ll santuario di San Luca ha sempre rappresentato un simbolo ben preciso durante i viaggi di lavoro che spesso mi portano verso nord sulla trafficata arteria autostradale denominata A1, la sua vista infatti simboleggia la fine della noiosa pianura Padana e l'inizio del tratto finale del viaggio che mi condurrà finalmente a casa al giusto riposo; certo, dal momento dell'avvistamento non sono pochi i chilometri che mi separano dalla magione ma la tortuosità appenninica spezza la noia e mi riconduce ad un contesto indubbiamente più famigliare di una piatta distesa coltivata che si perde senza sussulti all'orizzonte spesso celato dalla nebbia.

 

       

 

       

 

Impensabile quindi non dedicare una visita veloce a quanto importante santuario in occasione della mia visita alla città di Bologna, edificato tra il 1194 ed il 1765 è stato fin dalla sua costruzione oggetto di pellegrinaggi a causa della icona della Vergine con Bambino li custodita detta di "San Luca".

 

           

 

Numerose , come sovente succede in questi casi, le leggende che raccontano dell'arrivo della icona sul Monte della Guardia e della creazione del santuario, quasi certamente essa avvenne successivamente al ritiro eremitico sul monte di una giovane fanciulla che si promise di costruire un oratorio, il successivo interesse di Papa Celestino III permise la posa della prima pietra del santuario  arrivata direttamente da Roma e benedetta dal Pontefice stesso, era il 25 maggio del 1194.

 

 

               

 

 

           

 

La fama della basilica si accresce nel tempo grazie anche a presunti miracoli avvenuti come quello "della Pioggia"  del 5 luglio 1433 quando dopo una processione recante in città l'icona sacra le piogge che minacciavano i raccolti cessarono; grazie a questi casi ed all'aura mistica che avvolge il santuario sono state numerose le donazioni private che nei secoli ne hanno permesso l' ampliamento ed il restauro, l'edificio attuale è frutto dell'abbattimento del complesso avvenuto nel 1723 e successiva ricostruzione terminata nel 1774

 

           

 

Nonostante il periodo estivo la basilica è gremita di gente, questo significa che l'affluenza in questo luogo è indubbiamente elevata in ogni periodo dell'anno, difficile però lasciarsi trasportare dalle emozioni in un luogo probabilmente troppo "moderno" per risultare particolarmente suggestivo e troppo votato al puro e semplice culto che ad una conservazione storica ed artistica necessaria al coinvolgimento dell'osservatore non necessariamente interessato al solo contesto religioso, gli stessi addetti alla sicurezza in divisa all'ingresso della basilica non contribuiscono ad accrescere la magia del luogo.   

 

L'INTERNO DELLA BASILICA

 

       

 

           

 

       

 

       

 

IL PORTICATO

 

Con i suoi 3,7 km e i 666 archi e 15 cappelle è probabilmente il portico più lungo al mondo, costruito tra il 1674 ed il 1732 collega la città al santuario proteggendo i cittadini della inclemenze del tempo, Il numero di 666 archi sembra non sia casuale ma direttamente riferito al diavolo indicando il porticato che simboleggia il serpente schiacciato dalla Madonna sotto il suo calcagno, terminando appunto ai piedi del santuario.

 

                       

 

Sono comunque certo che a qualcuno dei numerosi podisti che affrontano di corsa la scalinata per raggiungere il santuario serva sicuramente un miracolo per riprendersi dalla fatica subita, viste le condizioni con l quali si abbattono ai piedi della croce situata al termine del loro percorso. 

 

       

 

Improprio parlare di delusione, ma mentre osservo rilassato da un lato i monti appenninici che si stendono al sole e dall'altro la pianura che perde nella foschia verso nord tagliata dalla autostrada,  non posso non provare un latente senso di disappunto per l'effettiva realtà di quel luogo che forse troppo avevo mitizzato riconducendo in lui aspettative difficilmente esaudibili, molto di certo avrà influito la visita precedente alla città di Bologna in confronto alla quale ben poco può il santuario se si minimizza la validità spirituale.

E' anche vero però che in tanti altri santuari da me precedentemente visitati sono riuscito a percepire uno spessore spirituale che va oltre quello strettamente legato al culto di una icona sacra, probabilmente legato ad ogni antica pietra che quei santuari costituiscono e che, per il mio modo di vedere, l'architettura settecentesca o successiva difficilmente può garantire.... ma queste sono solo opinino personali!

 

 

               

 

I COLLI BOLOGNESI

 

 

 

Sotto un sole sempre più abbagliante mi dirigo infine verso casa attraverso i divertenti colli bolognesi inondati dal torrido calore estivo sempre più consistente con l'avvicinarsi del mezzodi, impossibile durante la guida tranquilla di Maia togliersi dalla mente un motivetto assillante di qualche anno fa che trova in questi luoghi la sua ispirazione.

 

           

 

 

           

 

" quanto è bello andare in giro per i colli bolognesi se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi" cantavano i Lunapop di un giovanissimo Cesare Cremonini, una vespa special alla quale la nera Ducati rende omaggio trotterellando tranquilla lungo le tortuosità collinari.