E' praticamente impossibile riconoscere nella giornata odierna l'inizio del mese di giugno, in un cielo di un grigio talmente omogeneo da sembrare eterno corrono gonfie nuvole bianche che si scontrano con i rilievi e le ondulazioni collinari restando spesso intrappolate nei gorghi che percorrono le vallate.

 

       

 

La pioggia cade con una regolarità ed una tranquillità quasi snervante in un contesto climatico più vicino ad un inizio di inverno che ad una fine di primavera, ma nulla di ciò che è in nostro potere può modificare tutto ciò, meglio quindi dissolvere l'inutile rabbia cha sale dalla stomaco nella visione della bellezza della natura che anche in una condizione così estrema riesce ad affascinare.

 

       

 

IL SANTUARIO DI MACERETO

 

           

 

La volontà che ci muove dal rifugio asciutto dell' agriturismo, nonostante le condizioni avverse, è quella di tentare di effettuare l'escursione alle Lame Rosse, straordinaria formazione geologica situata nei pressi del lago di Fiastra, per raggiungere il quale superata Visso attraversiamo la parte del Parco dei Sibillini che ospita il Santuario di Macereto.

 

 

           

 

               

 

IL LAGO DEL FIASTRONE

 

   

 

       

 

   

 

Sotto una volta che definire Celeste appare quasi un omaggio ad una sbiadita leggenda raggiungiamo l'invaso artificiale in estate normalmente fonte di refrigerio per gli abitanti delle vallate circostanti percorrendone il perimetro fino a raggiungere la diga che bloccando il flusso naturale delle acque del fiume ne consente l'esistenza.

I prati fradici di pioggia appaiono logicamente deserti così come poco frequentate sono le strade dei piccoli centri abitati lacustri, triste ma sicuramente suggestivo il panorama offerto dalle condizioni ambientali odierne, la pioggia intanto continua a cadere imperterrita, solo al momento della partenza per il nostro viaggio pedonale concederà una breve tregua.

 

           

 

Il tracciato prende il via dalla diga del lago, attraversata la quale occorre risalire un breve sentiero dopo un buio tunnel per andare ad incrociare il sentiero principale che conduce, svoltando a destra, alle Lame Rosse, come risulta ben indicato dai cartelli li situati.

Il sentiero che imbocchiamo inizia da uno spiazzo situato in posizione rialzata rispetto al lago, sul versante ovest dello stesso in località Ruffello, partire dalla diga consente di abbreviare in parte il percorso.

 

           

 

Non eccessivamente lungo, con tratti di salita facilmente affrontabili alternati da comode discese, il sentiero che scorre al cospetto del fianco montano la cui cima è nascosta dalla dispettose nuvole è da considerare di media difficoltà grazie anche  al riparo offerto in ampi tratti dagli alberi  e dalla bontà del terreno, ad un passo non forzato occorrono circa 2 ore per raggiungere il canalone ghiaioso sopra il quale svettano le formazioni naturali tanto ambite.

 

           

 

LE LAME ROSSE

 

       

 

Una volta sul canalone restiamo per un breve attimo perplessi, il sentiero prosegue sull'altro versante e niente nel raggio visivo attira la nostra attenzione, solo grazie ad una segnalazione opportunamente orientata iniziamo decisi la risalita del friabile ed instabile nuovo sentiero.

Adesso camminare risulta decisamente più faticoso, bastano però pochi metri per ottenere una indiscutibile motivazione per aumentare il ritmo di marcia e dimenticarsi della fatica, poco più in alto si aprono finalmente alla nostra meravigliata osservazione le formazioni rocciose delle Lame Rosse, suggestive sculture realizzate con eterna pazienza dal lavoro degli agenti atmosferici sotto la sapiente regia di Madre Natura.

 

       

 

       

 

 

               

 

L'emozione che si prova osservando un contesto così eccezionale conquistato con fatica, anche se minima, avvolto da un assoluto silenzio e immobile fatta eccezione per la nostra presenza, sola per quanto riguarda il genere umano, è indicibile; il fatto stesso di trovarsi al cospetto di un qualcosa che nemmeno la nostra  immaginazione avrebbe potuto collocare in questa parte del territorio Italiano, e che realisticamente avremmo fatto fatica a collocare in un qualsiasi posto compreso entro i confini europei è fonte di assoluta, concreta, intensa, emotività.

 

               

 

           

 

           

 

           

 

   

 

Il sentiero si addentra con difficoltà nel cuore della gigantesca scultura naturale per poi spegnersi, almeno per quanto riguarda le potenzialità di un escursionista medio, in una sacca senza uscita, vaghiamo sguardo al cielo come inebetiti di fronte a tanta ardita avvenenza, quasi incoscienti di una pioggia che ha ripreso a cadere, con una tempistica unica, dal momento in cui abbiamo iniziato a risalire il canalone.

Impavide le macchine fotografiche continuano a documentare l'evento, impressionando fotogrammi che risulteranno meno significativi per quanto riguarda il colore delle rocce inteso come giustificazione del nome data la luce solare attenuata in larga parte dalla spessa consistenza nuvolosa.

 

       

 

               

 

 

Il percorso di ritorno appare molto più veloce e facile rispetto all'andata, la soddisfazione ottenuta dal raggiungimento della meta e dalla osservazione di un qualcosa che è risultato molto più coinvolgente di quanto fosse possibile immaginare, sostiene il nostro cammino, consapevoli della unicità nella quale abbiamo potuto osservarle, in perfetta solitudine e in una atmosfera meno da "cartolina" e probabilmente più vera.

A noi almeno fa piacere pensarla così.

 

Profilo Altimetrico Mappa

 


 

IL TREKKING SIBILLINO PROSEGUE: