Tre passi celeberrimi, divertenti, emozionanti, affollatissimi in ogni periodo dell'anno, troppo affollati quando gli asfalti si riscaldano e del brecciolino instabile  portato dalla neve resta solo il ricordo, tanto affollati che percorrerli diventa quasi pericoloso, troppi esaltati, troppi esasperati tutori dell'ordine in azione, per questo alla voglia di affrontare le tortuosità più famose del centro Italia si contrappone quell' istinto di  conservazione che ormai da qualche anno ha la meglio.

Eppure pensandoci bene forse uno spiraglio di divertimento sicuro ancora si riesce ad intravedere, sicuramente esiste infatti un momento, anche nei giorni di fine settimana normalmente più densi di presenze, in cui e' possibile godere di una esclusiva percorrenza in solitaria di questo asfaltato luna park con temperature adatte alla perfetta aderenza di gomme non destinate ad un uso sportivo e per le quali il torrido sole del meriggio estivo risulta quasi dannoso.

Finalmente arriva anche l'occasione per porre in opera quanto da tempo ipotizzato, un fine settimana trascorso in una casa sull'Appennino Tosco-Emiliano a pochi chilometri dal passo della Futa si evidenzia come l'occasione da non lasciarsi sfuggire, il tiepido alito del sole nascente sarà la mia guida sulle curve deserte dei tre passi.

Il campanile del paese scocca le ore 06.00 del mattino quando inserisco la chiave di accensione nel quadro delle nera Ducati Multistrada .

Valico di MONTEFREDENTE    700 mt

 

Il tracciato che mi raccorderà al primo valico della giornata mi permette di scaldare la gomme ai primi raggi del sole sulle curve dissestate che dopo il piccolo borgo di Madonna dei Fornelli scavalcano le placide acque del lago di Castel dell' Alpi dove si specchiano le candide nuvole naviganti nel fresco cielo azzurro.

Dopo il lago il fondo stradale migliora sensibilmente fino al crocevia che mi immette sulla statale 65 in direzione Raticosa.

Il lago di Castel dell'Alpi

               

Non sono molti i chilometri che mi separano dal valico, ma la sensazione quasi infantile di un egoismo che mi attribuisce un improbabile possesso esclusivo di queste terre unita ad una assenza quasi totale di miei simili di ogni forma motorizzata conosciuta fa si che la percorrenza di questo breve tratto costituisca il realistico ed emozionante preludio al proseguo della mattinata, l'inizio di un viaggio breve ma intenso nel quale contano le dimensioni spaziali ma diventano significative sopratutto quelle temporali che permetteranno di affrontare questi celebri passi senza l'affollamento che normalmente li contraddistingue.

Passo della RATICOSA    968 mt

               

Il sole ancora basso sull'orizzonte abbaglia le pendici montane sulle quali rotolano immobili le balle di fieno appena tagliato ed illumina il deserto piazzale del passo della Raticosa, davanti al bar dove mi concedo il primo caffè della giornata sostano un paio di moto a dimostrazione di una predisposizione mattiniera che non è mia esclusiva ma comunque patrimonio di pochi. 

           

Dopo pochi chilometri abbandono la strada che conduce verso il passo della Futa per invertire la pendenza e scendere verso valle e la cittadina di Firenzuola, il tracciato adesso si fa ancora più interessante, i grigi andamenti sinuosi dell'asfalto accarezzano campi mietuti e scoprono visuali improvvise sulla vallata sottostante nella quale sbadigliano sonnolenti piccoli borghi, immediata la sicura acquisizione del ritmo che scatena la sinfonia, uomo e mezzo si muovono leggeri sulle arricciature del percorso.

       

       

Le rotonde balle osservano invidiose nella loro staticità il mio movimento ritmico incapace di arrestarsi anche quando mi fermo per osservare il panorama e congelare sulla memoria digitale il continuo movimento della strada.

FIRENZUOLA

               

Passo del GIOGO    882 mt

       

Oltrepassata Firenzuola inizia la risalita verso il passo del Giogo, il grigio chiaro dell'asfalto che mi ha fin qui accompagnato lascia il posto ad un granelloso e giovane manto antracite scuro sul quale serpeggiano immacolate candide linee, adesso la simbiosi è completa, lo sguardo segue preventivamente le evoluzioni del nastro scuro che il nero animale seguirà morbido nella sua azione di risalita verso il passo nella quale la tecnica si fonde con l'istinto.

           

       

Sul passo del Giogo quasi deserto un motociclista legge tranquillo il giornale seduto ad un tavolo di legno, le nubi evanescenti del mattino abbracciano i vicini rilievi, un quadro incredibilmente tranquillizzante per un luogo solitamente animato dal vociare confuso dei tanti motociclisti e dal rombo assordante dei motori.

           

La tranquilla ma costante discesa che scende tra le fronde degli alberi verso valle interrompe la sua corsa nel borgo di Scarperia incantevole testimonianza storico artistica della valle del Mugello, le strade del villaggio insolitamente animate per l'ora si preparano allo svolgimento del mercato antiquario.

SCARPERIA

               

LA PROPOSITURA

       

           

IL PALAZZO DEI VICARI

           

                

Terminata la visita al coinvolgente paese decido di risalire verso il passo della Futa per una via alternativa a quella prevista che mi avrebbe fatto attraversare San Piero a Sieve e risalire le pendici montane a partire dal lago di Bilancino, in parte preoccupato per la possibile presenza  di missili terra-aria data l'ora non più così mattiniera e in parte attratto dalla nuova prospettiva mi dirigo verso Galliano e Panna per riagganciare poi la strada del passo poco prima del suo termine.

       

La via della Panna

       

           

       

La scelta si rivela vincente, la strado certo meno entusiasmante della sinuosità alla quale ho rinunciato e' premiante dal punto di vista paesaggistico ad iniziare dal duplice filare di cipressi che accompagna per un breve tratto la mia tranquilla corsa.

           

               

               

Passo della FUTA    903 mt

               

Sono le ore 10.00 quando spengo il motore davanti al bar del passo della Futa dopo avere affrontato in solitaria anche l'ultimo tratto della salita contraddistinto da neri curvoni parabolici tanto lenti quanto divertenti per la guida, nonostante l'ora non più mattiniera la mia e' l'unica moto parcheggiata nel piazzale, un veloce caffé ed è tempo di rientrare alla base.

           

           

Le ultime curve le regala il tratto di strada che mi riporta verso Pian del Voglio per una degna conclusione di questa intensa quanto breve mattinata iniziata poco dopo il sorgere del sole e terminata prima che il risveglio generale mi riporti nel normale contesto temporale.