Esistono luoghi dove la storia ha segnato profondamente i luoghi degli accadimenti, esistono luoghi dove questi eventi si ricordano per il loro effettivo valore tramandato nei secoli, libri ripuliti dalla clemenza del tempo dalle pagine più oscure e crudeli oppure minimizzate dalla profonda frattura temporale che ce ne separa.

Facile nonché logico, per il viaggiatore perdersi nella valutazione epica dei momenti storici accaduti in un lontano passato tralasciando, sottovalutando o addirittura ignorando la crudeltà che ne ha realmente contrassegnato l'esistenza, le battaglie si ricordano per il valore dei cavalieri contendenti non per i massacri che esse hanno preteso, le guerre si ricordano per il loro valore storico non per le sofferenze e le atrocità subite dalle inermi popolazioni.

Esistono poi luoghi il cui doloroso ricordo non si stempera a sufficienza nel tempo, eventi la cui  intensa drammaticità ancora oggi è capace di colpire a fondo le coscienze  e di ricordarci che la bestia che alberga in noi non è sconfitta la sua sete di sangue non è sopita, storia recente di uomini contro uomini il cui profondo valore ed insegnamento non và rintracciato nella separazione delle due compagini contrapposte ne nella inutile ricerca della ragione o del torto o nella valutazione di una divisa, ma solo esclusivamente nella comprensione dei fatti stessi e nella loro conservazione nella memoria perchè il tempo stavolta non ne eroda la parte più dolorosa sciogliendo ancora una volta l'orrore dalle sottili briglie che lo trattengono,  nella ricerca di un istante infinitesimale durante il quale si riesca quasi a percepire l'infinito dolore che sembra avere abbracciato il mondo in quegli assurdi istanti di incommensurabile follia le cui cicatrici sembrano non essersi mai rimarginate completamente.

Sono luoghi difficili, sono luoghi dove il sussurro del vento sembra un lontano lamento e dove la imprescindibile solitudine si rivela compagna inclemente ispirando sensazioni che si si chiudono a pugno dentro lo stomaco, luoghi dove l'immaginazione assomiglia più ad un incubo che ad un sogno dove il senso di impotenza e di inadeguatezza si insinua veloce nell'anima, non serve fuggire, non è giusto evitare il confronto, occorre conoscere e serbare per sempre il ricordo delle emozioni provate, per conservare la speranza che niente di tutto questo debba più accadere.

 


GIORNO 1

  Flaminia Romana e Linea Gotica, dal 187ac al 1944 dc


 

Ormai le partenze all'alba sono talmente frequenti che non sono più da considerare un evento ma quasi la normalità, in un torrido giorno di fine luglio poi la breve frescura del mattino che si insinua tra le maglie del giubbotto traforato è un brivido di piacere da conservare a lungo come una preziosa ed unica gemma.

Ho preparato una idea di massima del percorso da seguire stamani, pronto ad modificare la direzione ogni qualvolta istinto o indicazioni abbiano la meglio sulla asettica linea contorta stampata sulla cartina che ho deciso di seguire e che comunque presenta già un paio di indicazioni da non sottovalutare.

Raggiunta Pian del Voglio mi dirigo verso Madonna dei Fornelli attraversando una fitta vegetazione attraverso la quale tenta di farsi largo un timido sole appena sorto, l'asfalto poco raccomandabile limita le volontà danzanti che invece la tortuosità dl percorso pare invitare.

 

                       

       

E' compito della indicazione dedicata alla "strada Romana" quello di promuovere la prima deviazione dalla giornata, poche centinaia di metri di strada sterrata e ancora meno percorsi abbandonata la nera Ducati prima di raggiungere il luogo del ritrovamento archeologico.

LA FLAMINIA MILITARE

La strada riportata alla luce dopo secoli di abbandono da due appassionati di Castel dell'Alpe fungeva da via di comunicazione tra Fiesole e Bologna in special modo per motivi militari, costruita nel 187 a.c. fu presto abbandonata a favore di altre via di comunicazione e ben presto dimenticata, solo nel 1979 fu rinvenuto il primo tratto del tracciato oggi visionabile per complessivi 11 km, poco prima dell'ingresso si costeggiano i resti di una cava utilizzata dai Romani per costruire la strada.

       

               

La strada nascosta dal fitto bosco e' perfettamente riconoscibile per lunghi tratti nella su interezza, lasciare correre la immaginazione e sentire il rumore degli zoccoli dei cavalli che trasportano le Legioni Romane verso la conquista dell'impero appare quasi facile oltre che scontato.

           

Raggiunta Madonna dei Fornelli proseguo il viaggio verso Nord seguendo la parte collinare che costeggia la valla scavata dal fiume Savena, prima di raggiungere Vado c'e' modo di assaporare sparute testimonianze storico artistiche ma anche di guidare su di una asfalto decisamente migliorato.

       

           

Superata la cittadina di vado dirigo verso quella Monterumici indicata sulla cartina come luogo di valore storico senza immaginare il vero valore del luogo convinto di trovarmi di fronte alla ennesima testimonianza di un remoto passato. 

 

               

 

LINEA GOTICA - MONTERUMICI

 

Mi accorgo presto dell'errore di valutazione quando accanto alla stavolta scarsa traccia della Flaminia Romana mi trovo a leggere la storia riportata sul cartellone immobile alla mia sinistra, sono passati "solo" 64 anni dallo svolgersi degli eventi che hanno dato fama al luogo ed a una sottile linea tracciata dal folle ingegno umano lungo la dorsale appenninica, estesa da Massa a Pesaro questa barriera difensiva fu costruita dalle forze Naziste ad iniziare dl 1943  per ritardare l'azione di risalita della penisola da parte delle forze Alleate sbarcate in Sicilia, funzione perfettamente svolta dalla barriera grazie anche agli errori di valutazione delle forze Angloamericane che, penalizzate anche dalle pessime condizioni meteo, ritardarono l'attacco ad una sguarnita linea difensiva Tedesca consentendo alle forze dell'Asse di organizzarsi.

 

           

 

La zona del passo della Futa e' stata quella maggiormente fortificata comprendendo anche un fossato anticaro lungo 5 chilometri, attaccata in forze nel 1944 resse l'urto delle forze Alleate che poi si fermarono penalizzate da scarsi rifornimenti e dall'arrivo dell'inverno mancando clamorosamente di effettuare l'attacco finale ad una difesa che contava poco più di 30 soldati sguarnita dai tedeschi nella consapevolezza dell'imminente sfondamento.

Grazie alla insperata tregua i tedeschi rinforzarono le difese ritardando la marcia dell'esercito Alleato fino alla primavera del 1945, nei pressi di Loiano nel fianco del Monte Adone fu costruito un cannone munito di rotaie per colpire i mezzi alleati che risalivano la Futa e nasconderlo ai bombardamenti.

Monterumici fu l'ultima roccaforte Nazista a cadere insieme a quella del monte Adone il 15 Aprile 1945, il 20 Aprile le forze Alleate liberano Sasso Marconi completamente indifesa e ritardati solo da pochi cecchini entrano in una Bologna presidiata dalle forze partigiane il 21 Aprile 1945.

 

           

 

La prima parte visibile delle postazioni difensive Tedesche evidenzia sia le fosse dove erano sistemate le artiglierie sia i bunker dove erano riposte le munizioni e dove si poteva trovare riparo ai bombardamenti della offensiva Alleata

 

               

 

           

 

Terminata la visita al silenzioso luogo proseguo verso la seconda postazione poche centinaia di metri più avanti, ancora sicuro nella mia curiosità storica e per nulla consapevole delle inconsuete sensazioni che tra breve avrebbero iniziato a fluire in me.

 

                       

 

Sono le rovine di un vecchi cimitero devastato dalle cannonate insieme al testo di una miracolata lapide a assestare il primo colpo al mio ipotetico distacco giornalistico, la percorrenza delle tracciato sulle postazioni difensive inizia a costruire la suggestione, mentre osservo la placida valle sottostante non posso fare a meno di pensare all'impaurito giovane fante sotto il fuoco delle artiglierie nemiche manovrate da simili altrettanto impauriti, posso quasi provarne l'angoscia, il dolore della lontananza la consapevolezza del non ritorno..

               

           

La guerra non risparmia, la guerra non rispetta, sulla collina di fronte sono le rovine di una chiesa profanata a richiamare la mia attenzione e a costituire il triste preludio a quanto avrei avuto modo di vedere l'indomani.

       

Il rientro alla base scioglie le angosce accumulate su di un tracciato che esalta le doti funamboliche di Maia, tra campi mietuti e chiese immobili al sole divento improvvisamente consapevole della perdita della mia "innocenza", domani nel nuovo sorgere del sole non avrò dubbi sulla meta del mio prossimo viaggio ne della sua consistenza.

       

       

http://www.lineagotica.com/

 

 http://www.auladellamemoria.it/index.html

 


GIORNO 2:

   Il parco della memoria di Monte Sole


 

 Il sole non si stupisce ormai più della mia presenza al suo sorgere, mentre gli ancora deboli raggi dissolvono la poca frescura accumulata durante la notte dalle pendici montane, scendo veloce dal mio rifugio sullo spartiacque appenninico per raggiungere quella Sasso Marconi che darà inizio al mio viaggio nella memoria recente del nostro paese e nella presa di coscienza di uno dei fatti storici più cruenti e contemporaneamente crudeli che si ricordino.

           

Pieve di Panico

               

Da Sasso Marconi raggiungo Marzabotto il cui nome richiama alla mia mente i sinistri eventi per comprendere i quali mi trovo qui oggi, appena fuori la località che supero velocemente si trova il museo Archeologico, porta di ingresso anche per gli scavi della Necropoli Etrusca poco distanti, ancora una volta la storia Antica nella tranquillità indotta dai tempi remoti fa da preludio a quella più recente e molto meno clemente moralmente parlando.

               

Il bivio sulla sinistra visibile poche centinaia di metri più avanti conduce ad una stretta strada asfaltata che risale il Monte Sole al cospetto di ombrose fronde addentrandosi nell'omonimo parco debitamente segnalato, inesistente qualsiasi forma di vita Umana sul percorso che mi porterà fino in cima alla dorsale montuosa.

               

 

Proprio sul valico effettuo la prima sosta, all'ombra degli alberi un cimitero riporta una lapide a fianco del suo ingresso e poco più a destra una stele ricorda il sacrificio di un parroco e dei sui fedeli sull'altare della follia, la lettura delle parole riportate a testimonianza dei fatti fugano ogni mia più piccola inconscia speranza, il viaggio è iniziato e non saranno le lontane gesta di popoli scomparsi da un periodo infinito ad allietare la mia sete di conoscenza ma il lamento  delle atrocità commesse in un tempo talmente prossimo da conservare ancora oggi testimonianze dirette dei fatti.

 

La zona del Monte Sole, ultimo baluardo difensivo prima di Bologna assume rilevante importanza strategica all'indomani dello sfondamento della linea Gotica da parte degli Alleati ad iniziare dalla fine di settembre del 1944, per questo motivo i reparti delle SS e della Wehrmacht vengono inviati il 29 settembre 1944 sul Monte Sole con l'incarico di spazzare via ogni forma di resistenza partigiana ed in special modo quella organizzata sotto il nome di Stella Rossa, l'impiego di mezzi e la ferocia con cui i Nazisti combattono e di uomini sarà cosi devastante da spazzare via ogni più piccola velleità difensiva della Stella Rossa da causarne lo sbando e il successivo scioglimento.
Ma la ferocia delle forze Tedesche non è destinata solo alle forze combattenti, dai paesi della zona si danno subito alla macchia tutti gli uomini adulti abili nella convinzione che alle forze di assalto interessassero solo loro e non le donne i vecchi ed i bambini rimasti nei borghi sguarniti, purtroppo le loro speranze saranno dolorosamente disattese

San Martino di Caprara

           

 

       

Il silenzio mi avvolge premuroso, culla i miei pensieri, lenisce il dolore che permea le vecchie mura perimetrali della case e della Chiesa distrutte dall'odio, lo spazio aperto riduce la suggestione, mura ancora integre delimitanti stanze vuote avrebbero potuto racchiudere sensazioni negative molto più  consistenti mantenendo in se il fantasma irrequieto degli accadimenti che adesso , forse, ha trovato pace.

               

               

Proseguo il mio viaggio attraversando la strada principale ed imboccare il percorso di fronte, per dirigermi verso Casaglia e Caprara di Sopra, i luoghi dove maggiormente si concentrarono i disumani eventi, sfila alla mia sinistra la lapide che ricorda i luoghi ed il numero delle vittime della empietà.

La stretta via asfaltata si inerpica verso la cima dei monti lasciando scoperti, per ampi tratti, i fianchi che si aprono sui panorami vallivi adulati dal nuovo sole sempre più deciso nella sua eterna impresa, per lunghi istanti mi fermo immobile ad ascoltare il vento correre spensierato sui tranquillizzanti panorami concedendomi una significativa pausa.

 

 

           

 

Caprara di Sopra

 

       

 

E' davvero difficile comprendere come si possa arrivare ad un livello tale di ferocia, quasi impossibile pensare che un uomo possa commettere simili atrocità verso altri uomini, le mura del borgo di Caprara di Sopra raccontano storie atroci, attraversarle in questa tranquilla giornata di luglio appare quasi una profanazione, una presenza la mia unica in grado di turbare la pace che qui regna, nell'immobilità generale solo alcune farfalle si librano in volo felicemente ignare della nostra storia e della mia esistenza, nel loro breve tempo concesso non vi tempo per la comprensione degli aventi altrui.

 

                       

 

       

 

La chiesa di Casaglia

 

               

 

Ferri contorti arrugginiti dalla inclemenza del tempo, mura ancora stoicamente in piedi in una ultima inutile protezione dell' antico altare, nulla poté fermare la spietata crudeltà nemmeno le mura sacre della chiesa di Casaglia dentro le quali si riunirono in molti in preda al terrore e da dove pochi uscirono vivi ma solo per essere portati fino al vicino cimitero e li essere massacrati senza pietà alcuna.

 

           

 

 

Non e' necessario in questi momenti riflettere logicamente su quanto appreso, più opportuno lasciare scorrere le sensazioni e farsi travolgere dalla emozioni, tentare, pericolosamente ma indispensabilmente, per un attimo di "sentire" gli eventi, tentare di ricostruire le mura, le case, il paese, la vita tranquilla degli abitanti di queste montagne per poi cancellare il tutto con il fuoco dell'odio e dell'accanimento, provare per un istante indelebile la paura che ti attanaglia l'anima, la disperazione della vista di parenti uccisi senza pietà alcuna, una domanda che si fa beffe della tua angoscia, del tuo ininterrotto ed inutile pianto: PERCHE?

La Domanda che per risale per un, momento inesauribile, veloce dal profondo stringendo con forza le viscere prima di provocare quella lacrima liberatoria frutto della definitiva presa di coscienza, quello sfogo emozionale che libera l'anima dalla ombre che per pochi istanti vi si erano annidate, non ripetere gli stessi errori è possibile, basta non chiudere gli occhi e essere disposti a provare una parte infinitesimale del dolore che non vorremmo mai in nessun modo provare e per il quale la morte risulta pietosa liberazione. 

 

               

 

Mi rendo conto quanto non sia importante conferire una identità precisa a vittime e carnefici, ruoli di una spaventosa ed infinita recita assegnati sempre a persone diverse senza nessuna limitazione, ma mantenere il ricordo degli atroci fatti in quanto commessi dall'Uomo senza esorcizzarne l'esistenza attribuendone la  responsabilità ad un ben definito gruppo di persone, nella speranza che mai nessuno più voglia recitare la parte del carnefice.

A Marzabotto non sono stati solo i Nazisti a lasciare libero sfogo alla ferocia umana, tra di loro erano presenti anche i figli della stessa terra che nutriva le povere vittime, fratelli contro fratelli in una faida iniziata con Caino ed Abele e che ha sparso sangue innocente durante tutti i millenni della storia umana per non arrestarsi nemmeno ai giorni nostri, quando l'eco di inenarrabili massacri giunge ancora alle nostre orecchie , troppo spesso cinicamente sorde,  da varie parti del nostro martoriato pianeta.

 

               

 

Ridisceso verso Rioveggio affronto pacificato il rientro verso casa, adesso conosco quei fatti dei quali avevo sempre sentito parlare ma che avevo in ogni modo tentato di ignorare relegandoli in uno stato di storia troppo recente per essere degna di essere presa in considerazione, mi rendo conto che probabilmente fino ad adesso non possedevo la maturità tale da comprendere oltre la mera osservazione dei luoghi e la interpretazione dei fatti, quello che lassù e' accaduto, impegnato in un percorso istintivo di formazione emotiva e culturale, che solo al momento giusto mi avrebbe fatto sentire un impulso irresistibile per raggiungere i luoghi della Memoria.

Luoghi la cui esistenza occorre tenere viva nel tempo la cui visita occorre stimolare ma non imporre, perchè occorre capire e non subire.

 

 


REPORT "PROGRESSIVI"

I report di questa natura non si compongono di itinerari percorsi effettivamente in sequenza continua ma vengono aggiornati ed integrati con nuove informazioni ogni volta che si presenta l'occasione di percorrere itinerari pertinenti, la stessa sequenza cronologica presentata potrebbe non essere quella reale ma bensì ottimizzata in funzione di una potenziale percorribilità progressiva spesso effettuabile in giornata.

Il report quindi potrà essere aggiornato in qualsiasi momento con nuove parti, la divisione tra i pezzi del puzzle viene comunque sostanzialmente evidenziata