L’inclemenza metereologica che ha contraddistinto questa prima parte del 2010 non ha avuto solo risvolti negativi, certo non stiamo parlando del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, la misura è più che colma dato che piove praticamente ininterrottamente da diversi mesi e le temperature non danno cenno di voler risalire ai valori tipici del periodo primaverile ormai più che iniziato, ma nei pochissimi casi in cui il colore azzurro ha avuto il predominio della volta celeste qualcosa di positivo si è potuto osservare.

Le condizioni climatiche avverse, soprattutto grazie ad acquazzoni intensi e forti venti hanno pulito l’aria in maniera perfetta rendendo i paesaggi di una nitidezza incredibile parallelamente alla esaltazione dei colori che li compongono e ad un allontanamento dell’orizzonte visibile fino quasi ad una sensazione di infinito.

Questa è in concreto la situazione climatica  che mi accompagna in questo viaggio quasi improvvisato sulle sponde del lago Trasimeno, contesto naturale più volte affrontato ma mai con la precisa volontà di effettuare una esplorazione approfondita delle sue sponde, delle cittadine che vi si affacciano e dei territori immediatamente prospicienti, oltre alla determinazione nel volere mettere in “carniere” un nuovo passo montano che inaspettatamente la mappa riporta nei pressi del lago.

 

       

 

Poco rilevante ai fini del piacere della guida il tragitto che mi consente di arrivare presto sul lago senza utilizzare la arterie a scorrimento veloce, la statale 71 che collega Arezzo Cortona è un noioso rettilineo al quale solo la stupidità automobilistica pone “rimedio” quasi impossibile infatti viaggiare tranquilli senza essere aggrediti da guidatori sovraeccitati e poco rispettosi dei diritti altrui, pensare di ottenere la distanza di sicurezza è più che utopistico….

Interessanti invece le deviazioni che si possono effettuare da Castiglion Fiorentino alla stessa bella Cortona, oltre a varie chiese  e castelli che ne scortano la estensione, deviazioni che stavolta però non ci attraggono concentrati sulla odierna meta.

 

   

 

PASSIGNANO SUL TRASIMENO

 

       

 

Supero di slancio Tuoro per meglio concentrarsi sulla visita della nostra prima e più interessante tappa, la vivace Passignano nella quale parcheggio per intraprenderne l’esplorazione.

 

           

 

       

 

           

 

       

 

 

Sono poche le nuvole bianche che passeggiano nel cielo azzurro sopra il placido lago, decisamente meno preoccupanti di quelle più dense  e scure che invece si addensano all’orizzonte, deciso a non preoccuparmi minimamente del futuro ma a godermi il presente, attraverso le vie del paese per le quali ciondolano pigramente residenti e turisti per risalire la stretta via che conduce alla cima della collina che sovrasta lago e paese e sulla quale sono arroccate le rovine del castello di origine Longobarda modificato ed ampliato nel 1100, poi distrutto in parte nel 1800 per volere dello Stato Pontificio.

 

   

 

Il Castello

 

       

 

       

 

Se le poche mura rimaste faticano a suggestionare il visitatore il panorama che dall’alto si gode sulla città e sul  lago vale di certo il prezzo esiguo del biglietto, soprattutto in una giornata come questa.

Trasparenza dell’aria che ancor più si manifesta nelle riprese fotografiche con lungo teleobbiettivo immortalanti le isole Maggiore e Minore che si fronteggiano e, in lontananza, l’isola Polvese nitida nonostante lo spazio che ci separa.

 

           

 

Isole Maggiore  e Minore

 

Isola Polvese

 

 

Sul lago scivola tranquillo il traghetto per le isole che mai ho avuto il piacere di visitare e che, prendo nota, dovranno essere teatro di una prossima escursione.

 

       

 

       

 

Ridisceso sulle sponde del lago passeggio rapito sui moli che si allungano sulle tranquille acque incantato da una panoramica e dei colori quasi più tipici di un mare tropicale piuttosto che di un lago del centro Italia, oltre che dal tiepido ma raggiante sole al quale affido il compito di asciugare l’umidità raccolta in tutti i passati mesi di inclemenza metereologica.

 

   

 

Anche se so benissimo che la tregua non sarà definitiva.

 

       

 

 

   

 

Maia trotta adesso sorniona sulla strada che costeggia il lago, la natura raggiante festeggia la primavera con mille colori sui quali domina l’intenso rosso dei papaveri, quasi nascoste ed inavvicinabili torri troneggiano sul nastro di asfalto quasi deserto, le poche emozioni motociclistiche vengono ampiamente integrate da quelle paesaggistiche e naturali, la voglia di sole e di primavera par essere una costante universale oggi.

 

           

 

MONTE DEL LAGO

 

       

 

 

Monte dal lago, edificato su di un rilievo a picco sulle acque, è moderatamente animato da una assemblea politica per fortuna concentrata nel bar del piccolo paese, dalla terrazza che corre per alcuna decine di metri sul lago è possibile osservare le azzurre acque godersi i raggi del sole, le nuvole quasi impaurite dalla prepotenza del sole formano una corona intorno al lago apparentemente impossibilitate a proseguire oltre.

 

       

 

CASTELLO DI ZOCCO

 

       

 

Di nuovo in sella vengo rallentato, pochi chilometri dopo, nella mia già tranquilla corsa dalle guglie di un castello abbandonato che fanno timidamente capolino sopra le cime degli alberi, un breve tratto di strada sterrata mi conduce al cospetto dei resti del Castello di Zocco, imponente strutture difensiva del 1400 da lungo periodo tristemente abbandonato alle intemperie e al degrado del tempo.

 

 

   

 

 

           

 

SAN SAVINO

 

 

La successiva tappa del mio errare improvvisato in senso orario sulle rive del Trasimeno risponde al nome di San Savino, poche case raggruppate introno alla piazza principale costruite sull’ennesimo rilievo costiero tipico della irregolarità vulcanica di queste sponde.

 

           

 

       

 

 

Dalla terrazza ammiro da una nuova angolazione le acque del lago, il massiccio assembramento nuvoloso intanto sembra avere superato ogni rispettoso indugio e si allunga minaccioso sull’irregolare cono lacustre.

 

 

Poco prima di ridestare il classico borbottio del massiccio bicilindrico concretizzo con l’ausilio della mappa la deviazione che mi condurrà lontano dalle sponde del lago per poi ritornarvi pochi chilometri più ad ovest, attraverso una strada contrassegnata dal colore bianco a metà della quale si evidenzia un attraente valico.

 

MUGNANO

 

   

 

FONTIGNANO

 

       

 

Dedico poca attenzione a Mugnano per poi fermarmi più a lungo a Fontignano, città dove riposano le spoglie mortali del pittore Pietro Vannucci meglio noto come “Il Perugino”, qui deceduto nel 1523, chiamato per affrescare una chiesa, a causa della peste.

 

   

 

Attratto dalle torri che dalla collina sovrastano il paese mi addentro per le strette vie che ne risalgono le pendici, riesco a raggiungerle più facilmente del previsto data la scarsità di indicazioni soddisfatto per la scelta di fronte al panorama che mi si pone davanti e per la suggestione che le poche antiche vestigia, silenziose sentinelle dell’orizzonte, riescono comunque a richiamare.

 

       

 

 

La vallata sottostante si caratterizza per la presenza del Lago di Pietrafitta, invaso artificiale creato nella depressione causata dallo sfruttamento lignifero della zona teso ad alimentare la vicina centrale oggi convertita a metano, ma ciò che più emoziona è la perfetta visibilità della città di Perugia adagiata sulle colline più lontane e quella di Assisi ancor più lontana  ma della quale si riesce a cogliere il tipico profilo.

 

 

   

 

Ridiscesa la collina mi immetto per pochi chilometri nella trafficata statale 220 prima di trovare il bivio che mi interessa e che mi condurrà alla agognata meta invertendo la direzione della mia marcia che adesso punta di nuovo verso le acque del lago.

 

Passo Porta Materna 420 mt

 

           

 

L’asfalto cede ben presto, come previsto, il passo allo sterrato che compatto e poco impegnativo risale verso il crinale collinare che nasconde alla vista il Trasimeno, i 420 metri del Passo di porta Materna che si coronano di verdi colli sono presto conquistati.

 

       

 

 

Sovrastando un paesaggio magnifico visibile ai lati della strada raggiungo il castello di Montali nei pressi del quale un ampio terrazzamento consente una visuale straordinaria sul lago e sui territori limitrofi, la assoluta trasparenza dell'aria consente allo sguardo di correre libero verso l'irraggiungibile orizzonte, la fosca nuvolaglia intanto par dissolversi nel cielo azzurro, anche se solo temporaneamente.

 

           

 

MONTALI

 

   

 

 

Narra una leggenda che in questo specchio di acqua poco profondo, non supera i 6 metri, un tempo fosse sbocciato un grande amore tra Trasimeno, figlio del re Etrusco Tirreno, e la ninfa Agilla, un amore che purtroppo conoscerà breve felicità, Trasimeno infatti scomparve nelle acque del lago ed il suo corpo non venne mai ritrovato.

Da allora Agilla incapace di accettare la perdita cerca il suo amato dentro ogni barca che attraversa il lago scuotendola ogni volta che si illude di averlo ritrovato, quando il vento spira dalla Toscana è possibile sentire il pianto della disperata ed innamorata Ninfa.

Ben più realisticamente è possibile ricondurre l'origine del nome del lago alla presenza in loco del monte che in antichità di chiamava Imenio oltre il quale era situato il lago.

 

 

 

 

 

   

 

Riprendo il viaggio dopo avere verificato l'impossibilità di visitare il castello seguendo lo sterrato che scende verso valle, al bivio che trovo poco più avanti decido di seguire il tracciato a sinistra che, pur riportandomi verso le sponde del lago si rivela moderatamente impegnativo a causa della pendenza elevata e dallo stato della strada, nulla comunque che non si possa risolvere con un pò di buonsenso.

 

       

 

 

 

Di nuovo in pianura continuo la mia escursione lungo la sponda del Trasimeno dirigendomi verso l'ultima mia tappa odierna, probabilmente la gemma più sfavillante che il lago possa vantare: Castiglione del Lago, il cui profilo proteso verso il centro dell'irregolare cerchio acquatico si lascia adesso vanitosamente ammirare.

 

 

 

 

CASTIGLIONE DEL LAGO

 

 

Assolutamente piacevole e rilassante risulta passeggiare per le vie di questo borgo, che vanta origini Romane, situato su di un promontorio che originariamente era la quarta isola del lago.

Il borgo nel quale oggi si trovano numerose botteghe di prodotti della zona prevalentemente enogastronomci, era un tempo protetto da una imponente struttura muraria che lo rendeva una delle più importanti fortezze del sistema difensivo ideato da Federico II di Svevia nel 1247, successivamente il Castello fu dotato di una seconda cinta muraria interna alla prima, che lo rese praticamente imprendibile tramite attacco diretto.

 

       

 

Il Castello (Cinta Muraria esterna)

 

       

 

       

 

       

 

Prima di intraprendere la visita interna del Castello mi incammino per il sentiero che corre tra mura e lago rilassandomi piacevolmente alla brezza tiepida del mezzodì e godendo dello spettacolo che il sole, filtrando attraverso le grosse nuvole che pigre passano sul lago, crea sulla superficie del lago; incantevoli chiaroscuri che il mio cervello fatica a ricondurre ad un ambiente indiscutibilmente diverso da quello marino a cui, caparbio tenta di ricondurre.

Il Castello imponente mi sovrasta quasi minaccioso, probabilmente tra tutti è questo il punto di vista dal quale è maggiormente riconoscibile l'imponenza della fortezza posta a difesa del Borgo.

 

     

 

           

 

 

           

 

 

       

 

       

 

       

 

Torno sui miei passi in concomitanza con l'orario di apertura del cinquecentesco Palazzo Ducale all'interno del quale si possono osservare le bellissime stanze affrescate dal Pomarancio, dal quale poi si accede , tramite il camminamento di ronda, anche alla parte interna del Castello.

All'interno del Palazzo non sono consentite foto, come mio solito oltre alle civili rimostranze presso la biglietteria evito di acquistare alcunchè dal fornito negozietto annesso.

 

       

 

Il Castello (Interno)

 

       

 

 

           

 

       

 

 

E' sicuramente più risolutivo lasciare alle immagini il compito di raccontare ciò che si può osservare una volta terminato lo stretto e buio camminamento che conduce al castello, in una giornata come questa poi credo che nulla possa sostituirsi agli scatti realizzati passeggiando sulle mura merlate sospesi sul lago verde smeraldo che si estende verso l'orizzonte, immagini comunque che, vi assicuro, solo in parte possono rendere la suggestione che ho potuto provare.

 

       

 

       

 

 

           

 

 

       

 

       

 

           

 

 

       

 

 

 

Anche questo viaggio è terminato, lascio alla stessa noiosa statale 71 che qui mi ha condotto, il compito di riportarmi a casa, un ultimo guizzo digitale immortala il profilo di una Cortona stesa pigramente al sole prima di puntare la nera Maia verso gli affetti famigliari.

 

CORTONA