Curiosita', una grande e profonda, quasi infantile curiosita', unita alla mia infinita voglia di sane emozioni, questo e' cio' che mi spinge in questo 21 Gennaio a percorre il tratto di strada che separa la mia casa da Visso nelle Marche, punto di salita ai freddi ed innevati Monti Sibillini.

Erano gia' alcune settimane, dopo che una Web-cam aveva attratto la mia attenzione ,che le morbide linee della conca di Piano Grande di Castelluccio di Norcia e i bianchi Sibillini esercitavano su di me un richiamo degno delle mitiche sirene, richiamo che, al contrario di Ulisse, avrei presto seguito.

 

           

 

Rimandata piu' volte l'escursione per motivi metereologici (freddo e neve rendevano pericolosa la percorrenza delle strade) avevo finalmente trovato in questo sabato le condizioni ottimali per tentare la salita ad uno dei luoghi piu' freddi d' Italia.

La scelta del mezzo e' quasi scontata, farlo in auto avrebbe la stessa componente emozionale di un documentario alla TV, la moto invece aggiunge una componente avventurosa al viaggio.

Una leggera risalita delle temperature minime in combinazione con una temporanea nuvolosita' che avrebbe impedito le ghiacciate notturne era quanto mi bastava, mi avvio cosi' , in questo sabato 21 Gennaio, insieme alla mia Ducati Mutlistrada  verso sud. 

 

           

 

Lascio la A1 e la sua densa nebbia a Valdichiana dove Il casellante improvvisamente mi fa' una di quelle domande a cui l'Uomo cerca di dare una rispsta da sempre:

"Ma e' una Enduro???"

Mi confessa che vorrebbe comprarla ma, dice tristemente, e' un po' in soggezione, sarebbe la sua prima moto, prima di lasciarlo ( le auto dietro diventavano minacciose) gli faccio una rivelazione, uno di quei segreti che si tramandano di generazione in generazione  rendendolo decisamente felice: "La fanno anche 620 cc ed 'e piu' leggera  e maneggevole"

Velocemente, sotto i raggi di un timido sole percorro la strada verso Perugia, i raggi attraverso le nubi creano dei suggestivi giochi di luce sulle placide acque del lago Trasimeno, raggiungo quindi Spoleto e successivamente Visso, da dove inizia il vero viaggio.

       

La salita verso Castelluccio e' lenta ma sicura , la strada e' sgombra e le temperature sono sicuramente sopra lo zero, il sole, piu' sicuro di se', scioglie la neve sui cumuli ai lati della strada che scortano la mia salita verso la vetta.

           

Adesso il freddo e' decisamente meno nemico, salendo avverto la temperatura cambiare progressivamente, cosi' che poco prima di arrivare al valico mi posso permettere di aprire la visiera del casco senza temere conseguenze.

       

   

       

E' un brivido che mi percorre la schiena la prima cosa che provo non appena il mio sguardo segue, perdendosi, le bianche scie che la neve ed il vento hanno disegnato nella piana sotto di me, in lontananza Castelluccio di Norcia sovrasta silenzioso la valle.

Percorro lentamente la strada che mi separa dal paese, poche le auto parcheggiate sui lati della strada proprieta' di quei puntini colorati che scorgo sparsi nella bianca landa mentre la percorrono coi loro sci da fondo, Castalia sembra fare le fusa mentre il desmo borbotta sornione durante la salita, e' quasi impossibile concentrarsi sulla guida, il paesaggio e' da fiaba, per fortuna i tratti ricoperti dalla neve sono veramente pochi.

 

           

 

   

           

Raggiungo Castelluccio insolitamente animata, alcuni fondisti si godono il tiepido sole percorrendo le antiche vie del borgo, il freddo per il momento non si fa' sentire piu' di tanto, e' solo una lontana sensazione sulla superficie del giubbotto.

 

               

 

       

                           

Un lago ghiacciato e poi ricoperto dalla neve sul quale nessun essere vivente ha posato le sue sacrileghe membra e' quello che si presente ai miei occhi appena superato il paese, il piano grande e' un unico tappeto di neve sopra il quale il sole gioca felice, i brividi che intensi mi percorrono la schiena ben poco hanno a che fare con il freddo.

Il lungo rettilineo si insinua tra i due rami del fantastico ed inesistente lago, progressivamente il freddo inizia ad aumentare, in fondo alla valle diventa intenso, devo chiudere il casco, la mia debole natura umana non puo' resistere al gelido sospiro, signore della valle, che sovente ed percorre e modella i suoi domini.

   

       

           

Osservo rapito il panorama circostante da dietro la visiera, in silenzio, solitario, solo il mio respiro e il borbottare sommesso della Ducati,  ho quasi la sensazione di essere un ospite sgradito, che non invitato si arroga il diritto di percorrere queste lande il cui splendore non e' a lui destinato

 

   

 

       

           

La salita verso il passo che chiude a sud i Sibillini e' difficoltosa, i tratti ghiacciati sono molti cosi' come la neve che ancora copre la strada, il freddo continua ad attanagliare il mio corpo, la tecnologica veste lotta quasi stremata contro il gelo. 

           

           

Sul passo improvvisamente la temperatura si alza,  il sole vince temporaneamente la sua battaglia contro il freddo, mi fermo alcuni istanti al tiepido piacere, le mie membra avide assorbono il poco calore disponibile, preparandosi ad affrontare il tratto finale del viaggio.

   

           

Ancora neve sulla strada che scende verso Norcia, in discesa e' ancora piu' infida, pochi chilometri lunghi un eternita', scendo a passo d'uomo con i piedi che strusciano in terra nel tentativo di mantenere un equilibrio decisamente instabile, il freno posteriore rallenta delicato la mia marcia, Castalia scende leggera verso valle.

       

           

Scendendo il calore cresce sempre piu', il tratto finale prima di Norcia consente anche qualche serpentina piu' decisa alla Irrequieta Ducati, prima di prendere quelle veloci e noiose strade rettilinee che ci ricondurranno soddisfatti a casa, dove infreddoliti e fradici grazie ad un imprevista pioggia dopo Valdichiana giungeremo in serata e quasi 500, insperati ed invernali, km dopo la nostra partenza.