Doveva essere Montefeltro..... è diventata una cavalcata appeninica

 

           

 

Partito con la determinazione alla esplorazione delle strade secondarie del Montefeltro, ieri domenica 2 aprile, valico di buon ora il divertente quanto sconnesso passo di bocca Trabaria che mi immette in territorio Marchigiano.

 

           

 

Il tempo sereno che mi accompagna fin da casa, dal valico inizia a vacillare, alcuni scuri nuvolosi oscurano il giallo disco solare, la situazione peggiora man mano che superato il passo scendo verso le terre Marchigiane, arrivato a Borgo Pace il tempo volge decisamente al brutto e la primavera e’ solo un ricordo, il panorama circostante. brullo e grigio sottolinea tristemente questa situazione.

 

           


Per fortuna non piove e decido quindi di proseguire nel programma originale, da Borgo Pace prendo la direzione di Sestino ed affronto il passo di Spugna 750 mt, la strada che sale al passo e’ sconnessa, l’asfalto e’ distrutto e larghi tratti di carreggiata sono ormai completamente sterrati, l’ andatura e’ rallentata dalla innumerevoli buche presenti, il piacere di guida e’ inesistente in questa situazione di degrado, la strada bianca completamente sarebbe piu’ gestibile.

 

IL PASSO DI SPUGNA 751 mt

 

       

 

Il panorama resta invernale, grigio freddo e immobile, nessun segno della primavera che colora da giorni le colline Toscane, scendo quindi verso valle ed al temporaneo rientro in terra Toscana la stada diventa finalmente…. sterrata,

 

       

 

raggiunta Sestino proseguo per Belforte all’ Isauro e da li raggiungo la localita’ di San Sisto,  adesso le nuvole non sono piu’ sopra di me, ma intorno, una umida nebbia avvolge tutto il panorama circostante.

Dal paese raggiungo la Abbazia Francescana di Montefiorentino, il cui profilo si scorge misterioso nella nebbia

 

Abbazia Francescana di Montefiorentino

 

       

 

           

 

una breve sosta nel solitario silenzio del convento e poi mi rimetto in marcia immerso nella onnipresente nebbia, a Carpegna una nuova sosta mi permette al visita della omonima e suggestiva Pieve romanica del XII secolo.

 

Pieve di Carpegna

 

           

 

           


Da Carpegna adesso, come da Programma dovrei raggiungere San Leo ma la decisa pioggerellina che inizia a scendere mi fa’ desistere, alle mie spalle un debole chiarore mi infonde speranza, inverto la marcia, non senza qualche impropero, e mi dirigo verso Frontino e quella che potrebbe rivelarsi solo una illusione.
La segnalazione della Rocca Medievale di Frontino attira la mia attenzione, la deviazione verso il paese e’ d’obbligo e la improvvisazione si rivela decisamente piacevole, la silenziose strade del paese sembrano vivere ancora in una atavica atmosfera, la solitudine e la restaurata immagine del luogo infondono un senso profondo di pace e rilassatezza.

 

Frontino

 

           


Mi scuoto dal piacevole torpore e riaccendo il sacrilego borbottio della Ducati, riprendo la mia strada verso sud ma innumerevoli deviazioni verso eremi e monasteri ,che su questa via sembrano conoscere una diffusione capillare, mi tentano ma solo ad alcuni dedico il mio tempo, la situazione meteorologica resta poco gradevole e la speranza di miglior sorte ad ovest della catena appenninica mi spinge avanti.

 

Monastero di San Girolamo

 

       

 

           

 

Sant Angelo in Vado

 

       

 

       


Da Sant Angelo in Vado attraverso l’ennesima strada in condizioni pietose per l’asfalto e le tante frane raggiungo Apecchio dove con una breve sosta visito il ponte medievale e parte della citta’ .

 

           

 

Apecchio

 


La sinfonica tortuosita’ del passo Seriola stranamente poco trafficato, mi riporta finalmente al soleggiato tepore primaverile delle terre Umbre,

pennellando curva su curva raggiungo Citta’ di Castello da dove, ormai galvanizzato dalla bellissima prerogativa dei passi Appenninici, decido di puntare verso Sansepolcro ed il relativo passo di Viamaggio. La giornata si delinea, da prettamente turistica diventa decisamente sinfonica, mentre pennello agile le curve del Viamaggio (dal quale sono spariti i poco costituzionali limiti di velocita’ diversificati per le moto) in compagnia (temporanea) di un lento Ducati 996, troppo occupato a spostarsi sulla sella che a gustarsi le curve, ed a un TDM che alla aggressivita’ da rettilineo contrappone una spigolosa interpretazione delle curve, penso gia’ alla successiva possibilita’ e la deviazione dalla vetta del passo verso valle e Pieve Santo Stefano mi richiamano alla mente un nome di un passo che da troppo tempo non percorro, il passo dello Spino

 

           

 

La salita al passo, uno dei piu’ belli forse per guidabilita’, e’ come al solito godibilissima, percorro al trotto i brevi rettilinei ma mi gusto a fondo la percorrenza delle curve, piu’ di una volta lo stivale tocca l’asfalto pur non esagerando (come mio solito) nella estremizzazione della inclinazione, (sono della ferma convinzione che in caso di imprevisto ci debba sempre essere un margine di recupero e le curve si fanno in progressione man mano che si analizza l’asfalto davanti a noi);  la Multistrada nonostante la presenza del bauletto posteriore carico di varie cose (reflex compresa) danza leggera e precisa sul tortuoso ma regolare tracciato ed ancora una volta riesce a stupirmi per la facilita’ di guida e la sua comodita’ grazie alla quali nonostante i molti km percorsi nella giornata mi sento ancora fresco e rilassato come se fossi appena partito. Da La verna proseguo verso Bibbiena e la discesa verso valle anche se meno divertente della precedente parte continua ad emozionare, Castalia in perfetta sintonia con la strada serpeggia agile tra le curve

 

           

 

Mi rendo conto che la giornata volge ormai al termine ma c’e ancora tempo per un ultima salita che mi riportera’ verso casa, percorro un breve tratto di Casentino e poi mi arrampico sulle piacevoli (di nuovo) curve del passo della consuma, attaccate le prime curve scorgo dallo specchietto la sagoma inconfondibile di una MV Brutale, la bella “nuda” mi accompagnera’ sulle divertenti serpentine fin sulla cima del passo, in un tacito accordo evitiamo entrambi di aggredire inutilmente i rettilinei ed attraversiamo lentamente i centri abitati, mentre ci dedichiamo al meglio alla interpretazione delle curve con ingressi delicati e percorrenza rotonda di tutto il raggio della curva, piu’ brividi successivi mi percorrono la schiena, la sinfonia e’ perfetta, la guida e’ veramente armonica, una danza sinuosa che ci porta, piu’costanti che veloci, fin sul piazzale del passo gremito di gente. Mi concedo una breve sosta con caffe’ e mi godo il sole che progressivamente scende verso il profilo della colline all’orizzonte, il cielo azzurro cangia morbido sul rosso, la giornata e’ finita ma la soddisfazione e’ tanta, 400 km cosi’ percorsi stampano sulla mia faccia un sorriso che mi accompagnerà fino a casa.