Sono circa le ore 08.00 del mattino quando parcheggio Maia in una deserta piazza Malpighi che, dalla vastità del parcheggio dedicato alle due ruote disponibile, sembra abituata a ben altre densità popolative di quella odierna nella quale la nera Ducati rappresenta l'unico mezzo li parcheggiato.

In effetti in una città ad alta vocazione universitaria come Bologna non è lecito attendersi un affollamento diverso in questa domenica di Agosto che allontana dalla calura cittadina pure i cittadini normalmente residenti, anche se il rientro dalle ferie estive è oramai questione di ore per la maggior parte di loro tra poco impegnati nelle lunghe code di contro-esodo che attanaglieranno tra poche ore le maggiori arterie autostradali.

 

I sepolcri dei Glossatori e la Basilica di san Francesco richiederebbero immediatamente la mia attenzione ma ad essi dedicherò la parte finale della mia visita alla città Emiliana, adesso preferisco inoltrarmi nel suo centro storico attraverso la via di Porta Nova e dirigermi velocemente verso piazza Maggiore.

 

           

 

Come mio solito non ho praticamente preso nessun tipo di informazione sulla città e sui suoi tesori, per la prima visita mi piace lasciare tutto alla sorpresa e alle emozioni maggiori, mi documenterò strada facendo e successivamente una volta casa preparando la futura seconda visita.

 

       

 

Avrei potuto addentrami nel centro in sella alla mia moto ed avvicinarmi maggiormente alla mia meta principale data la deroga concessa alle due ruote su buna parte della ZTL, ma passeggiando tranquillamente per le strette vie posso cogliere meglio le immagini nascoste tra di esse che passandovi con buona parte della mia attenzione dedicata alla guida.

 

       

 

PIAZZA MAGGIORE

 

       

 

Suggestivo indubbiamente affacciarsi su Piazza Maggiore appena movimentata da pochi assonnati cittadini ed inondata dai raggi del sole ancor giovane apprezzando in pieno la sua grandezza e la cornice che la contraddistinguono; la basilica di san Petronio, il Palazzo Comunale, il Palazzo dei Notai, il Palazzo dei Banchi, il Palazzo del Podestà, racchiudono questa singolare piazza che inoltre si amplia in quella che viene definita Piazza del Nettuno grazie alla omonima statua del Gianbologna che li troneggia.

La sua costruzione prende il via nel XII secolo per diventare praticamente definitiva nel 1390 con la costruzione della Basilica di san Petronio.

 

       

 

               

 

Iniziamo dal Palazzo Comunale e per ordine antiorario l'osservazione di alcune delle costruzioni che adornano la piazza fornendo anche una minima informazione storica, inutile esagerare nell'approfondimento storico in queste pagine quando esistono numerosi siti sul web in grado di soddisfare ogni curiosità ad iniziare da quello, ovviamente, ufficiale della città di Bologna il cui link trovate a fine pagina. 

 

PALAZZO COMUNALE

 

       

 

Difficile stabilire una data certa relativamente alla sua edificazione, frutto modifiche e di ampliamenti ad una struttura preesistente acquistata dal comune nel 1287 a scapito delle case che la affiancavano e progressivamente demolite, è stata adornata con la statua in rame di Bonifacio VIII nel 1300 e ancora modificata sotto il dominio Visconteo; fu edificata in ulteriore ampliamento nel 1352 una torre denominata Torrone (poi destinata a partire dal 1530 e fino a circa il 1800 all'esercizio della giustizia criminale) ed infine la Torre dei Lapi entrò a fare parte del palazzo nel 1359.

 

               

 

       

 

SAN PETRONIO

       

Proseguendo la nostra "rotazione osservatoria" il nostro sguardo incontra la facciata, incompiuta nel rivestimento marmoreo, della Basilica di san Petronio, i cui lavori di costruzione iniziarono nel XIV secolo in seguito alla comunione di ideali civili e religiosi del Comune ancora una volta demolendo costruzioni preesistenti tra cui alcune torri ed almeno otto chiese.

Il lavori proseguono con alterne fortune attraverso i successivi secoli per terminare intorno la 1663 lasciando però incompiute alcune parti del progetto come appunto la facciata il cui rivestimento non verrà mai portato a termine nonostante i vari progetti susseguitisi.

       

       

L'interno delle chiesa, in funzione di una non ben definita regola certamente non condivisa, non è fotografabile neanche senza usare il flash, come conviene in questi casi eviteremo accuratamente di acquistare il materiale posto in vendita al suo interno, se è vietato fotografare questa regola vale per tutti, no???

Avremo, più avanti nel nostro viaggio ( e nel report ovviamente) occasione di osservare anche la parte posteriore della Chiesa da quella Piazza Galvani sulla quale si affaccia anche uno dei palazzi più importanti di Bologna: l' Archiginnasio

 

       

 

 

PALAZZO DEI BANCHI

Il nostro campo visivo viene occupato quindi dal palazzo situato a lato della Basilica, costruito nel 1412 deve il suo nome ad alcuni banchi che durante il XV e XVI secolo esercitavano l'arte cambiaria.

Il completamento della facciata e del porticato risalgono alla meta del 1500 grazie all'opera di Jacopo Barozzi meglio conosciuto come il Vignola.

Il portico più famoso della città detto il Pavaglione prende da qui il suo via e collega piazza maggiore al Palazzo dell' Archiginnasio, il termine si può rincondurre alla fiera di bachi da seta un tempo tenuta nella antistante Piazza Galvani e tenuta sotto un tendone in Francese detto pavillon

 

 

PALAZZO DEL PODESTA'

 

La sua costruzione è riconducibile all’inizio del ‘200, edificato a scapito di alcune abitazioni preesistenti, come del resto succederà per buona parte dei monumenti esistenti e per la stessa piazza, assumerà l’appellativo di “vetus” nel 1244  in seguito alla costruzione del palazzo “novus” poi intitolato a re Enzo.

 

       

LA FONTANA DEL NETTUNO

   

La statua che i Bolognesi chiamano famigliarmente il Gigante domina la piazza che da lei prende il nome: la piazza del Nettuno, adiacente alla piazza Maggiore che ho appena abbandonato al riverbero del sole estivo sempre più accecante sul pavimento lucidato dai secoli.

       

La fontana sulla quale il Nettuno campeggia fu terminata nel 1565 al centro della piazza ricavata dall’abbattimento di un intero isolato, nei piani del Cardinale Carlo Borromeo la fontana monumentale avrebbe dovuto simboleggiare il buon governo del neo eletto Papa Pio IV, zio materno del Borromeo.

Fu affidata a Jean de Boulogne da Douai meglio conosciuto come il Giambologna, in cerca di riscatto dopo la sconfitta al concorso per la realizzazione della Fontana del Nettuno in piazza della Signoria a Firenze, la realizzazione della statua in bronzo del dio;

Numerosi sono gli aneddoti legati alla fontana dotata di una evidente valenza erotica principalmente simboleggiata dalle ninfe che spruzzano acqua dalle  mammelle, si narra che proibita dalla chiesa la possibilità di realizzare i genitali del Nettuno più grandi il Gianbologna, lungi dal volersi arrendere, abbia disegnato la statua in modo che da una particolare angolazione il pollice della mano sinistra sembri un pene eretto.

               

Purtroppo ciò che turbò all’epoca le donne Bolognesi costringendo la curia a dotare il Nettuno di pantaloni di bronzo non mi è stato possibile vedere, solo al mio rientro infatti e successiva approfondita documentazione sono venuto a conoscenza della cosa, sarà mia cura ricercare la giusta angolazione  e documentare fotograficamente il fatto alla prossima occasione.

Un'altra leggenda narra che per ottenere la fortuna necessaria al superamento di un esame lo studente debba girare due volte in senso antiorario intorno alla fontana così come fece il suo ideatore riflettendo sul suo progetto e pianificando il personale riscatto.

E’ invece certa la ispirazione fornita dal tridente impugnato dal nettuno al logo della celebre Maserati.

       

           

Lasciandomi alle spalle la piazza del Nettuno effettuo una breve e veloce deviazione in via dell'Indipendenza per ammirare dall'esterno la Chiesa di San Pietro, cattedrale metropolitana della città di Bologna ove ha sede la Cattedra dell'Arcivescovo di Bologna e Metropolita della Provincia Ecclesiastica Bolognese.

       

 

 

METROPOLITANA DI SAN PIETRO

 

La cattedrale Romanica che un tempo qui sorgeva fu distrutta da un incendio nel 1141, riedificata nella seconda meta del XII secolo e ampliata nei secoli successivi fu quasi interamente ricostruita nel 1605 conservando la cappella maggiore, la facciata in laterizi con decorazioni marmoree risale invece al 1745 

 

                       

 

 

PALAZZO RE ENZO

 

Torno indietro sui miei passi per percorrere via Rizzoli, sfilando di fronte al palazzo di re Enzo, che mi porterà al cospetto del monumento probabilmente più famoso e simbolo della città stessa: le due torri.

Il palazzo è così denominato a causa della prigionia qui subita da Re Enzo figlio di Federico II di Svevia catturato dei pressi di Modena e prima detenuto nel castello di Anzola dell'Emilia, Enzo restò prigioniero tra queste mura per 23 anni fino alla sua morte avvenuta nel 1272 per essere poi seppellito nella poco distante Basilica di san Domenico

 

   

 

 

LE DUE TORRI

 

       

 

Le due torri, quella degli Asinelli alta 97 mt e quella Garisenda alta 48 mt, rappresentano una esigua testimonianza di un passato che vedeva Bologna coronata da un numero rilevante di torri che qualcuno ipotizza potessero essere quasi 180, ben più realisticamente si contano sicuramente quasi 100 torri edificate inoltre in tempi diversi e quindi mai tutte contemporaneamente presenti sul territorio cittadino, oggi in città se ne possono osservare meno di venti

Le due torri, quasi per una specie di consuetudine Italiana, sono pendenti e quella degli Asinelli vanta il primato di essere la torre pendente più alta d'Italia, anche se ciò non le permette di rivaleggiare quanto a fama con la ben più celebre costruzione Pisana.

 

 

Il periodo di costruzione delle due torri viene individuato tra il 1109  ed il 1119 anche se le scarse documentazioni disponibili a tal proposito non danno certezza assoluta della esattezza di tali supposizioni, la torre degli Asinelli in principio alta 60 mt è stata in seguito innalzata fino agli attuali 97 metri, sorte opposta quella delle torre Garisenda inizialmente alta  circa 60 metri fu ridotta agli attuali 48 metri nel XIV sec a causa del cedimento del terreno che la rese obliqua e pericolante.

Recentemente restaurate hanno subito nel corso dei secoli gravi danni in seguito ad incendi più o meno dolosi causati anche dai fulmini che spesso si accanivano con la più alta delle due.

           

PALAZZO DELLA MERCANZIA

Abbandonate le torri ma per lungo tratto ancora al loro cospetto, mi addentro le strette vie che dalla piazza si diramano e più precisamente in via Castiglione che raggiunge uno dei palazzi più belli di Bologna, il Palazzo della Mercanzia, progettato dallo stesso architetto della basilica di San Petronio, Antonio di Vincenzo, fu costruito tra il 1384 ed il 1391 sulla vecchia Dogana.

       

       

           

Proseguendo in via Castiglione ammiro l'austerità del Palazzo Pepoli Vecchio, dal 1276 proprietà della stessa importante famiglia di cambiatori, mercanti ed infine banchieri, diventato poi proprietà del Comune con la scomparsa dell'ultimo erede della casata nel 1910 per poi essere definitivamente venduto alla Cassa di Risparmio nel 1914

       

Il mio vagabondare per le strade della città mi porta in piazza del Francia per poi condurmi lungo via Farini ed i suoi porticati fino a raggiungere Piazza Galvani

               

               

Vista di san Petronio da

PIAZZA GALVANI

       

                       

               

Ritorno sui  miei passi ormai con il tempo a mia disposizione in rapida dissoluzione, la città avrebbe ancora molto da offrire ma devo rimandare la conoscenza di tali tesori ad altra data, mi resta solo il tempo per visitare la chiesa di san Francesco poco lontana dal luogo dove ho parcheggiato alcune ore fa Maia sotto lo sguardo benevolo della Madonna in rame culminante la colonna dell’Immacolata disegnata nel 1638 da Guido reni

               

           

PIAZZA MALPIGHI

               

LE TOMBE DEI GLOSSATORI

       

Sul lato della piazza sono visibile le tombe di Accursio ed il figlio Francesco, del giurista Odofredo e di Rolandino de' Romanzi, celebri studiosi Bolognesi del diritto giustinianeo che tramite la Glossa (cosi detto il commento ad un testo giuridico) analizzavano i testi giuridici, godendo per questo di notevole prestigio sociale.

       

Quasi perdute furono recuperate e restaurate da Alfonso Rubbiani nel 1891 e ricomposte a fianco dei contrafforti absidali della Chiesa di san Francesco durante il restauro della stessa chiesa e della zona circostante.

               

                       

LA BASILICA DI SAN FRANCESCO

           

Iniziarono nel 1236 per terminare nel 1263 i lavori di questa grande basilica più volte rimaneggiata nel corso dei secoli fino al saccheggio delle truppe Francesi nel 1796; ridotta ad una caserma fu sconsacrata per poi essere riammessa al culto nel 1842.

 

       

 

                       

 

Adibita ancora un a volta a caserma e magazzino militare verrà poi pazientemente restaurata da Alfonso Rubbiani nel periodo che va dal 1886 al 1919; i bombardamenti alleati del 1943 la ridussero in rovina ma grazie al restauro conclusosi nel 1949 la basilica torno finalmente ad un antico quanto definitivo splendore.

           

LA PALA MARMOREA

"Figliolo..." ecco adesso il frate mi imporrà di smettere di fotografare in chiesa, "figliolo, se vuole fotografare meglio la Pala mi segua che la faccio salire sull'altare", inaspettata e poco comune la gentilezza del religioso che mi accompagna fino al cancelletto posteriore che introduce sull'altare dove posso tranquillamente osservare da vicino questa importante e suggestiva opera d'arte.

       

La magnifica pala marmorea  dell'altare (1388 - 1393) realizzata da Pier Paolo dalle Masegne e riportante i fatti della vita di san Francesco fu demolita e ricomposta nel XVI secolo,  spostata con gravi danni durante il periodo napoleonico, tornerà al suo posto solo nel 1845 per essere pazientemente restaurata nel 1901 dal Rubbiani

       

           

               

IL CHIOSTRO DEI MORTI

Sul lato destro della chiesa si trova il chiostro dal nome sinistro derivato dalla sua funzione cimiteriale e che quindi conserva cappelle funerarie e lapidi tombali, offre inoltre una bella vista sulla chiesa

 

       

 

           

 

Finisce praticamente qui questo mio veloce viaggio tra le strade di questa bellissima città, pienamente soddisfatto delle ricchezze storico artistiche e culturali che ho potuto ammirare e pienamente consapevole di quelle, innumerevoli, che stavolta non ho potuto invece conoscere ma che Bologna cela amorevolmente.

Una città probabilmente sottovalutata a fronte del suo effettivo valore culturale ed della quale ancor poco si dice e si promuove se non per le gesta più o meno condivisibili del suo attuale e  rigido sindaco.

Ma magari Bologna di turismo ne ha già anche troppo, magari di quello "sbagliato", di quello usa e getta, di quello a caccia di trofei e che se frega delle tradizioni e della cultura locale, che preferisce un hamburger ad un piatto di tortellini e che in questo caldo mattino di agosto preferisce essere altrove.

Certo è, disquisizioni filosofiche a parte, che tornerò per approfondire la sua conoscenza e per conoscere quegli angoli più nascosti che , so per certo, essa non ama mostrare spesso agi occhi di chi si presenta per la prima volta, riservandoli alla meraviglia di chi vuole tornare ancora, ma anche per capire la cultura, le sue genti e le contraddizioni di questa città che nel tempo si è valsa gli appellativi di "Dotta" "Grassa" e "Rossa" e che adesso probabilmente è in cerca di una nuova identità.

           

Lungo la strada del ritorno dedico qualche minuto ad una velocissima visita a San Luca mentre ondeggio divertito sui colli Bolognesi con un motivetto che mi suona piacevolmente nella testa