2 OTTOBRE 2010 - LE COLLINE DEL VINO

 

           

 

Nonostante l'apparente orario antelucano dato dalle tenebre appena rischiarate dall'alba ormai imminente il momento nel quale mi aggiro per le deserte strade di Canelli è più tardo di quanto normalmente sia abituato a fare, la stanchezza causata dalla intensa giornata precedente ha fatto si che abbia indugiato nel caldo letto più del solito trovandomi ad affrontare le ultime testimonianze della scura notte solo a causa del calendario ormai più che autunnale ed un alba di conseguenza più tarda.

 

       

 

       

 

La veloce esplorazione, supportata dal classico caffè amaro, si svolge sotto un cielo quasi terso sul quale campeggia una sensuale falce di luna, l'ottimismo che questa condizione potrebbe infondere in me è purtroppo limitato dalla spire di nebbia che sempre più dense risalgono le verdi pendici dei colli addobbati a vigna; il giorno appena annunciato non porterà con se l'azzurro sperato.

Con il sorgere del nascosto sole anche la luna scompare dietro la lattiginosa tenda.

 

       

 

Ci mettiamo in marcia mattinieri dopo una abbondante colazione, ben decisi a portare a termine l'esplorazione di queste sconosciute lande e sperando che con il passere delle ore la nebbia si arrenda alla potenza del sole; decidiamo anche in funzione di ciò, e con il beneplacito del gestore dell'agriturismo, di invertire il giro programmato ed effettuarlo in senso orario per raggiungere prima le cime più alte del territorio delle Langhe dove è più probabile che la nebbia si diradi prima che nelle altre zone. 

 

       

 

CORTEMILIA

 

       

 

Sappiamo per certo che non riusciremo a completare l'itinerario così come preventivato, troppe le cose da vedere e i chilometri da percorrere per pensare realisticamente di vedere tutto nel senso stesso della parola e non come una fugace ombra che scorre a fianco dei nostri mezzi, qualcosa dovremo comunque osservare velocemente qualcos'altro non osservarlo per niente.

Così come succede per la prima tappa, Cortemilia, raggiunta dopo le prime tortuose e divertenti avvisaglie di langa e solo superficialmente considerata.

Bocca di Forche    809 mt

PRUNETTO

 

Tocca quindi al castello di Prunetto medievale Castello costruito intorno al XII sec e potenziato nel XVI dai Del Carretto signori dei feudi Liguri e del basso Piemonte, il compito di diventare la prima tappa della nostra escursione e dichiarare così aperto il primo raduno di EGO.

Raggiunto dopo avere superato il primo valico della giornata (anche se in totale saranno solo due), si mostra a noi dall'alto di una poco accenata e verde collinetta

 

           

       

Compito quello inaugurale che la suggestiva struttura espleta in maniera superba; nonostante la nebbia che caparbiamente impedisce all'azzurro di mostrarsi in tutto il suo splendore, la spigolosa mole del castello ed i silenti dintorni adornati di verdi prati e colorato fogliame autunnale emozionano in modo inequivocabile gli stupiti visitatori.

Un esordio, questo Langhigiano che per il momento si rivela al di sopra delle aspettative, se il buongiorno si vede dal mattino....

       

       

           

           

Anche a Monesiglio, situato pochi chilometri dopo Prunetto, decidiamo di dedicare pochi minuti di osservazione; a Bossolasco che raggiungeremo a breve ci attendono intanto due amici Piemontesi arrivati da Biella per trascorrere alcune ore in nostra compagnia; meglio non farli attendere.

MONESIGLIO

           

           

   

Bossolasco è situato praticamente su quel confine ideale rappresentato dal bacino del fiume Belbo che divide il territorio delle langhe in due settori: l'Alta Langa situata a sud del torrente che comprende le zone più aspre le cui cime, anelanti ai rilievi Liguri, si attestano tra i 600 ed i 900 mt e vengono essenzialmente coltivate a pascolo e dedicate all'allevamento e alla raccolta di castagne; e la Bassa Langa più tipica nel paesaggio con i filari dei vigneti che si inseguono sui pendii collinari.

 

           

 

E' possibile riconoscere tra le due zone anche un terza denominata Media Langa che rappresenta il passaggio altimetrico ideale tra i suddetti contesti territoriali e che viene dedicata oltre che alla coltivazione vinicola anche a quella da frutto e alle celeberrima nocciole richiestissime sul mercato dolciario.

BOSSOLASCO

       

 

Mentre gli amici conversano una volta riuniti con i due indigeni regionali, Lele e Titti, io mi concedo una breve ricognizione del piccolo borgo dal quale, nebbia permettendo, si dovrebbe godere inoltre di un bel panorama sulle Langhe.

Oggi purtroppo l'implacabile coltre non pare intenzionata a concedere tregue, meglio concentrarsi quindi sul patrimonio storico/architettonico e sulla ineluttabile verità che, prima solo latente, oramai stà venendo inesorabilmente a galla. 

 

Chiesa Patronale San Giovanni Battista

 

Della chiesa originale datata 1400 resta solo il campanile, ciò che è osservabile oggi è frutto di un rifacimento del 1927 compresi gli affreschi anch'essi ad imitazione degli scomparsi originali del'400; la chiesa vale comunque una visita, sopratutto se risulta impossibile apprezzare ciò che più contraddistingue questo centro dell'Alta Langa: il panorama.

       

       

Sella di Bossolasco 709 mt

Definire insufficiente il tempo che ci siamo concessi per visitare questa splendida zona del Piemonte appare sempre più come come un eufemismo, quello che prima avevamo tentato di ignorare poco a poco ritorna prepotentemente alla mente: le Langhe sono un territorio esteso ricco di attrattive storiche artistiche e culturali (per non parlare di quelle enogastronomiche) dove Uomo e Natura hanno lavorato fianco a fianco per definirne i suggestivi tratti somatici, tentare di comprenderne l'essenza in un solo giorno è assolutamente improponibile oltre che impossibile.

Il paragone con l'altra celeberrima zona vinicola italiana da me ben conosciuta, il Chianti, mi permette di capire ancora di più il differente approccio che intercorre tra me e gli Amici che per la prima volta si trovano a percorrere al mio fianco le emozionanti strade del Gallo Nero e quanto sia importante per meglio focalizzare un territorio avere la possibilità di comprenderne la cultura.

Non sempre purtroppo il tempo a disposizione permette di realizzare tutto ciò, alimentando inesorabilmente uno dei più grandi dilemmi che la mia sete di conoscenza si porta dietro da sempre, se sia meglio la superficiale conoscenza del maggior numero di territori oppure la migliore comprensione di un numero ridotto di contesti culturali. Ad oggi non ho una risposta.

           

Passo della Bossola    912 mt

 

           

 

Di nuovo in sella ci dirigiamo verso la prossima tappa prevista dondolandoci amabilmente sulle strade che si perdono sui pendii collinari, il panorama circostante purtroppo continua a non dare segno di se, anche per questo motivo nella riduzione del tracciato originale  viene omessa la strada che porta fino a Belvedere Langhe dalla cui terrazza in giornate terse è possibile vedere uno straordinario panorama sulle Alpi Marittime; sarà per la prossima volta.

 

DOGLIANI

 

           

 

           

 

Parrocchiale dei Santi Quirico e Paolo

 

Dogliani è un importante centro delle Langhe noto per la produzione del Dolcetto, è diviso in due parti:  il Castello situato in alto di chiara costruzione medievale ed il Borgo situato sulle rive del fiume Rea di ottocentesca origine e da dove inizia la nostra esplorazione contemporaneamente ad un ricerca di cibo, data l'ora ormai tarda, mirata all' ottenimento di vettovaglie utili alla realizzazione di un bel pranzo al sacco, da consumarsi nel primo posto utile. E cosa di meglio di un mercatino di prodotti alimentari autoctoni??

       

           

La imponente chiesa parrocchiale dei ss. Quirico e Paolo è stata realizzata nel 1870 su di una preesistente costruzione medievale della quale conserva affreschi e pannelli oltre a numerose opere d'arte settecentesche, suggestiva la visita nonostante la recente datazione.

La realizzazione della chiesa è opera di G.B. Schellino, architetto Doglianese la cui ecletticità ha contrassegnato buona parte del patrimonio architettonico della cittadina, dalla Torre dei cessi alla rossa mole dell'Ospedale, un visionario impatto visivo che di certo non può lasciare indifferenti.

 

           

Raggiungiamo infine la parte del Castello dove ci prepariamo a consumare il veloce pranzo, la piazzetta prospiciente la bianca cappella dell'Immacolata che il "solito" Schellino vuole ispirata al Pantheon si presta perfettamente alla bisogna; tra un panino e l'altro il gruppo si sgrana in ordine sparso per le strade deserte del Castello.

   

           

Vistiamo, esplorando le vie del Castello, la chiesa di san Lorenzo, ottocentesco completamento dello Schellino della precedente costruzione del 1200 per poi terminare il nostro vagabondare in corrispondenza della torre Civica e della Piazza Belvedere, ennesima dolorosa rilevazione di un ambito paesaggistico straordinario oggi purtroppo insistentemente negato.

Sull'altro lato della piazza  merita una citazione il Castello dei Perno, medievale costruzione affiancata alla casa dei Perno di Caldera.

           

           

       

Terminata la visita di questo interessante centro e placate le ire dello stomaco iniziamo la parte finale del nostro itinerario langhigiano sotto un cielo che sembra finalmente poter vincere la propria battaglia contro la fastidiosa coltre lattiginosa che da sempre ci perseguita, positiva condizione per la prossima esplorazione della parte del territorio che più identifica questa regione Piemontese maniacalmente dedicata alla coltivazione vinicola.

 

           

 

           

 

       

 

       

 

           

 

Sulla direttrice per Serralunga d'Alba e dopo il bivio che conduce verso Cissone al diradarsi della coltre nebbiosa possiamo finalmente iniziare a godere della straordinaria essenza paesaggistica che questi luoghi presentano, i verdi filari di viti ancora non contagiati dalla colorata agonia autunnale, ed in parte ancora carichi del loro prezioso frutto, si inquadrano in una perfetta geometria quasi maniacale sui pendii a volte ripidi delle colline, in una similarità solo accennata con il territorio Chiantigiano di mia origine, meno impervio e sul quale corrono filari più in sintonia con la morbidezza sinuosa del paesaggio; sintonia che comunque anche in questo frangente non sembra voler essere negata rendendo il contesto rigidamente armonico.

 

           

 

 

       

 

Indugiare in ammirazione di un panorama così emozionante è più che d'obbligo, il gruppo si frastaglia sulla cresta collinare seguendo il serpeggiante nastro di asfalto e alternandosi nelle soste in silenziosa contemplazione del quadro affascinante che, quasi completamente libero dal'opprimente sipario caliginoso, si presenta sfavillante ai nostri occhi.

 

 

           

 

       

 

I filari che si arrampicano in maniacale ordine sui declivi langhigiani sottolineano in maniera unica la presenza quasi illimitata dei castelli e dei borghi fortificati che mai come qui risultano così densamente presenti, un incanto che ammalia e al quale è difficile sottrarsi per risalire di nuovo in sella e continuare il viaggio.

Le temperature fin'ora oscillanti tra il sopportabile ed il piacevole si  alzano sensibilmente grazie all'irraggiamento solare, condizione sicuramente indubbiamente temporanea vista la progressiva vicinanza alle luci della sera e all'inevitabile tramonto.

 

           

 

 

SERRALUNGA D'ALBA

 

La nuova sosta, che interrompe momentaneamente l'adorazione panoramica, si chiama Serralunga d'Alba; ennesimo castello dominante le verdi colline, che attrae il visitatore per la conformazione del borgo medievale ancora intatto e stretto intorno al castello e per la particolare imponenza della antica rocca edificata intorno al XIV sec. a protezione del borgo costruito intorno all'anno mille.

Restaurato nel 1950 domina maestoso le dorsali circostanti grazie alla sua particolare architettura gotica sviluppata in verticale, un tempo circondato da un fossato oggi non più visibile vanta una originalità non modificata da nessun tipo di intervento che non fosse unicamente teso ad un restauro conservativo, peculiarità questa che investe tutto il borgo e che suggestiona in modo inequivocabile il visitatore posto di fronte ad una originalità difficilmente osservabile.

La sosta oltre a regalare emozioni ci permette anche di degustare un ottimo caffè, il debole vento che intanto carezza i filari prelude al freddo crepuscolo ormai prossimo.

 

       

 

           

 

 

           

 

           

 

       

 

       

 

Il sole ed il cielo azzurro avevano vinto una battaglia, non la guerra, ed è così che non appena i raggi solari si indeboliscono freddamente sull'orizzonte le gelide spire nebbiose riprendono immediatamente vigore per tornare progressivamente a ricoprire di mistero le  ondulazioni collinari, le nostre moto inarrestabili proseguono nella loro caparbia esplorazione serpeggiando tra i filari  omaggiando i castelli che dall'alto le osservano, puntando a quella che probabilmente è definibile come la sosta più celebre e rinomata del nostro viaggio: la cittadina di Barolo.

 

           

 

       

 

           

 

       

 

BAROLO

 

           

 

Sosta imprescindibile quella da effettuare a Barolo celeberrima località delle langhe atipicamente costruita su di un altopiano a chiusura di una stretta vallata invece che su di un crinale o sulla sommità di una collina come buona parte dei castelli del territorio, e come nella quasi totalità dei borghi che punteggiano queste colline la sua nascita è da ricondurre ad un periodo medievale, passata attraverso varie dominazioni e possessi diverrà nel 1250 proprietà dei Falletti potente famiglia borghese priva di qualsiasi lignaggio nobiliare.

 

           

 

 

 

La storia dei Falletti si concluse nel 1864 con la morte dell'ultima erede della famiglia, la Marchesa Juliette Colbert, donna di profonda cultura ed educazione nonché innovatrice in campo enologico, la storia del castello infatti è da sempre legata al prezioso frutto della vigna in passato protetto da speciali diritti contro eventuali atti vandalici ed addirittura supportato dalle leggi che ne obbligavano e ne regolamentano la vendemmia.

 

           

 

Il simbolo principale della cittadina è sicuramente riconoscibile nella possente mole del castello Falletti le cui origini sembrano risalire fino al X secolo, alla parziale distruzione verificatasi durante un saccheggio nel 1544 seguirà una consistente ricostruzione che rimarrà immutata fino al 1864 anno della morte dell'ultima discendente del casato.

 

 

L'opera Pia Barolo fondata dalla stessa Marchesa,  che prese possesso successivamente del castello e dell'eredità della stessa, lo trasformò in un collegio destinato ad aiutare i ragazzi economicamente in difficoltà rimaneggiandolo profondamente, nel 1970 il castello fu acquistato dal comune di Barolo per essere progressivamente restaurato ed essere infine destinato ad accogliere il museo del vino.

 

 

Ma barolo non è solo una bella cittadina delle Langhe, è qualcosa di più, qualcosa di probabilmente unico o comunque difficilmente rintracciabile altrove, è un luogo destinato ad una precisa filosofia, un agglomerato urbano completamente dedicato al vino, è un santuario consacrato a Bacco dove si celebra nel modo più assoluto la qualità e la bontà.

Un Tempio al quale non potevamo non tributare i giusti onori ed affrontare conseguentemente le ire del suo dio.........decisamente no.

 

       

 

           

 

Abbandoniamo Barolo con una consapevolezza che si fa sempre più strada in noi: la nebbia che si addensa, il sole che è scomparso all'orizzonte e la temperatura che scende sempre più, non ci sono più dubbi, il viaggio sta' per arrivare al suo termine; ma non è ancora finito, c'è tempo ancora per dare una veloce occhiata al castello di Grinzane Cavour e poi puntare decisi verso la obbligata tappa finale.

 

       

 

           

 

           

 

GRINZANE CAVOUR

 

       

 

Una tappa alla quale non potevamo offrire il giusto tributo, quella che sicuramente si può definire la porta delle Langhe non poteva non essere almeno in parte esplorata, ed è così che mentre la nebbia delicatamente si adagia sui verdi filari ed il crepuscolo abbraccia le infinite ondulazioni percorriamo emozionati il tratto di strada che ci separa da Alba.

 

       

 

           

 

ALBA

           

 

Ad Alba, che si rivela una piacevole cittadina animata da un affollato struscio serale, possiamo dedicare purtroppo solo una visita superficiale ma essa meriterebbe molto più tempo; il nostro tempo a disposizione è irrimediabilmente scaduto non resta quindi che tornare alla nostre moto parcheggiate poco lontano e lasciarci inghiottire dall'oscurità rientrando all'agriturismo.

 

       

 

           

 

       

 

 

       

 

Stanchi ma più che soddisfatti affrontiamo la gustosa cena preparata dai gestori dell'agriturismo scambiandoci impressioni sulla giornata appena trascorsa uniti nella consapevolezza delle insufficienza della nostra prima visita sulle Langhe, un viaggio che è servito a farci comprendere quanto queste collina possano risultare suggestive ed emozionanti e quanto (molto) ancora possano dare in successive esplorazioni.

Non solo in ambito paesaggistico ed enologico le Langhe possono emozionare, anche culturalmente se si ha tempo di approfondire esse possono regalare tanto, ad iniziare dal "richiamo" letterario del nostro agriturismo; con la promessa di un imminente ritorno, lasciamo scorrere la serata in amabili discussioni sulla terrazza esterna con in mano un bicchiere di ottima grappa.

Poi è tempo di permettere a Morfeo di accoglierci tra le sue braccia.