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ENOLOGIA
I vitigni di Montecarlo
Per migliorare ulteriormente i propri vini, un illuminato ed
appassionato viticultore montecarlese, Giulio Magnani, a quel tempo proprietario
della Fattoria Marchi Magnani (ora Mazzini), intorno al 1870, partì alla volta
della Francia per studiare i vitigni e le tecniche di vinificazione dei nostri
cugini d'Oltralpe che a quel tempo producevano già dei vini apprezzati anche
fuori dei loro confini. Si recò quindi nella zona di Bordeaux e da quei luoghi
portò a Montecarlo il Sauvignon, il Semillon, il Merlot, il Cabernet Franc ed il
Cabernet Sauvignon. Ancora, riportò dalla zona del Rodano il Roussanne ed il
Syrah e dalla Borgogna i Pinot bianco e grigio. Tornato a caso, sperimentò le
percentuali giuste dei vitigni da aggiungere al Trebbiano al fine di produrre un
vino più elegante, morbido e profumato.
Proprio questi vitigni, compresi nel disciplinare del vino DOC di
Montecarlo, hanno caratterizzato profondamente
l'assoluta singolarità di questi vini, che vantano oltre un secolo di
felicissimo ambientamento e armonico radicamento nel territorio di Montecarlo,
Altopascio, Capannori e Porcari, i quattro paesi che formano il terroir dei vini
di Montecarlo. Si è realizzato così un armonico blend tra i vini autoctoni e i
vitigni cd migliorativi di origine francese, secondo le tendenze e gli
orientamenti della più innovativa scienza viticola italiana e toscana.
DISCIPLINARE: Con decreto del Presidente della Repubblica
del 13 agosto 1969 avveniva il riconoscimento della denominazione di origine
controllata del vino "Montecarlo Bianco" e l'approvazione del relativo
disciplinare di produzione. Il l° ottobre 1985 avveniva il riconoscimento della
denominazione di origine controllata del "Montecarlo Rosso". Nel 1994 si ha un
ulteriore modifica del disciplinare di produzione.
Per il Montecarlo Bianco è prevista la presenza delle seguenti
uve: 40-60% Trebbiano Toscano e per il restante 40-60% Semillon, Pinot Gris e
Bianco, Vermentino, Sauvignon, Roussanne, globalmente considerati, purché almeno
tre dei vitigni indicati raggiungano singolarmente la percentuale del 10%.
Per il Montecarlo Rosso è prevista la presenza delle seguenti
uve: 50-75% Sangiovese, 5-15% Canaiolo nero, 10-15% singolarmente o
congiuntamente Ciliegiolo, Colorino, Malvasia Nera, Syrah, Cabemet Franc,
Cabemet Sauvignon, Merlot. All'art 5 del decreto del 1994 viene riconosciuta un
denominazione aggiuntiva di "Riserva" per il Montecarlo Rosso, se il vino
proviene da uve che assicurano un grado alcolometrico volumico totale minimo di
11.5% e se viene sottoposto ad un periodo di invecchiamento obbligatorio non
inferiore a due anni, di cui almeno sei mesi di affinamento in bottiglia.
GASTRONOMIA
MALLEGATO
A San Miniato resiste la tradizione del sanguinaccio, quello fatto senza carne suina (a parte un poco di lardo).
La versione classica prevede di insaccare il sangue crudo e di condirlo con lardello suino tagliato in cubetti (i dadi di grasso possono essere saltati nel Vin Santo o nel vino bianco) lardelli, sale, noce moscata, cannella, pinoli e uva passa. Una volta semipieno il budello è legato un poco “lasco” (da qui il nome: legato male) – altrimenti durante la cottura scoppierebbe – e poi finisce nel pentolone a bollire sino a che la temperatura al cuore dell’insaccato raggiunge i 90°C circa e il sanguinaccio raggiunge la consistenza giusta.
È un insaccato antimoderno per eccellenza, alla vista è scuro, quasi nero, e il gusto non è facile: aromatico per le spezie e dolce per il sangue.
Un tempo era considerato il modo più semplice ed economico per assumere ferro e proteine e a San Miniato, un tempo, quando i macellai tiravano fuori dalla pentola il mallegato appena fatto, un banditore passava per la città gridando «c’è il buricco, c’è il buricco!», uno dei tanti nomi del sanguinaccio, e la gente accorreva a comprare.
Oggi si mangia per sfizio: meglio se freddo, tagliato a fette piuttosto spesse, anche due centimetri, infarinato e fritto in padella, accompagnato da legumi o da qualche erba amarognola che contrasta il dolce del sangue e dell’uvetta. Tagliato a fettine più sottili è ottimo con un uovo sbattuto sopra. Un accostamento nuovo, ma particolarmente riuscito, è quello con le cipolle di Certaldo cotte sotto la cenere.
Il Presidio
Il Presidio, prima di tutto, ha dovuto individuare una tecnica lecita per la lavorazione del sangue. Grazie al Consorzio Macelli Pubblici di San Miniato e alla collaborazione della Asl locale è stato messo a punto un sistema di prelievo del sangue direttamente dalla giugulare del suino con un coltello aspirante. Grazie a questo espediente tecnologico, la produzione di mallegato è nuovamente consentita.
I pochi produttori rimasti hanno poi sottoscritto un disciplinare per regolamentare questa preparazione così delicata e che non prevede l’utilizzo di alcun conservante. Ora il Presidio dovrà attuare un’operazione di valorizzazione. Il prodotto è gastronomicamente molto interessante: dunque merita di essere conosciuto anche al di fuori dell’ambito locale.
Area di produzione e periodo:
Tutta la provincia di Pisa, in particolare San Miniato e comuni limitrofi, Il periodo di produzione è tipicamente invernale, da ottobre ad aprile.
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RISTORANTE DA BAFFO
Via della Tinaia, 6
Cercatola di Montecarlo (LU)
Tel 0583 22381
Chiuso il lunedi'
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