Non c’è niente da fare, anche stavolta la mia poca considerazione per la moderna tecnologia satellitare che teoricamente dovrebbe facilitare la nostra errante esistenza dotandoci di GPS trova assoluto conforto e motivazione, è infatti solo grazie alla “solita” occhiata approfondita ad una dettagliata e consunta cartina della Toscana che trovo una piccola linea bianca e contorta appena visibile idealmente congiungente la partenza e l’arrivo del mio itinerario di oggi.

Resto sorpreso anche stavolta per le infinte risorse offerte da questa vasta zona di territorio montano compresa tra Toscana e Emilia Romagna, che non differiscono da quelle offerte ovunque da questa sottovalutata nazione, a chi non si arrende di fronte alla evidenza dei fatti ma approfondisce all’infinito la ricerca grazie a documenti cartacei oppure alla solita improvvisazione.

La strada che sempre più si assottiglia salendo verso la vetta dei monti appenninici rappresenta una nuova via per raggiungere il parco dei laghi di Suviana e Brasimone, una novità che sinceramente non pensavo potesse più presentarsi.

 

Da Prato raggiungo la cittadina di Vernio in un caldo primo pomeriggio estivo mitigato da un fresco vento e da un minimo dubbio che ancora rende  la mia decisione poco concreta, la parte centrale del percorso, quella che valica lo spartiacque appenninico, e’ segnalata come sentiero e non come strada percorribile non so quindi se le particolari  doti fuoristradistiche della multistrada potranno superare le potenziali situazioni critiche che ci troveremo di fronte,

sopratutto anche in quelle in cui la stessa inversione di marcia e’ impossibile…

I dubbi come al solito si affievoliscono con il passare dei chilometri, la perfetta sintonia che mi lega al mezzo e, perché no, le centinaia di migliaia di chilometri ormai percorsi in sella alle due ruote in ogni condizione, fugano ogni timore, e’ l’inizio della ennesima avventura a pochi chilometri da casa in nome di una filosofia ormai completamente acquisita con enorme soddisfazione.

 

           

 

 

 

La strada che porta verso la frazione di Cavarzano non è quello che si può definire in ottime condizioni, il fondo dissetato non impedisce però un moderato divertimento grazie anche alla ridotta andatura imposta dalla caratteristiche del percorso, fondo che pochi chilometri dopo la frazione montana si trasforma in un compatto sterrato a fianco del quale si apre  un meraviglioso panorama sui fitti boschi che coprono le pendici dei monti e sulla lontana vallata, sulla nostra destra invece lunghi tracci rocciosi scendono in precise linee diagonali verso la strada come tagliate da ignoti giganti.

 

               

 

               

 

           

 

Una coppia di ciclisti che velocemente risale il crinale mi domanda informazioni sul percorso e se effettivamente esso raggiunge il lago di Brasimone, rispondo con un pizzico di invidia per la loro prestazione fisica che la speranza che li anima è la stessa mia, ma che non ho nulla di più che mollo ottimismo da offrire, di certo i loro leggeri mezzi potranno aiutarli in situazioni difficili, impensabile per me prendere in spalla i 200kg di Maia per superare ostacoli impossibili.

 

           

 

Passo ALPE DI CAVARZANO   1008 mt

 

               

 

           

 

Raggiunto in valico della Alpe di Cavarzano a circa 1008 mt di altitudine la strada nell’invertire la pendenza cambia completamente aspetto e si trasforma in uno stretto viottolo scosceso che si infila deciso nella fitta ombra del bosco, il fondo cosparso di grosse rocce affioranti rende difficoltosa e prudente la guida penalizzata anche dalla presenza di affilate selci poste di taglio sul sentiero e che non rappresentano l’incontro ideale per le coperture gommate della mia moto, forare qui con la bomboletta da riparazione che fallisce il suo compito non e’ la mia massima aspirazione, un sorriso improvviso mi si stampa in volto mentre mi immagino spiegare via cellulare alla assistenza stradale dove mi trovo per poi sentirmi dire di cercare un … trattore.

 

           

 

Il fondo peggiora sempre di più, parallelamente invece il panorama acquista sempre maggiore suggestione, il chiaroscuro offerto dal sole che penetra a fatica le fronde degli alberi e l’assoluto silenzio che pervade il bosco, fatta eccezione la naturale musica  che aleggia nei luoghi incontaminati, riescono a toccare l’anima nel profondo obbligandomi a continue soste per osservare ed ascoltare la voce del bosco, oltre alla solita voglia di catturare con l’ottica digitale quanta più magia sia possibile.

 

       

 

Durante una di queste tante soste sarò superato definitivamente dai due impavidi ciclisti sulle loro mountain bike che mi salutano amichevolmente prima di sparire in velocità verso valle.

 

       

 

Sempre più lento e prudente, quasi 300kg totali non si guidano facilmente in discesa e senza aderenza, e comunque sempre più sicuro continuo la mia discesa verso valle, anche nei passaggi più difficili su fondi fangosi in mancanza di appoggio per i piedi e molto sconnessi non perdo fiducia nelle mie potenzialità , o forse sarebbe meglio dire che la mia incoscienza non perde fiducia, ma il risultato ovviamente non cambia.

 

               

 

La nera Ducati supera con relativa disinvoltura ogni situazione di difficoltà fino a tornare in una situazione di strada quasi pianeggiante e di nuovo percorribile senza affanno alla quale si affianca un tranquillo ruscello che, grazie alle sue straordinarie evoluzioni tra le rocce, mi impone una lunga sosta consentendomi di liberami temporaneamente di casco e giubbotto sotto i quali si evidenzia in maniera molto umida la tensione patita durante la discesa appena superata. 

 

       

 

           

 

               

 

       

 

Nella infantile felicità della prova superata e per scattare le foto al torrente nelle migliori posizioni non manco di infilarmi con tutte e due le scarpe in un profonda pozza che lesta ne approfitta per riempirle di fresca acqua, inutile dire che in una giornata estiva di tale calura l’evento non può che aumentare il mio buonumore.

 

Passo BRASIMONE 900 mt

 

L’azzurro intenso del lago di Brasimone finalmente occhieggia tra le fronde degli alberi, pochi e metri e, di nuovo sotto un cielo azzurro, percorro le sua sponde affollate da chi cerca sollievo alla calura del meriggio per poi immettermi nella direttrice che mi condurrà verso il secondo e più grande lago artificiale che, insieme al Brasimone,  da il nome al parco: il lago di Suviana.

 

IL LAGO BRASIMONE

 

 

           

 

           

 

Pochi metri e la Multistrada recupera subito le sua caratteristiche stradali, scossa di dosso la polvere dello sterrato inizia subito a pennellare la divertente e rossa tortuosità che sia allontana dal lago, il grip offerto dallo inconsueto asfalto e’ notevole e la sicurezza di guida aumenta ad ogni curva fino a trasformarsi nel tratto finale prima della meta lacustre in una assordante sinfonia,

 

               

 

il percorso infatti oltre ad offrire curve di ogni raggio e inclinazione si rende piacevolmente  ed irregolarmente ondulato trasformando il classico moto orizzontale in un percorso da ottovolante dotato di emozionanti saliscendi da affrontare in sicurezza e divertimento per il massimo della soddisfazione motociclistica, resa ancora più eccitante dalle caratteristiche di agilità della Ducati  fino a pochi chilometri prima impegnata in passaggi con decisamente minore aderenza.

 

Passo ZANCHETTO 867 mt

 

       

 

       

 

Poco prima della discesa finale sul lago mi concedo una veloce deviazione verso la chiesa di Bargi, edificata sui resti di un antico castello medievale consente una suggestiva vista sul placido lago sottostante.

 

BARGI

 

               

 

IL LAGO DI SUVIANA

 

 

L’ampio specchio blu del lago di Suviana  mi regala oltre alla splendida visuale anche una sosta rifocillante, una birra ghiacciata accompagna una gustosa Crescentina al prosciutto  mentre seduto al bar sulla strada che costeggia il lago osservo il variegato popolo a due ruote che si gode la piacevole frescura di questo pomeriggio inoltrato.

 

           

 

 

               

 

 

STAGNO

 

           

 

       

 

Il viaggio sta per giungere al termine, una nuova brevissima deviazione verso il borgo di stagno per una nuova immagine panoramica dall'alto del lago e poi non resta che il tempo di percorrere praticamente in solitaria in senso inverso la rossa strada che mi riporta sul Brasimone e mi regala una nuova dose di divertimento, dopo pochi chilometri raggiungo soddisfatto la mia meta finale dove mi attendono compiti ben diversi ma di certo non meno soddisfacenti.