respiro sembra disturbare le antiche mura che abbandono poco dopo averne eslplorato la parte di libero accesso.

Un fugace e infantile pensiero su quello che potrebbe nascondere al suo interno, poi il rombo di Castalia mi riporta nel presente.

 

       

da Bibbiano a Murlo

           

La strada che porta verso Murlo e' costeggiata da Casali e Castelli praticamente intatti che insieme alla mia odierna apprezzata compagna, la solitudine, continuano a conferire una sorta di alone storico a questa mia uscita invernale.

           

La strada ispira un ritmo decisamente piu' "ondeggiante" ma non mi lascio ingannare dal tepore che permea la mia moderna e tecnologica corazza, la manetta del gas resta sotto un deciso controllo. Le antiche mura di Murlo appaiono presto alla mia sinistra.

 

           

MURLO

Il nome della località deriva dal latino "Murulus" che letteralmente significa "muretto", con il significato di luogo murato.

           

Il castello di Murlo, nella sua tipica struttura urbanistica fortificata, risale al periodo medievale (XII secolo) quando fu centro principale del Feudo dei vescovi di Siena o Vescovado.

           

La pianta, così come appare oggi, testimonia le trasformazioni avvenute alla fine del ‘500 dopo la caduta della Repubblica di Siena e rivela la struttura del castello con le mura sovrastate da piccole abitazioni che circondano il Palazzo del Vescovo (oggi sede del Museo Archeologico ), l’edificio delle carceri e la cattedrale. Le porte di accesso al castello sono due.

       

Una curiosità: Murlo fu sicuramente un abitato etrusco ed ancora oggi, anche per colpa o merito di un certo isolamento che ha caratterizzato queste zone, si riconoscono nei lineamenti degli abitanti quelle lontane origini.

       

Chiesa di San Fortunato

Se ne ha notizia dal XII sec., ma la costruzione attuale risale alla fine del Cinquecento; nel XVII sec. furono eretti i due altari del transetto, in stucco, a imitazione di marmi policromi, con le tele di Astolfo Petrazzi ("I Santi Biagio, Domenico, Caterina da Siena e Sebastiano in adorazione della Madonna col Bambino") e di Dionisio Montorselli ("L'Assunta con San Biagio e un Santo Vescovo"). Anche il fonte battesimale risale alla fine del Seicento: nella vasca è stato riscoperto un fonte più antico, quattrocentesco, che reca scolpiti festoni, una fascia decorata a fogliame e il monogramma bernardiniano. Da notare anche due acquasantiere: una cinquecentesca e l'altra trecentesca.

       

DEVIAZIONE PER IL CASTELLO DI CREVOLE

Ruderi suggestivi

La zona dove sorge il castello di Crevole, praticamente l'intero territorio comunale odierno di Murlo, fu in epoca medievale uno dei principali feudi del Vescovo della vicina Siena. Il privilegio fu accordato nel 1189 e già alla fine dello stesso secolo il dominio vescovile sull'area era totale, tanto che essa costituiva quasi per intero il suo patrimonio fondiario. Dal 1274 pur mantenendo pieni poteri sul feudo i vescovi furono soggetti all'obbligo di milizia a favore del Comune Senese e dal 1387 al pagamento di un tributo. Solo nel 1749 furono aboliti i diritti del vescovo su Murlo e il suo territorio. A testimonianza del lungo periodo trascorso sotto l'egemonia ecclesiastica una frazione del capoluogo porta ancora oggi il nome di 'Vescovado'.

           

Sebbene il già nominato paese di Murlo fosse il capoluogo del feudo un'altra residenza   importante del vescovo fu il Castello di Crevole, già esistente al momento della costituzione dei privilegi ma in seguito ingrandito e maggiormente fortificato per meglio rispondere alle esigenze del nuovo proprietario. Nei primi anni del XIV° secolo il vescovo Malavolti potenziò ulteriormente la struttura. La guarnigione di stanza al castello era senese, seppure stipendiata dal signore del feudo e la stessa Siena tentò di impadronirsene alla fine del '400. Il più importante fatto d'arme che interesso Crevole fu anche l'ultimo atto della sua esistenza: durante la guerra di Siena le truppe imperiali rasero completamente al suolo la fortificazione. Dell'importante maniero, un tempo cinto da doppio circuito murario e ricco di torri, restano oggi solo la torre al vertice della collina (presumibilmente nucleo originario del primo fortilizio), parte delle cortine murarie del mastio e alcuni tratti della parte basamentale della cinta muraria esterna. Totalmente abbandonato fino a pochi anni fa, oggi l'insieme fa parte di un'azienda agrituristica e gli scarsi resti sono stati consolidati

RIENTRO VERSO LA SS2 CASSIA

Morbidi pendii

 

           

Dopo la breve deviazione verso il Castello di Crevole rientro molto lentamente verso la Cassia, le colline circostanti mi ammaliano con il loro splendore,e la macchina fotografica si prodiga in continui scatti nel tentativo di catturare la massima emozione.

       

       

LUCIGNANO D'ARBIA

               

Ultime luci del giorno......

Una breve escursione nel piccolo centro di Lucignano d'Arbia segna la fine di questa breve ma suggestiva giornata, mentre il sole tinge di rosso l'aria circostante mi avvio deciso verso il caldo abbraccio della mia magione.