Spoleto

 

Visitare le città con la prime luci dell'alba è ormai una consuetudine che si avvicina molto ad un rituale, oltre ad essere spesso il risultato di una necessità (il tempo a disposizione abbinato ad una scarsa propensione allo stazionamento tra le lenzuola) risulta assolutamente suggestivo per il tipo di atmosfera che si può respirare.

In queste ore contraddistinte da una scarsa se non assente presenza umana è possibile assaporare in modo più realistico quella che risulta essere la fisionomia di una cittadina, un pò come, per utilizzare una ardita metafora,  osservare una bella donna al suo risveglio al mattino, senza trucco e senza ...inganno!

 

           

           

 

In quello che potrebbe a prima vista sembrare un contesto perfetto a volte però le sorprese non mancano, come nel caso della visita alla straordinaria città di Spoleto, bellissima anche senza trucco ma penalizzata da un assurdo tentativo di deturpazione.

Sono solitamente preparato a quelle che possono essere le controindicazioni a queste visite antelucane, dalla presenza di vocianti mercati settimanali alla serrata di tutte le strutture artistiche siano esse laiche o religiose, nonché alla rumorosa presenza di operatori ecologici e corrispettivi mezzi; tutte situazioni comunque ampiamente comprensibili e assolutamente compatibili con l'anima, e l'orario, del contesto esaminato.

 

       

 

           

 

Quello che stavolta mi coglie negativamente impreparato è il devastante risultato di un connubio altamente pericoloso: Spoleto nella serata di ieri e conseguente nottata è stata oggetto della incivile attenzione di una moltitudine di persone attirate in loco dalla "Notte Bianca" svoltasi in contemporanea con una manifestazione dedicata ai vini del mondo.

Per questo motivo non appena mi affaccio sulle antiche vie vengo colto da un senso di smarrimento, sporcare le strade delle città in nome di un non ben comprensibile, ma certo non condivisibile, diritto è una consuetudine in Italia, ma per arrivare a ridurre ad un tale immondezzaio una città come Spoleto occorre molto impegno.

 

               

 

       

 

A quanto pare l'impegno ai partecipanti alla Notte Bianca non è mancato, i netturbini faticano a rimuovere la cataste di sporcizia e rifiuti vari sparsi per le vie, si cammina praticamente sui vetri rotti, ma la cosa più impressionante e l'osservare l'antica pavimentazione delle strade macchiata con vino e alcolici vari che solo a prezzo di fatica e dispendio economico potrà tornare ad essere come prima.

 

       

 

Buffo pensare che passata la sbornia gli della incivile bravata torneranno a lamentarsi delle tasse pagate, per non parlare di quei giovani simbolo di rinnovamento di cui chiaramente si legge la vocazione sulle bottiglie di birra fracassate al suolo o abbandonate tra i monumenti, proprio un bel cambiamento.

 

       

 

"Se lei è un giornalista lo scriva come è stata ridotta questa meravigliosa città", mi incita un netturbino, "ne abbiamo trovato anche uno completamente ubriaco che dormiva nel cassonetto" continua; cosa che non fatico a credere vera sopratutto dopo la ridicola e patetica visione delle giovane anglosassone che alle ore 07.00 del mattino vaga con una bottiglia di birra in mano completamente scalza, camminando sui vetri, declamando in un febbrile ritornello "I want my shoes, I want my shoes", e della quale alcuni cittadini tentano di prendersi cura.

 

 

S. Ansano

 

Nonostante tutto ciò occorre ben poco tempo alle bellezze cittadine per reclamare la giusta attenzione e scuotersi di dosso le brutture che insozzano le vie; attento mentre risalgo la china verso la sommità osservo la Chiesa di S. Ansano che riassume in se le scuole architettoniche di diversi edifici costruiti in tempi diversi, dal resti delle colonne del tempio romano del I sec. a.C. alla successive chiese paleocristiana prima e Romanica poi per completarsi nel XVIII sec. con la ricostruzione della precedente struttura.

 

Fontana di Piazza

Piazza del Mercato rappresenta la seconda tappa del mio itinerario improvvisato tra le strade della città oltre che il cuore del centro storico, come al solito le mie precognizioni delle bellezze da scoprire ammontano praticamente a zero, sono consapevole che questo mio atteggiamento potrebbe portare a non rintracciare nei luoghi visitati importanti testimonianze storico/artistiche, ma la sorpresa data dalla osservazione di ciò che non si conosceva in nessun modo conferisce alla scoperta un sapore ancora più piacevole.

Occorre inoltre rilevare che la segnalazione delle attrattive turistiche e pressochè completa in ogni luogo e che comunque è bello anche perdersi nei meandri cittadini.

La Fontana di Piazza, barocca realizzazione, che attira tutta l'attenzione del visitatore risale al 1746

 

Il mio veloce cammino verso la vetta collinare prosegue per via del Municipio sulla quale domina Il Palazzo del Comune, distrutto da un terremoto ai primi del '700 fu ricostruito alla fine dello stesso secolo, la Torre campanaria invece è originale del 1200

 

Via del Municipio

 

Raggiungo la parte più alta della collina che ospita Spoleto dirigendomi dalla parte opposta alle attrattive offerte dalla torre del Duomo situato sotto di me e che visiterò più tardi.

 

 

La parte più famosa di Spoleto è sicuramente da riconoscersi nel complesso dato dalla Rocca Albornoziana, che sovrasta la città dalla parte più alta e che risale al 1359, e il Ponte delle Due Torri, costruzione Romanica del 1200 alto 90 metri e lungo 326 che coniuga le funzioni di acquedotto e via di collegamento con il Monteluco.

Come ampiamente previsto delle note negative delle escursioni mattiniere la visita alla Rocca darà possibile solo a partire dalla metà mattina, tardi per le mie possibilità temporali.

Dedicherò ad una futura escursione la visita dell'edificio e delle sue 6 torri che proteggono cortili e saloni interni perfettamente conservati ed affrescati.

Veloce ma sicuramente emozionante la visita alla imponente struttura dell'antico ponte che solenne sfida il tempo e le moderne architetture.

           

Il Ponte delle Due Torri

Scrive durante il suo viaggio in Italia del 1817 Wolfgang Goethe:

Sono salito a Spoleto e sono stato sull'acquedotto che funge anche da ponte fra un monte e l'altro.

Le dieci arcate in mattoni che sovrastano a tutta la valle, stanno li tranquille da secoli, mentre l'acqua zampilla ancora da capo all'altro di Spoleto.

E' questa dunque la terza opera degli Antichi che ho innanzi a me e di cui osservo la stessa impronta sempre grandiosa: la loro architettura è una seconda natura che opera conforme agli usi e scopi civili.

E' così che sorge 'anfiteatro, il tempio, l'acquedotto.

E adesso soltanto sento con quanta ragione ho sempre trovato detestabili le costruzioni fatte a capriccio [....].

Cose tutta nate morte, poiché ciò che veramente non ha in se una ragione di esistere non ha vita e non può esser grande ne diventare grande.

           

Duomo - Cattedrale di Santa Maria Assunta

           

Tocca al Duomo adesso essere oggetto delle mie attenzioni, il suo raggiungimento non è difficile, il campanile svetta sui tetti della case adiacenti e funge da perfetto faro, la sua costruzione risale alla fine del XII sec. sulle ceneri di una struttura preesistente distrutta dal Barbarossa, straordinario il mosaico che adorna la facciata realizzato nel 1207.

Impossibile purtroppo, come preventivato, la visita del suo interno, visibilissimi invece gli affronti subiti dalla secolare struttura a causa della moderna inciviltà.

 

 

 

       

               

Basilica di S. Eufemia

   

La Basilica di s. Eufemia risalente al X sec., situata nelle immediate vicinanze del Duomo rappresenta la fase discendente nonchè finale del mio veloce approccio a Spoleto, saranno invece le strette e deserte vie a ricondurmi fino nel piano vallivo dove sosta in paziente attesa il mio mezzo di locomozione, stavolta a quattro ruote, frutto delle escursione trekking sui monti Sibillini della quale potrete leggere in altra sezione di questo sito ed della quale questa visita è da considerare estemporanea figlia.

           

           

               

               

       

 

 

La Rocca Albornoziana

 

 

 

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Un ultimo sguardo digitale alla Rocca che osserva protettiva il complesso del Duomo sottostante ed è tempo di rientro, gli amici mi attendono per infilare gli scarponi da trekking ad affrontare, tempo permettendo, una nuova escursione all'interno del suggestivo contesto dei monti Sibillini.