Itinerari Mondo: Australia - Le Sensazioni

   

 

Immaginate Uluru, il cuore aborigeno culturale e religioso di questo continente poi immaginate Sydney dinamica e moderna città con i suoi grattacieli e le linee architettoniche dell’Opera, in mezzo ai due simboli opposti mettete migliaia di chilometri di nudo deserto dove sopravvivere e’ una scommessa, scecherate bene il tutto ed otterrete Australia, questa e’ la migliore metafora che posso immaginare per sintetizzare l’ anima di un continente attraversato in lungo ed in largo per quasi un mese, un continente immenso che oppone la cultura Aborigena a quella della civiltà moderna e che tra le due non può inserire nulla, perché niente ha animato culturalmente, nel senso storico del termine,  queste terre fino all’inizio del 19° secolo in seguito alla scoperta da parte di Cook e della sua Endeavour.

Due percorsi paralleli, sintesi efficace delle due anime che abitano il mondo:da una parte la simbiosi con l’ambiente circostante che nutre, protegge, seleziona, uccide e da’ la vita, l’uomo parte del complesso ecosistema che vive in quanto unico essere di nome Gaia.

Passato, presente, futuro, racchiusi in un solo istante, vivere perché solo il fatto di avere ricevuto la scintilla vitale e’ uno stimolo sufficiente per viverla fino in fondo.

Oppure, in contrapposizione, la millenaria civiltà dell’occidente, la cultura del progresso, la definizione continua dello scopo principale che possa dare un senso, uno scopo, alla vita stessa, non volendo riconoscere al complesso meccanismo naturale il ruolo di risposta definitiva, la rincorsa continua verso la conoscenza, verso il potere, verso il domino assoluto di quanto ci circonda.

Quale filosofia è quella giusta, risolvere questo annoso e praticamente eterno dilemma significherebbe probabilmente risolvere l’enigma stesso della vita, se il traguardo è situato nel futuro non potrà essere raggiunto da chi resta seduto uniformando tempo e spazio, ma se invece non siamo stati cacciati dal paradiso terrestre ma lo abbiamo semplicemente distrutto nell’inseguire deliranti angosce esistenziali e nel tentare di dare un senso a ciò che non può averlo, probabilmente abbiamo commesso un errore enorme…

“Ai posteri l’ardua sentenza”, più che un augurio suona come una speranza.

Ma questo continente non è certo solo filosofia, qui esistono diversi percorsi  che spesso interagiscono ma che non si fondono, natura, civiltà e cultura aborigena procedono parallelamente pur incrociandosi.

La moderna civiltà Australiana tende a rappresentare un paradosso per la nostra cultura, in essa infatti sono racchiuse alcune soluzioni a preoccupanti situazioni che stanno soffocando il pianeta ma che il resto del mondo fatica a riconoscere, o forse fa finta di non vedere.

Sono meno di 20 milioni gli abitanti di questo isolato continente grande ¾ dell’Europa (solo l’Italia conta circa 60 milioni di persone), concentrati soprattutto nelle grandi città o  sparsi in spazi immensi a volte selvaggi e difficilmente abitabili, isolati dal resto del mondo.

Stimolati da una società che sembra non voler soccombere alla frenesia della sovrappopolazione e alla corsa all’individualismo estremo, giocano sul contrasto offerto da modernità e natura per trovare continui stimoli che li mantengono moralmente giovani ed ancora pionieri in un ambiente che non si e’ arreso in una guerra che l’uomo moderno ha saggiamente evitato di vincere.

 

 

Occorre molto di più di una sana e robusta costituzione ed una giovane età per vivere in Australia, serve la consapevolezza del proprio io, perché qui nulla è scontato e niente è quello che sembra, una foglia può provocare dolorose ustioni, una piccola medusa uccide un uomo in 3 minuti, una spiaggia di sabbia bianca nasconde pericolosi rettili, un serpente velenoso attacca anche se non in pericolo, una foresta di alberi da cocco può sfondare il cranio di uno sfortunato passante.

Ma la difficoltà più grande da affrontare per un uomo “civile” è probabilmente la solitudine, la sicura possibilità di restare con il proprio io nudi al cospetto del mondo, quello che nelle nostre affollate nazioni sembra pura utopia qui diviene una certezza.

Se infatti Sydney conta circa 4 milioni di abitanti  e le altre città denunciano la loro modernità tipicamente europea in base al numero dei grattacieli e’ vero anche che fuori da questi centri urbani e dalla coste marittime relativamente popolate gli spazi a disposizione dell’individuo si allargano e crescono a dismisura fino a rendere concreto il senso assoluto della solitudine, nessun uomo per centinaia e centinaia di chilometri, nessun auto per ore ed ore di strada percorsa, una notte assolutamente buia dentro la quale nessuna luce artificiale viene in  soccorso, e’ in queste situazione che , forse, si gioca la battaglia più grande, formica lontano dal formicaio che cerca dentro di se la forza per capire e riempire questo immenso vuoto.