Il tempo è la più grande ricchezza, tempo che umanamente siamo in parte obbligati a sprecare, costretti da atavici ed incomprensibili bisogni ad impiegarne quasi un terzo per dormire, tempo che sicuramente potremmo meglio impiegare ma da questa naturale esigenza non è possibile esimersi, pena una atroce sofferenza, almeno per periodi lunghi.

 

 

Ma una eccezione è possibile farla, per quanto comunque un minimo di sofferenza sia richiesta, una notte si può rubare al dio del sonno, una notte si può dedicare alle nostre esigenze, una notte può diventare il palcoscenico per la nostra recita, per una notte possiamo diventare assoluti protagonisti, grazie ad una notte possiamo ottenere tempo che non avremmo dovuto avere.

 

       

 

       

 

       

 

Tempo per divertirsi.

 

 

Un viaggio che inizia quando teoricamente sarebbe dovuto finire, sotto cielo terso con le ombre di una sera di metà primavera che si allungano sulle colorate ondulazioni delle crete Senesi, adagiate su di un caldo tramonto.

Un gruppo di amici con le stesse passioni: due ruote ed uno specchio reflex, e la voglia di vivere una avventura diversa inseguendo quelle luci della notte che fino ad oggi avevano osservato e fotografato solo pagando alfine il giusto tributo alla umana debolezza chiamata sonno, lunghe serate che mai avevano anelato alla visione del nuovo sorgere del sole.

 

   

 

Stasera invece le cose saranno decisamente diverse, il viaggio è appena iniziato e terminerà solo quando il solare astro sarà di nuovo alto nel cielo, quando avremo impiegato tutto il tempo che la notte cela per osservare ciò che non avevamo mai osservato, per muoversi in sella alle nostre moto squarciando il buio con i fari delle nostre moto, trattenendo il respiro ammaliati mentre il diaframma delle nostre reflex si apre per assorbire quella poca luce che illumina gli antichi monumenti. In silenzio.

 

MONTEPULCIANO

 

 

       

 

La notte cinge con il suo abbraccio  sempre più forte la città di Montepulciano, prima meta del nostro inconsueto vagare, animata da una moderata presenza umana che ancora resiste al richiamo di Morfeo la città si offre voluttuosa ai nostri obiettivi, l'ora blu che segue velocemente il tramonto incornicia del suo tipico colore i monumenti, sanguigni nel rosso delle luci artificiali.

 

       

 

       

 

   

 

       

 

La fredda brezza che aveva carezzato il caldo colore del tramonto lascia velocemente il posto al tiepido alito della notte, la Signora mostra fin  da subito di apprezzare i nostri intenti e placa con la su presenza i venti sconvolti dalla scomparsa della luce, allieta con il suo alito le nostre membra prima infreddolite.

La suggestione non è ancora completa, l'immobilità della città è ancora importunata dalle genti che si muovono per le strade, verso la propria magione o, come noi, in cerca di ristoro, ultima pausa prima che le umane attività soccombano alle ataviche paure, e che tutto diventi nostro.

 

 

La notte ed il buio. Denso. Immobile. 

 

           

 

       

 

Abbandoniamo soddisfatti anche nel corpo, grazie alle attenzioni di un indigeno oste, la cittadina ormai deserta per seguire il delicato odore che la natura offre alla dea notturna, circondati da un nero mare che copre gran parte del paesaggio sul quale navigano pochi e placidi vascelli debolmente illuminati e avvolti da un silenzio sempre più assordante man mano che ogni essere animato si arrende alla naturale necessità.

 

   

 

Ma il silenzio non deve trarre in inganno, la notte non è uguale per tutti, non tutti gli esseri corrono a nascondersi nella propria tana, meglio fare attenzione ed acuire ancora di più i sensi, come indiscutibilmente suggerisce la lepre che improvvisa spunta dal nulla ed evitata la mia ruota anteriore si mette a correre zigzagando sulle strada nella nostra stessa direzione, quella che a breve ci avrebbe introdotto a Pienza. 

E' qui, nella progressiva immobilità che avvolge la città della Valdorcia che la vera aura di questa escursione inizia a manifestarsi con tutta la sua forza, è quando anche le ultime barcollanti presenze umane svaniscono definitivamente nei loro ricoveri lasciando a nostra disposizione un palcoscenico altrimenti invisibile che iniziamo a renderci conto di quanto, privilegiati, abbiamo a nostra disposizione.

 

PIENZA

 

       

 

       

 

   

 

Meraviglia; visitare i luoghi più singolari del nostro territorio senza la presenza di nessun altro essere umano, osservando con tranquillità e un minimo di soggezione questi entusiasmanti contesti architettonici come se il tempo dalla loro realizzazione non fosse mai trascorso e domani illudersi che, al sorgere del sole, fossero Madonne e Messeri ad uscire dagli “usci” delle loro case, mentre la luce che benevola ravviva i monumenti cancella dai loro tratti i segni indelebili del tempo.

 

 

   

 

Un parco divertimenti tutto per noi: probabilmente il sogno ultimo di ogni turista.

Il tempo beffardo, normalmente solo implacabile, vola quando ci si diverte.

       

Sono passate le due quando, dato fondo alle capacità interpretative delle nostre ottiche, abbandoniamo Pienza per proseguire nel nostro itinerario notturno, non prima di avere riempito i serbatoi delle nostre moto ed avere trangugiato un lattina a testa di quelle bevande energetiche tanto in voga tra i giovani che usano tira tardi la notte; gusto a parte (avete presente lo sciroppo per la tosse??) la bevanda sembra mantenere ciò che promette, magari sarà solo suggestione ma alla fine che differenza fa???

           

Forti di una ritrovata energia, che si oppone solida alle normali lamentele del nostro organismo ormai giunto (almeno il mio) ad oltre 18 ore di veglia, iniziamo la seconda parte del nostro viaggio scendendo i tornanti che da Pienza portano sulla Cassia nei pressi del piccolo gruppo di abitazioni chiamato Gallina.

La  Cassia che ci trasporta fino alla nostra nuova meta appare insolitamente deserta, il senso di assoluta solitudine diventa poi davvero consistente quando, abbandonata la veloce arteria stradale, ci affidiamo alle oscure e tortuose strade che dirigono verso le Città del Tufo.

 

SORANO

 

Le temperature che si mantengono piacevoli, affrontate con una abbigliamento comunque adeguato, contribuiscono in maniera sostanziale alla strana sensazione di pace e di tranquillità che decisa mi pervade, percezione che cancella in maniera decisa e temporaneamente definitiva a quella che atavicamente dovrebbe essere l’umana paura del buio dell’ignoto.

Stanotte le dense ombre non celano ma proteggono, quattro i mezzi che solcano il tenebroso mare e quattro i fari davanti a quali l’oscurità si apre consenziente per poi richiudersi in amorevole atteggiamento protettivo.

Una protezione che probabilmente ferma il grosso istrice sorto dal nulla a fianco a me prima che impatti con la ruota anteriore della moto, il brivido di panico risale imperioso quanto impotente la schiena prima di dissolversi contro la fermezza della ragione costruita nei decenni e nell’esperienza, le dita si contraggono quanto basta sulla leva del freno per rallentare senza bloccare, l’unica possibilità di evitare lo scontro abbinata ad una leggera modifica delle traiettoria, tutto si risolve per il meglio ma se l’istrice non avesse rallentato chissà..

Le velocità non sono ovviamente eccessive, in un contesto come animato come quello notturno, ma uno scontro in moto è sempre meglio evitarlo!

Son circa le ore 3.00 del mattino quando, dopo una curva sovrastata da uno sperone tufaceo, la città di Sorano appare ai nostri occhi, ammaliante nella sua delicata luminosità, seducente nella sua forma distesa in una naturale culla.

 

       

 

       

 

Ormai completamente assorbiti dalla suggestione che ci accompagna da alcune ore ci fermiamo in contemplazione del piccolo gioiello incuranti del fatto di camminare e posizionare i nostri cavalletti in mezzo ad una strada come se davvero il mondo si fosse fermato al nostro piacere.

Irreale illusione, eppure nulla giunge a turbare la magia che ci avvolge.

La visita al borgo e la conseguente trasposizione in digitale della suggestione che Sorano offre ci rende insensibili allo scorrere del tempo, fisicamente lontano il senso di stanchezza superiamo senza percepire le ore 4.00 del mattino.

 

 

La molteplice bellezza del piccolo borgo vista da più angolazioni ci trattiene oltre il dovuto, ammesso e non concesso che in situazioni come quella offerte da questo straordinario viaggio possa esistere qualcosa di diverso dal seguire esclusivamente le proprie sensazioni, ogni costrizione potrebbe spezzare definitivamente la magia.

 

       

 

 

Sorano scompare alle nostre spalle alle ore 4.30 circa.

 

       

 

Pochi i chilometri che ci separano dalla nostra successiva meta, una inanimata Sovana che ci accoglie alcuni minuti dopo e ci riserva, oltre alla ormai consolidata solitudine, una inaspettata quanto ovvia sorpresa.

 

SOVANA

 

   

 

       

 

La lunga ma celere corsa del fulgido astro solare stà per mettere la parola fine alla scura notte, l’orizzonte fino a pochi minuti fa nero come la pece cangia velocemente nelle tonalità di un blù intensamente ombroso che progressivamente schiariranno verso l’azzurro tipico del primo mattino.

 

       

 

   

Quasi con un senso di affannosa rincorsa ci avventiamo su Pitigliano, la velocità con cui il chiarore contagia il resto della volta celeste è quasi inimmaginabile, difficilmente osserveremo la città adagiata sul suo costone di tufo ancora illuminata dalle luci artificiali.

PITIGLIANO

 

 

Una breve sosta per le foto panoramiche dal basso è imprescindibile prima di entrare dalla porta di ingresso situata su, in alto, raggiungibile solo sfiorando il fragile strapiombo che quasi paradossalmente sostiene il borgo.

 

 

Per un istante indefinito un senso di smarrimento sembra quasi avere il sopravvento sulle mie suggestioni, la notte che fin’ora ci aveva protetto ed incoraggiato è svanita completamente, il mondo con il suo fervore si è risvegliato,  la magia sembra scomparsa; ma qualcosa, all’inizio appena percettibile, rinnova l’emozione.

Il silenzio quasi immutabile, che solo il verso di pochi animali notturni aveva lacerato, adesso si dissolve  inerme di fronte al canto straordinario di mille animali che felici innalzano le loro lodi al nuovo giorno che radioso si affaccia. Ed è di nuovo magia.

 

 

Dissolto anche l’affanno che ci aveva spinti a rincorrere una suggestione ormai irraggiungibile ci adagiamo sull’alba ormai splendente che progressivamente inonda valli e città, raggiungendo tranquillamente il parcheggio all’interno delle mura di Pitigliano.

Coinvolgente coincidenza quella che fa spegnere tutte le luci della città nello stesso istante in cui, girando la chiave nel blocchetto, spengo quelle della mia Multistrada, il senso di potere dura solo un istante: illusorio il gesto contrario che riaccende solo quelle della nera Ducati.

 

       

 

               

 

       

 

Il senso di spossatezza fisica e nervosa che progressivamente ha preso possesso di noi  (la bevanda non aveva certo il potere di un nettare divino) temporaneamente si placa sotto i raggi del sole che pian piano trapelano dagli antichi archi che caratterizzano Pitigliano, sciogliendo i nodi nervosi e trasformandosi in una più sopportabile debolezza  fisica.

 

           

 

 

Anche l’animale Uomo si rilassa al cospetto della nuova alba.

 

           

 

       

 

L’itinerario a grandi linee previsto ci vedeva percorrere le strade della Maremma fino ad arrivare al cospetto delle coste Tirreniche; varie considerazioni, non ultime quella famigliari ci vedono invece impegnati in un tragitto di rientro alle magioni ben più diretto che prende in esame la percorrenza, in senso inverso della Cassia.

 

       

 

 

           

 

 

       

 

Tutto è compiuto adesso, il cerchio è completo, il verde dei colli che ci aveva accompagnati verso la notte per salutarci al calar delle tenebre adesso saluta rigoglioso il nostro vittorioso ritorno; sotto un cielo intensamente azzurro il viaggio giunge al termine, quelle che prima erano due coppie di amici adesso, sconfitto il sonno in nome delle stesse passioni, sono diventati un unico gruppo.

 

       

 

 

       

 

Pronti per la prossima avventura, pronti per continuare il Viaggio.