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Il vino più famoso di questa zona è il Morellino di Scansano, ma l’area di produzione del disciplinare esclude il parco: il Morellino si produce solo in un’area adiacente definita pre-parco. L’area protetta, invece, è in attesa della denominazione “Maremma”, che dovrebbe finalmente dare ordine alle varie produzioni del territorio che al Morellino si ispirano, ma che non si possono definire tali. In ogni caso è stato proprio il miglioramento qualitativo del Morellino, relativamente recente, a evidenziare le possibilità di quest’area: ottenuto da uve sangiovese, sino a poco tempo fa era considerato un vino banale, da grandi produzioni, buono per intingerci i biscottini a fine pasto. All’inizio degli anni Ottanta qualche produttore illuminato decise di puntare sulla qualità valorizzando le straordinarie potenzialità del territorio. La Maremma è diventata così un’area sempre più interessante per nuovi investimenti e oggi i più bei nomi dell’enologia italiana aprono cantine e piantano vigne nella terra dei butteri.
PRESIDI SLOW FOOD
Vacca Maremmana
Questa razza
autoctona dalle grandi corna a lira, dal manto con sfumature grigie e
straordinariamente robusta ebbe il suo momento di maggior sviluppo tra le due
guerre. Anche sul monte Amiata i cavatori utilizzavano i bovi Maremmani per il
trasporto del marmo. Con la bonifica e la meccanizzazione agricola la razza andò
in crisi, addirittura sfiorò l'estinzione. Ora la situazione sta cambiando e il
Presidio sostiene la sua graduale rinascita. La Maremmana è molto frugale,
sopravvive in situazioni difficili ed è allevata solo allo stato brado. Questo
spiega la sopravvivenza della figura del buttero, il mandriano a cavallo che
segue e guida le vacche. Da ottobre a marzo gli animali vivono alla macchia in
ampi appezzamenti cintati. Passato l'inverno sono trasferiti in pascoli
recintati, per sfruttare la produzione foraggera primaverile. A fine maggio si
effettua la “merca”, cioè la marchiatura a fuoco dei vitelli di un anno. Ed è in
quel periodo che le vacche adulte e le giovenche sono “imbrancate” (in gruppi di
25, 30 vacche per toro) per la monta. All'inizio dell'autunno i tori sono tolti
dal branco e le mandrie tornano alla macchia.
Oggi si contano circa 20.000 animali di questa razza, distribuiti su tre
regioni: Marche, Lazio, Toscana. In Maremma esistono anche due allevamenti di
proprietà del Ministero per le Politiche Agricole e della Comunità Montana
Colline Metallifere. Il Presidio si propone di far conoscere questa razza
eccellente: la Maremmana, infatti, potrebbe entrare nei menù della migliore
ristorazione. Quella che si rivolge all'Angus scozzese o al bufalo Americano,
ignorando che in Italia esistono bovini autoctoni allevati allo stato brado che
non hanno nulla da invidiare alle più celebri razze da carne.
A tavola
L'allevamento brado contribuisce in modo decisivo al benessere animale e alla
sapidità e salubrità delle carni. Esiste una ricetta tradizionale per apprezzare
al meglio la carne di Maremmana: uno spezzatino fatto con i pezzi più muscolosi
e una concia “asciutta”. Si lascia riposare la carne una notte intera con un
trito di rosmarino, salvia e un po' di pepe. Il giorno successivo la si rosola
con olio extravergine di oliva, eliminando eventualmente la poca acqua che si
forma. Si procede quindi a una nuova rosolatura con un trito di cipolla rossa,
sedano, prezzemolo e aglio. Quando la carne tende ad “attaccare”, si unisce un
vino rosso di Maremma e il sale. Sfumato il vino, si aggiunge il concentrato di
pomodoro e il brodo per ultimare la cottura, unendo, se necessario, altro vino.
La preparazione è molto lunga, ma il risultato è eccezionale.
Area di produzione:
Provincia di Grosseto e Maremma laziale
Bottarga di Orbetello
A Orbetello l'arte di conservare il pesce è stata
introdotta probabilmente dagli Spagnoli, che già nel Cinquecento affumicavano
anguille e condivano i pesci con l'escabece, una salsa calda a base di aceto,
rosmarino, aglio e peperone. E a Orbetello ancora oggi si prepara l'anguilla
scavecciata e l'anguilla “sfumata” (affumicata). Anche la bottarga (dall'arabo
botarikh, che significa uova di pesce salate) si produce da sempre. Ma fino a
poco tempo fa si trattava di una produzione familiare: i cefali con le uova
erano infatti venduti freschi in Sardegna.
La tecnica di lavorazione è semplice: occorre estrarre le sacche ovariche dal
cefalo femmina con estrema delicatezza, per non danneggiarle, metterle sotto
sale per qualche ora, quindi porle ad asciugare. Dopo due settimane la bottarga
è pronta. I sardi la stagionano molto di più, mentre a Orbetello la si tiene un
po' più morbida. I pescatori sono 66, lavorano in una cooperativa, possiedono un
laboratorio per la lavorazione, gestiscono uno spaccio e un mercato del pesce,
allevano avanotti di spigola e orata per il ripopolamento, producono bottarga,
filetti affumicati di cefalo e di anguilla e, la sera, aprono ai soci del
circolo Arci un piccolo ristorante affacciato sulla laguna dove servono il
pescato di giornata cucinato all'orbetellese. Il Presidio vuole aiutarli,
lavorando per valorizzare i loro prodotti e mantenere vivo e sano l'habitat
lagunare. Vanno in tale direzione anche le sperimentazioni in atto volte al
ripopolamento artificiale dei cefali.
A tavola
La bottarga tenera e ambrata di Orbetello è ottima consumata a fettine
sottilissime, insaporita appena da un velo di olio extravergine e da un tocco di
limone. Altrimenti vale sempre la ricetta degli spaghetti conditi da bottarga
grattugiata, prezzemolo, aglio e poco peperoncino.
Area di produzione:
Laguna di Orbetello (provincia di Grosseto).
Cucina dei goym nelle città del tufo
Lo sfratto è un biscotto a forma di sigaro (lungo
20, 30 centimetri e dal diametro di tre centimetri), con un ripieno di noci
tritate, miele, scorza di arancia, semi di anice, noce moscata e un involucro
molto sottile di pasta frolla. Il bollo è un pane dolce, di forma rotonda oppure
a otto, soffice e aromatizzato con anice.
Questi due dolci sono forse i prodotti più importanti della tradizione ebraica
dei comuni di Pitigliano e Sorano, simboli dell'incontro fra gastronomia ebraica
e maremmana. Per questo il Presidio è sulla cucina dei goym (gentili): oggi
infatti, non ci sono più prodotti kosher (tranne poche eccezioni), ma rimangono
le tracce di una antica e importante contaminazione; tracce disseminate in tutta
la cucina locale. Eredità culturale di una storia antica, iniziata a metà del
XVI secolo, quando gli ebrei dell'Italia centrale, incalzati dalle persecuzioni
dei pontefici e di Cosimo II, granduca di Toscana, cercarono di sottrarsi ai
ghetti di Roma, Ancona, Firenze e Siena (in cui fu dato ordine di rinchiuderli),
e trovarono rifugio in zone di confine, relativamente isolate, come Monte San
Savino, Lippiano e, appunto, Pitigliano.
Il Presidio focalizza la propria attenzione sui due dolci simbolo della
tradizione ebraica (sfratto e bollo), riunendo i produttori e stilando assieme a
loro due disciplinari di produzione (le materie prime dovranno essere locali, il
bollo dovrà essere prodotto con lievitazione naturale, e così via) ma coinvolge
tutta la cucina di contaminazione fra cultura ebraica e maremmana. E
naturalmente, assieme ai produttori e ai ristoratori, vuole promuovere quell'angolo
splendido di Maremma fra Pitigliano e Sorano, due borghi medioevali costruiti su
rupi tufacee.
A tavola
Il soffice bollo profumato di anice e lo sfratto, che al contrario è un dolce
compatto e dal ripieno ricchissimo (da servire in fette sottili) sono l'ultima
portata (e forse la più fortemente simbolica) di un lungo e variegato menù della
“contaminazione”. A partire dai tortelli di ricotta di pecora ricoperti di
zucchero e cannella e dalla pasta con i ceci, seguiti dal classico carciofo
ripieno e dall'agnello a' buglione oppure con la salsa d'uovo.
Area di produzione:
Comuni di Pitigliano e Sorano (provincia di Grosseto)
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Trattoria da PAOLINO Manciano (GR) 0564/629388
Cucina semplice e gustosa con particolare attenzione ai prodotti tipici della zona,
taglieri di affettati di cacciagione, pici e tagliatelle fatti in casa senza dimenticare i gustosi tortelli maremmani accompagnati da sughi di Cinghiale
per arrivare ai piatti di carne dove regna il Cinghiale ma si puo' assaggiare anche il maialino o il manzo.
Il tutto annaffiato dal vino della casa: un apprezzabile ed onesto Morellino di Scansano.
La bonta' dei dolci rappresenta il degno finale per un pranzo di ottima qualita'.
La cortese simpatia dell'Oste e del personale completa questo stimolante quadro
Ristorante I PESCATORI Orbetello (GR) 0564.860611
Fulcro centrale dell’attività sono i piatti realizzati con i prodotti “tipici” lavorati e con il pesce fresco.
Piatti a base di “Bottarga di Orbetello”, “Filetto di cefalo affumicato”, “Anguilla Sfumata”, Spigole, Orate, Cefali di pesca naturale contribuiscono ad offrire una proposta suggestiva e di qualità. Le altre specie minori quali gamberetti, calcinelli, femminelle, bavosi, capitoni, arricchiscono tale offerta anche di quella cordiale informazione sulla effettiva varietà della produzione lagunare.
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