Questa piccola cittadina Emiliana, famosa per il corso mascherato che ogni anno si tiene durante il carnevale per le sue strade, racchiude in se una grande quantità di tesori per il turista avveduto che non si lascia sedurre (solo) dalle località più rinomate del nostro belpaese

LA ROCCA DI CENTO

           

Sorse alla fine del ‘300, per volontà del vescovo di Bologna, quale freno alle ambizioni autonomistiche dei Centesi. Fu ricostruita e ristrutturata nei secoli per rispondere ai moderni canoni dell’architettura militare e per reggere i ripetuti assalti di truppe nemiche. L’aspetto attuale, privo però del fossato e dei ponti levatoi, è frutto dell’impronta che volle dargli nel 1483 Giuliano della Rovere, futuro Papa Giulio II. Nei secoli successivi la Rocca ricoprì una funzione di prigione. Oggi gli interni, completamente restaurati, presentano stanze degne di interesse, come la cappella, la sala della trifora, le cannoniere, le prigioni, che ci narrano storie di amori tragici, banditi sanguinari, apparizioni miracolose o fughe rocambolesche. L’evento più noto accaduto all’interno del castello riguarda un’immagine della Madonna, che, in seguito ad un atto sacrilego, iniziò a perdere sangue. Oggi essa può essere ammirata nel vicino Santuario della Beata Vergine della Rocca.

           

           

Gli interni della Rocca utilizzati per le Mostre

           

       

           

Gli scavi Archeologici

           

Il panorama cittadino dalla Rocca

           

LE VIE CITTADINE

       

   

 IL TEATRO COMUNALE

       

       

IL PALAZZO DEL GOVERNATORE

   

       

       

BASILICA COLLEGIATA DI SAN BIAGIO

           

       

       

Le origini della chiesa risalgono all’XI sec., ma l’aspetto attuale è frutto della completa riedificazione della Collegiata, realizzata dall’architetto bolognese A. Torreggiani fra il 1730 e il 1745. L’interno, a croce latina con cupola ellittica all’incrocio fra transetto e navata maggiore, conserva importanti tele di B. Cesi, D. Mona, M. Provenzali, Guercino

       

           

Gian Francesco Barbieri detto Il Guercino (1591-1666)

Gian Francesco Barbieri ha conosciuto, al pari degli autentici artisti, le cose nella loro pienezza, nella loro inaspettata e miracolosa integralità e di questa visione ha potuto far partecipi gli altri uomini meno fortunati di lui.

Nato a Cento. l'8 febbraio 1591, da Andrea ed Elena Ghisellini, e battezzato nella Collegiata di S. Biagio; di modeste condizioni economiche sono i genitori. Sarà soprannominato il "Guercino", a causa di un incidente all'occhio destro, capitatogli quand'egli era ancora in culla; dice infatti l'abate Filippo Boni "... dormiente bambino in culla, uno strepito destollo, per cui tale convulsione sofferse che gli sconvolse il globo dell'occhio diritto, e fu detto Guercino"..................................

 

http://www.comune.cento.fe.it/lacitta/artecultura/pagina75.html

LE LOGGE

           

Teatro della vita cittadina durante le uggiose giornate di pioggia

           

       

Un ultimo sguardo alla Rocca