Il cielo sotto il quale abbandoniamo Gradara non promette niente di buono, il grigio praticamente uniforme lascia poco spazio ad un bianco per nulla incoraggiante, deboli piovaschi ci accompagnano nel nostro breve viaggio sul confine Romagnolo Marchigiano che ci condurrà fino alla gola del Furlo dove ci attendono un gruppo di Amici ed un pranzo dal profumo intenso del Tartufo.

 

           

 

I colli di questa parte di territorio di confine sono adorni di rocche e cinte murarie in praticamente senza soluzione di continuità, quello che di norma potrebbe rappresentare una stimolante risorsa oggi, purtroppo, è solo sinonimo di inafferrabilità.

Poco il tempo a disposizione prima del concordato pranzo e troppo avverse le condizioni climatiche per consentire una adeguata ricognizione delle innumerevoli attrattive che dai colli lanciano segnali invitanti ai quali resistiamo con enorme tristezza.

 

 

Solo in un caso ci lasceremo tentare dalle prospettive di visita, evidenziato sulla nostra inseparabile cartina vi è un borgo, pochi chilometri fuori da nostro percorso verso Urbino ed il Furlo, dal nome decisamente irresistibile, Montefiore Conca sarà, pioggia permettendo, l'unico concessione giornaliera alla nostra indole di viaggiatori attenti alle attrattive offerte dai territori attraversati.

 

           

 

 

MONTEFIORE CONCA

 

           

 

La rocca Malatestiana risalente alla metà del 1300 da bella mostra di se fin da lontano, ergendosi solenne sopra le colorate abitazioni del paese sorte appena fuori le mura, la struttura solida ed imponente è un imperioso richiamo alla visita al quale non è possibile dire di no.

 

 

           

 

Intorno al 1295 Mastin Vecchio, già Malatesta da Verucchio, conquista Rimini consegnando al dominio della sua Signoria anche le zone circostanti tra le quali troviamo Montefiore, la rocca sarà in seguito ampliata da parte del Maltesta "Guastafamiglia" al quale passa in successione nel 1322.

 

       

 

La Rocca Malatestiana

 

 

Dopo vari passaggi di proprietà, Sigismondo Pandolfo Malatesta sarà il nome più famoso al quale la rocca lega il suo destino, proseguendo il lavoro di ampliamento ed abbellimento iniziato dal padre e trasformando in una piacevole dimora quello che dall'esterno pareva una imprendibile e militarmente spoglio castello.

       

 

       

 

       

 

Persi i favori del Papato a causa di eccessive mire espansionistiche i territori di Sigismondo diverranno presto preda, ma non senza enorme fatica, del Duca di Urbino Federico di Montefeltro, in un processo distruttivo che rilegherà presto Sigismondo entro le mura della sola Rimini e segnando di fatto la  la fine del potente casato dei Malatesta.

 

           

 

 

Il Castello in progressivo restauro incute immediatamente timore a chi si avventura oltre la porta di ingresso, l'imponenza delle mura che compongono la monolitica rocca sovrastano la elicoidale ascesa alla sommità estrema della struttura.

 

           

 

 

 

Le cattive condizioni atmosferiche non consentono una adeguata visuale sui territori circostanti, un vero peccato per un panorama che nelle giornate terse deve apparire sicuramente emozionante, esteso intorno ad un paese dal nome sicuramente incoraggiante: Montefiore.

 

           

 

 

       

 

 

 

       

 

 

Con la visione delle colline circostanti termina di fatto la visita al castello, il tempo è tiranno e dobbiamo raggiungere il resto del gruppo per il pranzo, una veloce occhiata alla chiesa di san Paolo prima di uscire dalle mura e siamo di nuovo in viaggio, con le gocce di pioggia che riprendono a  bagnare il parabrezza dell'auto.

 

 

           

 

La chiesa di san Paolo