Iniziare un viaggio prima dell’alba conferisce allo stesso un sapore davvero particolare, l’ illusoria sensazione e’ quella di avere goduto di un tempo anticipato normalmente non concesso ai comuni mortali ai quali e’ concesso di iniziare la giornata solo con il sorgere del sole, lo stupore del rosso astro nascente mentre nota i suoi raggi riflettersi sulle carene lucide della moto in viaggio verso sud e’ plateale quanto è emozionante immaginarlo. Sono le ore 6.30 del mattino, circa 30 minuti sono trascorsi dalla mia partenza immerso nelle tenebre appena diradate ad est per un viaggio che mi porterà verso l’Abruzzo ed i monti del Gran Sasso per poi culminare con il ritrovo a pranzo in quel di Amatrice con un gruppo che comprende molti grandi Amici più o meno lontani. E’ di certo il ritrovo gastronomico con amici che non vedo da un po’ di tempo lo stimolo principale di questa mia sveglia antelucana, ma buona parte della convinzione deriva anche dalla curiosità di raggiungere il massiccio del Gran Sasso ancora imbiancato dalle abbondanti nevicate dell’inverno e di alcuni giorni prima,  e’ quindi per riuscire a fare tutto senza affanno che alle ore 6.00 di questa nuvolosa giornata premo il pulsante di avvio di una fresca e scalpitante Maia.

Percorro velocemente, obbligato da una disponibilità temporale comunque ristretta, una deserta A1 fino ad Orte per poi puntare deciso verso Terni, strade sonnacchiose incredibilmente libere da qualsiasi veicolo mi conducono poi fino a Rieti dove il risveglio domenicale inizia farsi più evidente, pochi veicoli comunque percorrono le larghe vie che mi conducono fuori della città.

Lasciata Rieri alle mi spalle percorro  la Salaria diretto verso Cittaducale prima e Antrodoco dopo, da qui una deviazione mi indirizza verso la mia meta principale da ore agognata, L’aquila.

 

               

 

Passo SELLA DI CORNO 1000 mt

 

               

 

Nella periferia della città osservo la mappa sulla borsa serbatoio con aria critica, il tempo mi e’ nemico, alle ore 13.00 devo trovarmi a pranzo in quel di Amatrice e adesso che sono quasi le 10.00 occorre velocizzare la mia risalita verso la vetta del Gran Sasso ormai davvero a portata di moto, la decisone quindi di percorrere la A24 fino ad Assergi e’ quasi obbligata, pochi minuti e finalmente sono al cospetto del più alto gigante appenninico ricoperto da una spessa coltre nevosa dalla quel fuoriescono le solide nervature della materia rocciosa.

 

               

 

           

 

La prima brutta sorpresa della giornata , anche se in verità prevedibile, e’ la chiusura al traffico causa valanghe con una pesante sbarra della strada che poco prima del piazzale della funivia del gran Sasso si dirige verso il Passo delle Capannelle, e che , nei mie calcoli, avrebbe dovuto ricondurmi velocemente verso il lago di Campotosto e successivamente al mio appuntamento ad Amatrice, velocemente rielaboro un itinerario alternativo che non trova giustificazione se non ne ritorno verso l’Aquila.

 

           

 

Il mio viaggio prosegue verso la vetta del Gran Sasso, la strada e’ asciutta  e divertente da percorrere come divertenti sono le facce allibite degli automobilisti che transitano in zona e dello stesso vigile urbano addetto al controllo del piazzale della funivia, che per un attimo sembra quasi tentato di arrestare la mia corsa verso l’azzurro, ma poi si sposta senza colpo ferire lasciandomi al mio destino.

 

               

 

               

 

La temperatura pur bassa resta quasi gradevole, grazie alla complicità di un abbigliamento tecnico adatto, le ottime Scorpion intanto assolvono ottimamente alle richieste di Maia perfettamente a suo agio sul percorso tortuoso che sale verso la vetta, anche in questo frangente le doti di agilità e di leggerezza unite ad una ottima stabilità emergono decise,  e i pochi chilometri che ci separano dal nuovo stop dovuto alla chiusura della strada si percorrono in assoluto divertimento complice anche il sole scintillante in un campo di cielo blu profondo.

 

           

 

Anche la seconda illusione e’ adesso cancellata, stavolta però non e’ realistico parlare di sfortuna, il tratto di strada che conduce verso Campo Imperatore è chiuso ancora da una sbarra, obbiettivamente quasi inutile, impossibile infatti sperare di superare in moto le lingue di neve che sbeffeggianti ricoprono la strada nel tratto visibile che sembra essere migliore di quello che e’ nascosto dietro la curva.

 

           

 

       

 

Unica alternativa per proseguire il viaggio senza ridiscendere e’ quella di imboccare la strada a sinistra che conduce ad un piazzale intorno ad un rifugio, soddisfacente, oltre che senza alternativa,soluzione per la voglia di foto che mi assilla e per respirare il profumo dell’aria ed ascoltare in silenzio la musica dei monti, le poche persone presenti sembrano voler godere delle mie stesse emozioni, il silenzio regna magicamente sovrano.

 

               

 

 

 

 

           

 

 

               

 

           

 

 

               

 

L'orologio implacabile mi scuote presto dal torpore contemplativo, ridiscendo veloce verso la funivia e poi di nuovo sulla A24 fino all'uscita di l'Aquila ovest, da qui seguo le indicazioni per Montereale e Amatrice percorrendo una strada che resta al cospetto del massiccio e che in alcuni tratti, sopratutto nella zona compresa tra le due località, si dimostra decisamente divertente, la danza di Maia tra le curve allenta la tensione dei chilometri fino adesso percorsi, ai lati della strada si alternano preziose gemme nascoste di una nazione tanto apprezzata nel mondo quanto poco considerata dal suo stesso popolo, gioielli semisconosciuti come l'anfiteatro di Amiternum che appare improvviso alla vista.

 

AMITERNUM

 

 

               

 

               

 

               

 

Sono infine i Monti della Laga ad accompagnare l'ultimo tratto del nostro viaggio verso la città celebre per la gustosa Amatriciana

 

           

 

 

Raggiunta Amatrice mi dirigo guardingo verso l'agriturismo, solo uno dei miei amici sa della mia presenza, l'idea e' quella di fare una sorpresa a tutti gli altri, purtroppo immediatamente svanita, il gruppo compatto proveniente dalle emozionanti curve del lago di Campotosto "salta"  la deviazione per l'agriturismo finendo a invertire la direzione proprio dietro al curva che mi celava alla vista, brevi attimi di stupore e poi arrivati all'agriturismo lasciamo libero corso agli abbracci di rito tra risate e presentazioni di chi ancora non conoscevo e che per la prima volta partecipa ad una nostra uscita. 

 

               

 

 

           

 

               

 

Esauriti i convenevoli arriva il momento di assalire la tavola, stomaci affamati dalla lunga mattinata trascorsa reclamano il giusto premio prima di acquietarsi, l'agriturismo non smentisce quanto in altre passate occasioni dimostrato, bontà culinarie tipiche della zona capitanate dalla celeberrima e sensazionale Amatriciana fanno la loro breve apparizione sulla tavola in rilevante quantità

 

       

 

               

 

I motociclisti indugiano in piacevole riflessione e varia discussione nel parco antistante l'agriturismo popolato da cigni e germani per poi organizzarsi per la classica foto di gruppo a fianco delle fide Mulistrada

 

           

 

               

 

 

Il tempo piacevole è quello che trascorre più velocemente, e come sempre succede arriva il momento dei saluti, la brigata Romana percorrerà la salaria verso la capitale mentre io proseguirò il mio viaggio attraverso i monti Sibillini accompagnato dal gruppo Marchigiano, ho ancora tempo a disposizione non sarebbe logico sprecarlo in un itinerario più diretto, ma meno interessante, verso casa.

 

           

 

Al bivio con la Salaria ci dividiamo come concordato, aggregato al gruppo diretto ad Ancona mi dirigo alla volta di Arquata del Tronto e poi del valico delle Forche Canapine che ci immetterà sull'ormai ultraconosciuto ma sempre suggestivo Piano Grande

 

               

 

       

 

Nonostante gli innumerevoli viaggi che mi hanno visto percorrere queste zone in ogni stagione, la sorpresa si rinnova puntuale ogni volta che ne assaporo l'emozionante silenzio e la mistica solitudine, sono luoghi questi, quasi sconosciuti alla maggioranza dei cosiddetti turisti, che hanno il potere di far vibrare l'anima.

 

           

 

   

 

       

 

        

 

       

 

               

               

Anche stavolta arriva il momento dei saluti, in quel di Castelluccio, sorseggiando un caldo caffé in compagnia del gruppo Marchigiano all'interno del quale i più giovani si stanno spiritosamente chiedendo se esistono anche posti più caldi dove andare in moto, abbraccio in segno di commiato il gruppo che seguirò per un breve tratto prima di separarmi definitivamente.

               

Il mio viaggio proseguirà in solitaria da Visso fino a Colfiorito e poi a Foligno da dove percorrerò la superstrada fino a Valdichiana per poi raggiungere casa grazie alla veloce A1, innumerevoli i motivi di sorpresa durante la parte iniziale di questo tratto di percorso, Castelli, chiese, resti medievali, torrenti impetuosi e prati verdi richiamano l'attenzione sul patrimonio storico culturale e paesaggistico che ogni angolo più remoto e nascosto del nostro paese contiene e che spesso i suoi abitanti non conoscono.

       

           

L' ingresso a Foligno sulla arteria veloce segna la fine della tranquillità, il traffico sostenuto e la presenza rilevante di idiozia sulla strada richiede un livello di attenzione altissimo e la conseguente scomparsa di qualsiasi forma di divertimento, nonostante l'apparenza il viaggio è da considerare oramai terminato.

           

Sono trascorse 12 ore e circa 730 chilometri dalla mia partenza quando giro la chiave nel quadro sulla posizione off per l'ultima volta oggi, eppure mentre la luce del faro si spegne e apro la porta del garage per riportare Maia al suo ricovero non posso fare a meno di sentire un velo di tristezza attraversarmi per la fine dell'avventura, la quasi assoluta mancanza di stanchezza, di solito normale in un viaggio del genere, conferma l'assoluta bontà delle doti dinamiche della Multistrada oltre a dimostrare quanto sia corroborante l'incontro con degli amici veri e come, ancora una volta non siano i chilometri ad essere importanti ma le emozioni che un viaggio riesce a scatenare, impossibile non pensare alla prossima avventura mentre salgo le scale di casa, la scala di visualizzazione delle mappe può assumere risoluzione diversa, il "dietro l'angolo" e' un pò più lontano.