Area di servizio Badia al Pino, la prima sulla A1 dopo Arezzo verso sud, un classico punto di ritrovo per le nostre escursioni verso sud quando non è possibile evitare le autostrade; ore 07.00, per consentire anche questa prima giornata di viaggio di regalarci emozioni e esplorare fin da subito nuovi territori.

Consolidato il gruppo che si appresta a vivere la nuova avventura, oltre a me in sella alla celeberrima Maia, Marcello in sella alla arancio KTM Lc8 ADV, Ringhio sulla rossa Multistrada 1100s e Loris sulla nera BMW r1150r, ma non è finita qui....

In questo primo fine settimana potenzialmente dominato dal bel tempo, il primo dopo un inverno piovoso come non mai, dirigiamo le nostre cavalcature verso sud districandoci nel traffico tipico del venerdì immersi in una umida nebbia che ci farà compagnia almeno fino al bivio per la Teramo-l’Aquila, non molto lontano dal punto che darà ufficialmente inizio a questa nuova avventura: l’uscita di Cassino.

 

Sappiamo ben poco relativamente alla meta del nostro viaggio, le notizie di normale disponibilità sono quantomeno scarse e anche approfondite indagini non rivelano gran che, nell’immaginario collettivo inoltre questa piccola regione sembra non riscuotere il benché minimo apprezzamento, troppo lontana dalla normali rotte turistiche e dalla tipologia standard di meta; nonostante ciò le aspettative sono notevoli, probabilmente proprio per questa aura di mistero che avvolge queste zone, ma soprattutto per la naturale evoluzione del nostro Viaggio che nella sua progressiva espansione circolare individua, verso sud, il Molise come ovvia conseguenza della esplorazione dell’Abruzzo.

La struttura che ci ospiterà nelle prossime due notti è situata nelle immediate vicinanze di Campobasso, la raggiungeremo solo in serata, al termine di un percorso tortuoso che prevede a partire dalla uscita di Cassino il transito nella parte Campana della catena dei monti del Matese per poi introdursi in Molise superando lo spartiacque della stesso sistema montano.

 

Passo Annunziata lunga 449 mt

 

Svicoliamo nel traffico feriale della cittadina tristemente nota per le vicende legate ad un episodio tragico della Seconda Guerra Mondiale  per poi superare di slancio una Venafro che meriterebbe sicuramente una visita, purtroppo le priorità oggi sono altre, ed introdurci infine nella piacevole solitudine nel Parco Naturale dei monti del Matese.

 

           

 

Adesso il viaggio è davvero iniziato.

Sotto un cielo azzurro che pare quasi irreale dopo tanto grigiore invernale effettuiamo la nostra prima imprevista sosta, il percorso originale risulta infatti impraticabile a causa della chiusura della strada, siamo così costretti a raggiungere il versante sud/ovest dei Monti del Matese percorrendo un lungo giro che ci riporterà fino a Gallo Matese, non prima però di avere osservato il Castello di Prata Sannita.

 

           

 

PRATA SANNITICA

 

       

 

Il castello solenne domina il sottostante borgo sovrastato dalle vette montane, silenzioso e immoto rivela subito una autenticità fatta di vite vissute con la fatica di chi si deve sudare il pane e l'abbandono di chi cerca speranze maggiori, dignitoso ed ordinato orbita ad ani luce di distanza dagli sfavillanti borghi antichi del centro nord che conobbero questo stato molti, ormai, decenni addietro. 

 

           

 

E' il primo contatto con una realtà diversa da quella che siamo normalmente chiamati a vivere, in parte non preparati a questo salto nel tempo oltre che nello spazio che l'atmosfera Abruzzese aveva solo potuto farci sfiorare percezionalmente,  una realtà che progressivamente avremmo imparato a comprendere ed apprezzare ma solo cambiando il nostro modo di vedere e cancellando qualsiasi tipo di aspettativa indotta.

Ma in fondo eravamo preparati.

 

           

 

Il paesaggio che scorre al nostro fianco si inasprisce all'aumentare dell'altitudine, le irte cime in attesa della rigogliosa primavera, ma ancora disadorne nei solidi fianchi, si coronano di bianche nevi residuo delle recenti nevicate a causa delle quali abbiamo dovuto rimandare per ben due volte il nostro viaggio previsto, inizialmente per la prima domenica di marzo.

 

           

 

       

 

GALLO MATESE e l'omonimo lago

 

       

IL LAGO DEL MATESE

       

 

Suggestiva in alcuni tratti la scenografia che questa terra di confine offre agli occhi del visitatore, un offerta che comprende anche un persistente senso di solitudine che solo raramente viene infranto dalla limitata presenza del lavoro umano che scompare progressivamente risalendo le pendici montane.

Solitudine sicuramente amplificata dalla totale assenza di traffico sulle strade che si inerpicano verso il primo passo previsto per la giornata dove ancora persiste la presenza della neve.

 

Passo di Miralago 1102 mt

 

           

 

           

 

La temperatura dell'aria non è ancora definibile come piacevole ma visto il nostro abbigliamento, preventivamente pesante, la condizione risulta tutt'altro che spiacevole, la presenza dello sfavillante astro nel cielo azzurro è quanto basta per riscaldare il nostro percorso.

Le strade che si arrampicano verso il cielo non sono in condizioni perfette, in parte dissestate, evidenziano una scarsa aderenza a causa dei residui lasciati dalle cattive condizioni metereologiche degli ultimi giorni (e dall'inverno ormai al suo traguardo) che in alcuni tratti le ricoprono ma nonostante ciò è divertente danzare tra le curve, sicuramente gioca a favore il lungo periodo di inattività che ha contraddistinto il periodo a cavallo tra la fine del 2009 e la prima parte del 2010.

 

Serra di Perrone 1257 mt

           

         Bocca di Selva 1393 mt

           

       

       

           

 

Immersi nel panorama circostante che si alterna a tratti boschivi superiamo anche i successivi valichi, un errore di valutazione ci porta a superare il bivio che ci avrebbe permesso di entrare infine in Molise abbandonando definitivamente il versante Campano, invertita la marcia alla vista del cartello di località Morcone siamo piacevolmente scortati verso la giusta direzione da un grosso quanto curioso rapace che vola per un breve tratto al nostro fianco prima di allontanarsi annoiato non appena ci fermiamo per immortalarne le regali fattezze. 

 

Passo di St. Crocella 1219 mt

 

           

 

Superato il valico che segna il confine tra Campania e Molise discendiamo il versante montano che guarda a Campobasso per raggiungere la nostra prossima meta, sulla carta una delle più importanti e rappresentative del nostro viaggio: la città Romana di Saepinum

           

SEPINO

       

           

       

           

Raggiungiamo l'area degli scavi archeologici dopo una breve visita alla città "moderna" situata sulla collina; poche, come purtroppo prevedibile, le presenze all'ingresso del parco nonostante l'importanza del sito e la bella giornata, sperare in una scarsa affluenza dovuta al periodo crediamo possa rivelarsi solo una mera illusione, obbiettivamente non troviamo tracce di quelli che dovrebbero essere degli importanti indicatori dell'afflusso turistico, il decadente bar ristorante situato all'ingresso chiuso da chissà quanto tempo non lascia adito a dubbi: qualcuno si era illuso ma la realtà dei fatti ha presto chiesto il conto.   

SAEPINVM

           

           

Pensare di trovarsi di fronte ad un area di scarsa importanza o comunque dotata di limitati reperti archeologici è più che logico dati i presupposti ma questa nostra indotta prevenzione è di brevissima durata, per fortuna, basta superare la porta di ingresso (una delle quattro di cui era dotata la città) per rendersi immediatamente conto della rilevanza del contesto e della sua importanza antica ma anche e sopratutto attuale.

 

La Basilica

 

La città edificata dai Sanniti intorno al IV sec. a.C. era un importante centro situato all'incrocio di due direttrici primarie per i traffici economici: il Tratturo utilizzato dalle greggi per la transumanza tra l'Abruzzo il Molise e la Campania (uno dei più importanti) e una via invece più diretta che collegava le coste del Molise alla Campania.

       

La conquista Romana del territorio e la successiva urbanizzazione del luogo avverranno ad iniziare dal  III sec a.C. con la terza guerra Sannitica, divenuta progressivamente un importante centro per il commercio (la via di transumanza passava per l'asse viario principale della città, il passaggio inoltre era soggetto a pedaggio) trovò il suo massimo splendore in età Augustea quando al massimo della sua urbanizzazione fù dotata anche di mura costellate da 29 torri e percorse da un camminamento di guardia.

       

 

La città resta attiva e vitale almeno fino al 350 d.C., da quel momento in poi per mutate condizioni politico/economiche nonchè militari inizia un lento ma inarrestabile declino culminato con il definitivo abbandono da parte delle popolazioni (ormai esclusivamente rurali) a fronte delle invasioni saracene intorno al IX sec., rifugiatisi sulle alture meglio difendibili fonderanno Castellum Sepini che costituisce il nucleo originario della attuale Sepino.

       

 

Con l'inizio del dominio Normanno il territorio, prima abbandonato, riprende vita recuperato quasi totalmente alla agricoltura, la transumanza che recupera la via del vecchio Tratturo attraversa indifferente le rovine dell'antico splendore Romano.

Risalgono al 1700 le abitazioni costruite all'interno dell'area archeologica utilizzando materiale ritrovato direttamente sul posto e che conferiscono al contesto un aspetto assolutamente unico e suggestivo.

       

Porta Boiano

 

           

           

 

I brevi cenni di storia che  possono contribuire a farsi una idea del contesto che oggi ci troviamo a esplorare stupiti, poco possono fare per renderne la suggestione, passeggiare sui lastricati antichi che pavimentano le due direttrici cittadine osservando rapiti quanto non avremmo pensato di poter ritrovare è una emozione indicibile, allo stupore reso dalla sorpresa si aggiunge il piacevole tepore di una giornata che annuncia spavalda l'arrivo della primavera.

Ed è meraviglia.

           

Porta Benevento

       

       

Il Teatro

       

       

 

Ma è ancora più meraviglia quando ci rendiamo conto della unicità di questa area archeologica, la coesistenza delle costruzioni romane con quelle realizzate molti secoli più tardi si rivela incredibilmente armonica, come se il tutto fosse parte di un unico millenario progetto architettonico.

L'incanto trova il suo apice nella zona del Teatro dove al meglio si esprime la perfetta ma casuale fusione con i due stili architettonici entrambi intelligentemente restaurati, un quadro visivo quello osservabile che restituisce una unicità che si scontra incomprensibilmente con la scarsa considerazione turistica dedicata a questo luogo.

Porta Tammaro

       

Egoisticamente fa piacere interagire con esso in completa solitudine ma sappiamo benissimo che la sua sopravvivenza della sua conservazione sono legati indissolubilmente al suo apprezzamento turistico e alla ricchezza che tale apprezzamento porta seco.

Inutile illudersi di una conservazione di tale stato dedicata all'apprezzamento di pochi, già oggi sappiamo che le difficoltà legate al mantenimento economico di questa area archeologica sono enormi, area che resta inoltre ancora parzialmente da esplorare, potenzialmente esistono altri tesori da riportare alla luce da un oblio durato millenni.

Ma come spesso succede in questo paese che denuncia mancanza di fondi anche per contesti ben più famosi, i soldi non ci sono, è dato il progressivo disinteresse culturale che pervade l'italica penisola è utopistico pensare che ci saranno mai.

       

 

Terminata la visita di ciò che da solo giustifica il viaggio cerchiamo di nuovo in sella per raggiungere la prossima tappa, l'ultima della giornata, prima di raggiungere la zona di Campobasso e incontrare una coppia di amici che vive in zona.

L'ultimo passo della giornata è poco più di una formalità attraverso una leggera depressione superata su una strada a scorrimento veloce.

Sella di Vinchiaturo 562 mt

BOJANO

           

       

Relativamente interessante la città di Bojano con le due chiese, una settecentesca l'altra moderna, oltre costituire una pausa spuntino che nonostante l'ora tarda pomeridiana non ci siamo ancora concessi, introduce all'area di Cività Superiore situata alcuni tornanti in alto e decisamente più interessante.

 
Civita Superiore
 
       
 

           

 

Le ombre della sera si allungano sempre di più prima che il sole scompaia dietro le cime montane, in questo particolare momento contribuisce in maniera inequivocabile ad aumentare la drammaticità che si percepisce girandosi per le strette vie del paese, è un dignitoso senso di povertà e di abbandono quello che permea le antiche mura, un aspetto triste quanto sincero che ritroveremo spesso durante questo viaggio nelle terre che un tempo furono dominate dai sanniti, un salto in un passato rurale fatta di stenti e di fatica che stenta a cedere il passo ad una industrializzazione lenta ed incostante, un salto indietro nel tempo per noi proveniamo da territori che hanno conosciuto l'abbandono dei piccoli centri di di campagna ormai tanti decenni fa.

Una presa di coscienza per noi che di quel passato ne abbiamo a malapena sentito parlare e che invece abbiamo vissuto il costante ma inarrestabile recupero delle nostre campagne di parte della nostra cultura grazie all'interesse turistico di cui godono le nostre contrade, a cui però abbiamo dovuto sacrificare l'altra parte della nostra cultura, forse quella più vera sacrificata da tempo sull'altare del benessere.

 

       

 

           

 

 

           

 

       

 

Con la visita alle rovine del castello che domina, oltre all'antico borgo, anche tutta la vallata sottostante ci mettiamo in viaggio per percorrere gli ultimi chilometri che ci separano dalla nostra meta, nei pressi di Campobasso incontriamo l'amico Elpis che ci conduce oltre il capoluogo fino a una sua destinazione, un B&B situato nei pressi del piccolo paese di Ripalimosani.

 

       

 

   

 

Il nostro primo giorno di viaggio si è praticamente concluso, quanto oggi visto costituisce motivo di grande soddisfazione visti presupposti di ben diversa natura con i quali c'eravamo preparati ad affrontare l'esplorazione di questi territori indotti dalla scarsa o assente informazione e dalla poca considerazione popolare nella quale godono queste zone. Rinfrancati dalla doccia calda che lava via la stanchezza del viaggio ci prepariamo ad affrontare la serata passeggiando per le vie di Campobasso e assaporando i piatti tipici del territorio in un ristorante situato nel centro storico. Il tutto sotto la sapiente ed apprezzata guida dei nostri amici Elpis e Simona e Bruno ai quali va il merito di parte della soddisfazione generale che ha reso questo viaggio e delle emozioni in esso contenute.