Ormai le partenze con le prime luci dell’alba sono la normalità per quanto mi riguarda, mi sono talmente auto convinto della necessità di impiegare meglio le ore passate a letto oltre le normali necessità fisiologiche, che il mio fisico si è adattato a tale impostazione. Ma ovviamente c’è orario e orario.

Il caso questa mattina gioca uno scherzo che non posso, dopo i primi secondi di sconcerto e a consuntivo, definire brutto; certo è che scoprire che la sveglia che ho utilizzato in luogo della classica non era stata aggiornata con l’orario solare mentre mi lavo i denti gettando uno sguardo prima assonnato sull’orologio in bagno che mestamente segna le ore 05.00, non è proprio piacevole.

Ma ormai il danno è fatto tornare a letto per recuperare mezz’ora dopo essermi già lavato non ha molto senso, per cui procedo convinto con le operazioni di vestitura e di messa in opera della nera Maia per poi mettermi in movimento con un alba che ancora stenta ad imporsi.

           

Una giornata di viaggio, fino a poche ore fa imprevista, si apre stimolante  davanti alla ruota della mia moto, stimolante anche per le mete e l’itinerario velocemente improvvisato.

In un contesto territoriale esplorabile in giornata in cui credevo, pur vasto, di non ritrovare più oramai stimoli sufficienti la pianificazione del succitato itinerario è apparsa significativamente emozionante; per quanto ci si adoperi nella maniacale esplorazione il nostro paese riuscirà sempre a riservare qualcosa di magico per una successiva visita. Inesauribile.

La cittadina di Gubbio visitata ormai molti anni fa e successivamente solo sfiorata è la prima meta della mattinata, l’idea di raggiungerla il più velocemente possibile per visitarla in maniera approfondita  viene immediatamente meno, grazie al maggior tempo a mia disposizione improvviso una deviazione su strada bianca che da una cresta collinare dovrebbe portarmi al cospetto della cittadina umbra in un contesto paesaggistico sicuramente suggestivo.

Peccato che la variabile meteo, unico neo di una giornata altrimenti perfetta, sembra volersi prendere gioco di me mantenendo una spessa, ma innocua, nuvolosità circoscritta sul territorio interessato dai nostri spostamenti. Intorno a noi, a 360° sull’orizzonte, si apre beffardo un abbacinante cielo azzurro. 

Percorro la direttrice che da Umbertide va a Gubbio fino al bivio sulla destra che conduce verso Montelovesco e Castiglione, proprio sull'incrocio dedico una breve visita all'abbazia di Camporeggiano risalente ai primi anni del XI secolo è purtroppo chiusa e ben recintata.

       

Abbazia di Camporeggiano

           

Abbandono l’ abbazia seguendo la stretta e tortuosa strada che porta verso l'alto, la fitta boscaglia che prima impedisce la visuale con l'aumentare dell'altitudine progressivamente si dirada, per poi praticamente scomparire una volta raggiunto il suggestivo altopiano sul quale serpeggia un bianco e compatto sentiero sterrato.

       

Nonostante la spumeggiante coltre nuvolosa che impedisce ai raggi solari di incendiare i colori autunnali che punteggiano le colline circostanti il paesaggio risulta estremamente suggestivo, le ondulazioni collinari sfumano all'orizzonte per infrangersi nella solida consistenza dei rilievi montani Appenninici che all'orizzonte segnano impassibili il confine fra l’ombra e la luce.

       

       

Le innumerevoli soste necessarie all'osservazione del paesaggio e alla sua cattura digitale rallentano di molto la nostra corsa ma questo ovviamente non ha nessuna importanza, non abbiamo una specifica tabella di marcia da dover rispettare, la nostra prossima meta è Gubbio, quello che successivamente sarà il nostro itinerari lo decideremo una volta terminata la visita alla seducente cittadina.

Una seduzione che inizia nel momento in cui il bianco sentiero abbandona l’altopiano e inizia la discesa verso la vallata dove si erge la cittadina, famosa per il suo impianto medievale e per l'episodio della vita di San Francesco in cui il Santo incontra il lupo,  per consentirne una straordinaria vista dall'alto nonché una diversa osservazione della meravigliosa "scenografia medievale”  che rende praticamente unica Gubbio.

       

GUBBIO

       

La prima veloce sosta è dedicata all'osservazione del teatro romano situato poco fuori le mura cittadine, un indizio questo consente di riconoscere un'origine romana alla città di Gubbio anche se probabilmente su tutti preesistente insediamento umbro risalente al primo millennio avanti Cristo.

Il teatro ben conservato fu realizzato nel primo secolo d.C. ed è sicuramente la testimonianza più consistente dell'epoca romana anche se nei dintorni esistono altre opere architettoniche certamente meno suggestive ed imponenti.

 

Anfiteatro Romano

   

Piazza dei Martiri e chiesa di s. Francesco

       

       

Parcheggio Maia nella pratica, in quanto dotata di parcheggi moto e situata all'inizio dei percorsi medievali, Piazza 40 Martiri che ricorda il sacrificio di quaranta eugubini fucilati per rappresaglia dalle truppe germaniche di occupazione all’alba del 22 giugno 1944 e che ospita anche la trecentesca chiesa dedicata a San Francesco.

Da qui inizio la mia escursione nella cittadina tramite la salita di via della Repubblica in angolo con la Loggia dei Tiratori, suggestivo loggiato un tempo parte dello Spedale cittadino edificato a partire dal 1300 per poi divenire nel XVII sec un "tiratoio", un luogo cioè dove si asciugava la lana, dato che tutto il palazzo era divenuto progressivamente possesso dell'Arte della Lana.

 

       

Attentamente sorvegliato, e contemporaneamente attratto, dalla imponente sagoma del trecentesco Palazzo dei Consoli mi aggiro per le tranquille vie cittadine, il tempo incerto e l'avanzato periodo autunnale non hanno certo incoraggiato le visite turistiche, oggi tra l'altro è sabato, contribuendo al mantenimento di una profonda suggestione per un contesto medievale perfettamente conservato al quale il confuso vocio di superficiali moltitudini non avrebbe certo giovato.

Ancora una volta condizioni apparentemente non stimolanti si rivelano invece incredibilmente emozionanti, lo stesso grigiore invernale che illumina le antiche mura contribuisce in modo inequivocabile alla creazione di una concreta suggestione.

           

Piazza Grande (1) - Palazzo dei Consoli e Palazzo del Podestà

       

       

Osservo velocemente Piazza Grande, il Centro della medievale Gubbio, ideale congiungimento dei quartieri che al tempo la componevano, promettendomi di tornare più tardi, nella speranza che la invasiva gru che stà spostando il materiale per una imminente mostra all'interno del palazzo dei Consoli termini il suo lavoro e si defili consentendo una migliore visione della straordinaria piazza affacciata sulla valle dove da secoli i palazzi del Console e del Podestà si fronteggiano.

 

           

Riprendo la mia passeggiata percorrendo prima la pianeggiante via XX Settembre e poi, di nuovo in salita, via da Montefeltro in direzione del Duomo e del palazzo Ducale, poco prima degli stessi meritano una sosta i giardini del palazzo Ducale che, sospesi sulla parte sottostante della cittadine Eugubina offrono una meravigliosa vista sulle architetture cittadine.

       

Il Palazzo Ducale

           

Il Duomo

   

 

Immediatamente prospicienti si fronteggiano Duomo e palazzo Ducale, rispettivamente risalenti al XIII e XV sec., rendendo quasi impossibile la loro cattura fotografica senza le distorsioni causate dai grandangoli spinti a causa del ridotto spazio di manovra, solo con una precisa post-produzione si riescono in parte a recuperare le linee cadenti e a riportare le immagini al loro ipotetico aspetto.

Resta la profonda meraviglia di fronte a quanto è possibile vedere, intorno a noi nulla tradisce l'atmosfera medievale che le ben conservate architetture trasmettono ai pochi visitatori, una meraviglia sempre più inarrestabile mano a mano che si osservano queste strette vie arrampicarsi verso la montagna ondeggiando tra le infinte opere d'arte e le suggestioni storiche.

Purtroppo le solite incomprensibili e incondivisibili regole impediscono di scattare foto all'interno del Duomo, e come al solito mi guardo bene dal lasciare qualsiasi testimonianza monetaria del mio passaggio......  

       

       

               

Superato il Duomo seguo per alcune centinaia di metri la via di sant'Ubaldo che conduce alla lontana omonima chiesa situata sulla sommità montana (servita anche da una funivia) , per poi ritornare sui miei passi e ridiscendere, speranzoso, nuovamente in Piazza Grande.

       

Piazza Grande (2)

   

Purtroppo la Piazza è ancora teatro logistico dell'allestimento espositivo e le macchine di movimentazione non danno impressione di volersi spostare tanto presto, mentre la coltre nuvolosa mostra importanti segni di cedimento e il cielo azzurro fa capolino dietro le soffici bianche ed eteree pecorelle, completo la mia visita alla piazza per poi scivolare dietro il palazzo dei Consoli e ridiscendere tramite via dei Consoli verso la parte bassa della cittadina e la piazza dove Maia mi attende impaziente di riprendere il nostro cammino.

           

       

       

       

Abbandonata la straordinaria e ammaliante Gubbio, soddisfatto della visita approfondita, punto per la via più diretta verso la prossima meta, da li infatti prende il via (secondo la mia cartina) una ammaliante strada bianca che conduce sul versante opposto situato in terra marchigiana, un itinerario mai effettuato che poi mi consentirebbe di proseguire alla volta di Nocera Umbra.

GUALDO TADINO

       

Umbra di origine, Romana di adozione sulla trafficata via Flaminia, Gualdo Tadino vanta antiche origini e travagliate situazioni storiche e un nucleo urbano che si dipana dalla principale Piazza Grande chiusa dalla Cattedrale di San Benedetto e dalla fiancata  della chiesa di monumentale di san Francesco, anche se il nucleo originario si identifica con la sovrastante Rocca Flea

 

           

       

       

La risposta del gestore del distributore di carburante che mi fa il pieno alla mia domanda sulla percorribilità della strada che, tramite il rifugio Valsorda, dovrebbe condurmi nelle Marche sembra quella scritta in un copione di un film dell'orrore di serie B, apparentemente impaurito se ne va balbettando cose come "non si può....è pericoloso....ci sono alberi sulla strada....no no"

Ovviamente come in ogni film che si rispetti occorre sempre un temerario (bischero) che di tali avvertimenti se ne freghi e continui a suo rischio e pericolo sconsideratamente per la sconsigliata via, una via che nella risalita montana consente una visita alla antica Rocca.

       

La Rocca Flea

LA VIA DEL RIFUGIO VALSORDA

   

La stretta strada che risale il fianco montano mi porta fino in prossimità del rifugio consentendo ampie visuali sulle vallate sottostanti dove il sole, che fa capolino tra le nuvole, crea suggestivi giochi di luce; qui il nastro di asfalto si interrompe lasciando il posto ad un granelloso bianco sterrato, sulla destra un invitante quanto sconnesso bivio si inerpica verso l'alto rappresentando l'alternativa più lunga al raggiungimento del versante marchigiano, purtroppo (o forse per fortuna) le sconnesse perplessità del benzinaio mi consigliano prudenza indirizzandomi verso quello che, sulla carta, dovrebbe essere il tracciato meno impegnativo. Ma probabilmente quello meno suggestivo. 

           

   

Anche stavolta la mia caparbietà supportata dall'istinto ha avuto ragione, dare ascolto alle indicazioni altrui mi avrebbe impedito di effettuare questo emozionante passaggio in quota, alla fine relativamente impegnativo, al cospetto di un paesaggio che non esito definire sorprendente; nonostante la copertura nuvolosa l'aria si dimostra particolarmente tersa  e lo sguardo libero di correre verso l'orizzonte carezza vallate, indugia sulle colorate colline per poi perdersi lontano sulle creste montane dove luccica, al sole che trapela dalle nubi, vanesia la prima neve dell'anno.

       

       

       

           

Una volta sottrattomi dal estasiante "canto" delle sirene che mi ha piacevolmente soggiogato per un po' di tempo, inizio la seconda parte di questa avventurosa variante che invertendo la pendenza si dimostra più impegnativa rispetto a quanto fino adesso affrontato, lo sterrato particolarmente dissestato e segnato dalle recenti copiose piogge richiede maggiore prudenza, ma sopratutto attenzione dato che una velocità troppo elevata non consente di scorgere e contemporaneamente evitare l'ostacolo, come dimostrano alcune buche affrontate con troppa veemenza.

       

           

Abbazia di s. Biagio in Caprile

       

Di nuovo con le ruote sull' asfalto e sotto la bandiera delle Marche, mi dirigo verso sud seguendo da vicino lo spartiacque appena superato che segna il confine con l'Umbria, pochi chilometri più avanti sarà il passo Cornello a reintrodurmi nella regione di provenienza.

       

Passo Cornello 813 mt

       

       

Difficile stabile se sia la coltre nuvolosa a diradarsi finalmente oppure sia merito del vagare che mi ha portato oltre il confine tra grigio e azzurro, quello che conta è che davanti a me si apre un paesaggio dai colori autunnali sempre più esaltati dalla gioconda luce solare che si fa spazio tra le nubi, un azzurro quello del cielo che di certo mi accompagnerà almeno fino alla prossima meta.

           

NOCERA UMBRA

       

La visita dedicata alla piccola cittadina di Nocera Umbra è relativamente breve, ho una ultima meta precisa in mente e non è mia intenzione mancare stavolta ad un appuntamento più volte rimandato, il suo approfondimento infatti è praticamente lo stimolo principale di questa improvvisata uscita.

       

       

           

Antica cittadina di Umbra fondazione segue il florido destino di tutte quelle città situate nei pressi delle strade Consolari Romane, in seguito alle incursioni Barbariche il nucleo cittadino verrà spostato sul colle dove si evolverà in epoca medievale e dove ancora oggi risulta visibile.

Progressivamente impoveritosi torna ad espandersi dopo la fine della 2a Guerra Mondiale alla quale pagherà un consistente tributo in termini di vite umane, il terremoto del 1997 segna profondamente Nocera Umbra, un evento le cui gravi conseguenze ad oggi (2010)  non sono ancora state sanate; tristemente dopo 13 anni........ 

 

       

Con la visita alla fortezza e alla chiesa di san Francesco termina l'escursione dedicata a queste antiche e malconce vie, il tempo di rimettere casco e giubbotto e sono di nuovo in strada, emozionato per la prossima intensa visita che concluderà in degna maniera questo suggestivo viaggio sospeso tra Umbria e Marche che vede però la verde regione del centro Italia protagonista principale.  

 

           

           

SPELLO

                 

Delicatamente adagiata sulle ultime pendici del monte Subasio, Spello è una sfavillante gemma che è impossibile non notare percorrendo la arteria di grande comunicazione che da Perugia porta verso Foligno e Spoleto, sopratutto quando i raggi del sole basso sull'orizzonte ne esaltano l'ammaliante profilo.

Una attrazione fatale che più volte ho provato passando per queste strade diretto verso altre terre e altre mete, ogni volta resistendo a fatica all'istinto di fermarmi e riproponendomi una approfondita visita quanto prima.

Oggi finalmente riesco a parcheggiare Maia nei pressi della porta Consolare iniziando il mio viaggio nel passato per le vie di Spello.

           

Porta Consolare

       

Il meteo in questo finale di giornata volge decisamente al bello, è un cielo sempre più azzurro quello che contrasta le ombre che progressivamente si allungano sulle arcaiche strade protette dalle incombenti mura medievali.

           

Chiesa di santa Maria Maggiore e chiesa di sant'Andrea

       

Palazzo Comunale

           

Palazzo Urbani

       

Risalire le oblique strade, teatro a fine giugno della celebre ed incantevole infiorata, è fonte di continua suggestione; moderatamente animate e poco asfissiate dal turismo in questo periodo si lasciano piacevolmente percorrere in una atmosfera rilassante e quasi protettiva.

La ricchezza quasi infinita delle testimonianze storico/artistiche dimostrano ampiamente le antichissime origini e la importanza ed il prestigio che la cittadina ha rivestito nel corso della lunga storia iniziata probabilmente con la fondazione ad opera delle popolazioni Umbre.

                       

                       

Santa Maria di Vallegloria

       

Porta dell'Arce

   

Chiesa di san Severino

       

Belvedere

       

La mia risalita si conclude al Belvedere, splendida terrazza sulla vallata sottostante e sulle ben visibili bellezze della vicina Assisi, piacevole sostare riscaldati dai raggi del sole mentre le poche persone presenti in silenzio si lasciano cullare dalla stessa magia, siano esse turisti o anziane native assorte nei loro profondi pensieri.

       

                               

Torri di Properzio e Porta venere

   

 

La mia lenta discesa segue quella del fulgido astro solare che scende implacabilmente sulla linea dell'orizzonte, quando riprendo il mio viaggio gli ultimi raggi si spengono rossastri sulle vette più alte della catena appenninica dopo avere carezzato i profili cittadini e le rotondità del monte Subasio

       

           

           

Le ombre della fredda sera regalano le ultime emozioni prima che il buio invernale inghiotta tutto il mondo intorno a me che, velocemente, mi dirigo stanco ma ampiamente e soddisfatto verso casa e la calda doccia che mi aspetta.