IL CASTAGNO DI ANDREA

Moto e trekking verso le sorgenti del fiume ARNO

Il temporale mi ha colto quasi di sorpresa mentre scendo verso il Casentino, nuvoloni neri carichi di pioggia nascondono il monte Falterona, il passo della Calla e la successiva salita verso il monte Falco appaiono adesso piu' lontani del previsto.

Non mi arrendo, in fin dei conti un problema va affrontato da diversi punti di vista per trovare la soluzione, torno sui miei passi e, valicato il passo della Consuma scendo verso Firenze, dalla localita' Borselli prendo per Scopeti via Cigliano, la stretta stradina mi porta sulla SS67 che porta fino a Dicomano e poi a S. Godenzo, da li' invece di proseguire per il famoso passo del Muraglione prendo per il bivio per Castagno di Andrea appena entrati in paese. 

La strada e' stretta ma il paesaggio si fa' interessante, i nuvoloni adesso di fronte a me continuano a brontolare ma la pioggia appare lontana.

L'asfalto mi segue fino poco dopo il piccolo paese di castagno di Andrea, la strada si fa' stretta e malandata per poi cambiare in uno sterrato compatto.

               

Dopo pochi polverosi chilometri si arriva al parcheggio ai confini del parco, la strada continua ma e' solo forestale, poco piu' avanti una sbarra la chiude definitivamente.

Parcheggio la moto e, zaino in spalla, mi incammino verso il punto di partenza dei vari sentieri trekking, non sono attrezzato in maniera ineccepibile (scarpe da ginnastica e jeans non sono il massimo) ma la mia e' solo una missione esplorativa, ho poco tempo a disposizione, porto comunque con me acqua e un k-wai per proteggermi in caso di pioggia, oltre al telefono cellulare.

               

I sentieri sono perfettamente segnalati e anche i cartelli sono molto chiari.

Seguo la direzione per capo d'Arno anche se, viste le distanze, non credo di raggiungere, e' troppo tardi, inutile rischiare da solo con poco allenamento

       

Salgo in solitaria sul sentiero, mentre il bosco, per niente silenzioso, mi avvolge con le sue fronde.

                               

La salita diventa impegnativa ma mai difficoltosa, non sento molto la fatica, sono troppo impegnato a guardarmi intorno, il sottobosco quasi immobile, non e' mai uguale, nonostante tutto non mi sento solo, anzi, lo sono come poche volte nella vita, ma la sensazione e' piacevole, sono in compagnia unicamente di me stesso.

               

Dopo una buona mezz'ora raggiungo le Crocicchie, un largo spiazzo dove i due principali sentieri della zona si incrociano, il dubbio sulla direzione da prendere lo scioglie la prudenza, come preventivato si torna indietro, l' ora che mi ero dato come limite e' raggiunta.

       

Scendo, ritornando sui miei passi, il sentiero e lo stesso ma la vista coglie altri particolari che prima erano sfuggiti, una strada e' come una moneta ha sempre un "recto" e un "verso", non puoi dire di conoscerla se non la percorri in entrambe le direzioni.

Raggiungo il parcheggio e la mia moto, mentre chiudo lo zaino nel bauletto mi tornano in mente le raccomandazioni materne di alcuni anni fa': sei tutto sudato non salire sul "motore", sorrido mentre indosso maglia asciutta e giubbotto.

La Multistrada borbotta permalosa quando l'accendo, sembra offesa dall'abbandono, ma dopo poche curve ha già dimenticato tutto e trotterella briosa verso casa.

           

"FREEVAX" Ducati MTS 1000 "Medusa"

07 Agosto 2004