06 Aprile 2009 ore 3.30

Un terremoto di 6,3 gradi scala Richter devasta L'Aquila e le frazioni circostanti

 

Un evento drammatico che richiede un tributo di vite umane e scatena dolore e sofferenza dovrebbe sempre suscitare lo stesso tipo di emozioni, sia esso accaduto a pochi chilometri da noi che dall'altra parte del luogo, ma non sempre è così, triste forse ammetterlo ma alcuni eventi ci colpiscono emotivamente più di altri, probabilmente spinti ad in inconscio cinismo da un martellamento mediatico che non distingue più la realtà dalla finzione.

La tragedia che ha colpito duramente l'Abruzzo e in special modo la città de L’Aquila suscita in me emozioni che vanno ben oltre la semplice presa di coscienza dell’accaduto e il rammarico quasi scontato che in questi casi si è portati ad esprimere, le immagini che vedo in televisione ed i racconti che sento non fanno parte del sintetico e ormai quasi cinico contesto che ogni giorno subisco tramite il video, stavolta è assolutamente diverso.

E’ diverso perché oltre ad avere una speciale attrattiva verso la bellissima a ed ancora sincera regione Abruzzo, e le splendide persone che la popolano, che più volte è stata meta dei mie viaggi ho ammirato (insieme ad altri grandi amici)  non più di un mese fa il tesoro storico architettonico della cittadina oggi profondamente ferita e lacerata.

Ma non è solo la visione delle attrattive turistiche che ha provocato in me un profondo senso di angoscia e smarrimento sovrastato dal deprimente senso di impotenza che in questi eventi regna maligno, è stata invece la possibilità che la città mi ha offerto in quella serata dell’ 8 marzo di respirare la vitale atmosfera e parte della filosofia culturale che la anima osservando anche lo sciamare felice di una popolazione in festa grazie ad una Festa della Donna abbracciata da una atmosfera permeata da un deciso retrogusto primaverile nonostante le vette del Gran Sasso ancor abbondantemente ricoperte di neve.

E’ per questo che motivo che alle drammatiche immagini del disastro che passano continuamente in televisione si sovrappongono insidiose e dolorosamente acuminate quelle indelebili nella mia mente di una città felice e vitale all’interno della quale si muovevano persone adornate di  volti sorridenti sotto un cielo colorato di un intenso tramonto velocemente sfumato nella notte illuminata da mille luci e sorvegliata da infiniti monumenti, indelebile testimonianza di quel profondo retaggio culturale e storico di queste terre che permette adesso ai feriti ma non sconfitti abitanti di affrontare il disastro con una dignità e forza di volontà che non fatico a definire uniche.

Difficile trovare una spiegazione diversa al senso di smarrimento che mi coglie ogni volta che osservo ciò che stento a riconoscere in ciò che avevo avidamente osservato e affidato amorevolmente alla mia memoria, al senso di dolore ogni volta che ripenso a ciò che mi ero ripromesso nell’osservare i monumenti in restauro in paziente attesa di tornare al loro primigenio splendore, tornare presto per godere ancora di più della tangibile aura che avvolge L’Aquila ed il suo Abruzzo.

Impossibile placare il dolore che sale dallo stomaco fino in gola quando sento pronunciare frasi che parlano di una città che sarà più come prima e che chissà se mai guarirà dalla profonde ferite che la natura ha indirettamente inferto per umana incuria probabile cupidigia, impossibile stemperare il senso di rabbia che mi assale.

Non serve a nulla perché nulla posso dato che nemmeno vivo in quelle terre e forse non ho nemmeno il diritto di dire ciò dato che probabilmente insignificante sarà il mio contributo alla potenziale rinascita, ma non voglio spegnere la speranza non voglio pensare che le ferite non si rimugineranno, io sono convinto  che L’Aquila e tutte le terre martoriate guariranno e torneranno ad essere quello che erano, raggianti nel loro sincero splendore e forti delle radici culturali, perché sono convinto della estrema forza di volontà che anima la popolazione residente che non resterà inerme ad osservare la devastazione, per tornare in un prossimo futuro da ammaliare e stupire ancora un gruppo di amici  che una sera di fine inverno si troveranno ad ammirare le bellezze della città e a respirarne piacevolmente l’aria densa di allegria e spontaneità.

Il possente rapace non si lascerà morire, tornerà di nuovo fiero e più bello di prima, silenzioso ed attento ad osservare il mondo ai piedi del solenne Gran Sasso

 

TRAMONTO

 

Non è facile, oltre che estremamente riduttivo, giudicare una città attraverso una visione di quelle poche ore che dal tramonto conducono fino al primo mattino introdotto da una nebulosa alba (breve dormita compresa), è ancora meno facile se la serata in questione non è una delle tante normali serate che animano questa particolare città ma un 8 Marzo dedicato alla festa della Donna, ricorrenza grazie alla quale le strade risultano intensamente popolate di tanta bella gente e i locali dedicati alla ristorazione incapaci di soddisfare le esigenze enogastronomiche di cinque poveri malcapitati turisti vaganti per le antiche vie...

 

           

 

PIAZZA DEL DUOMO

 

   

 

Nonostante i monti intensamente innevati che sorvegliano protettivi la città, l'aria della sera, che sfuma nella scura notte, trasporta sottili ma tiepidi effluvi che promettono l'arrivo di una ormai prossima stagione primaverile.

Le strade intanto si popolano sempre di più di donzelle e signore di ogni età che passeggiano tra le mura in attesa della cena e uomini che ammirati ne osservano il leggero incedere, l'atmosfera che si riesce a cogliere è di tranquilla serenità, nella speranza che essa non sia solo il frutto di una limitata circostanza ma di una piacevole consuetudine.

Gli stand presenti nella via principale dedicati alla cioccolata elaborata in mille modi contribuiscono alla "movida" di questa inusuale, cosi credo, serata.

 

NOTTE

 

       

 

Ci sono città in Italia delle quali si sa praticamente tutto e altre invece di cui si sa davvero poco, annullate probabilmente dallo straordinario splendore del quale si fregiano tanti agglomerati urbani che affondano radicalmente le loro radici nella storia e nella cultura di questo paese e che è impensabile non visitare, oppure annebbiate nella visione da una collocazione regionale non premiante.

L'Aquila, capitale di una regione suggestiva ma non ancora ben compresa a livello turistico  fa certamente parte del secondo gruppo, anche se la sua collocazione geografica al cospetto del più imponente massiccio appenninico e una altitudine di 720 mt che spesso la porta alla ribalta delle cronache metereologiche per le avverse condizioni alle quali è sottoposta le conferiscono una visibilità maggiore rispetto ad altre situazioni apparentemente similari.

 

IL FORTE SPAGNOLO

 

 

       

 

Con il progressivo scurirsi del cielo si intensificano i fari che suggestivamente illuminano il Forte Spagnolo, massiccia fortezza che sin dal XVI sec domina il punto più elevato della città a perenne monito dopo la rivolta del 1527 che costò agli Aquilani il pagamento delle spese relative alla sua costruzione.

In realtà la rivolta fu il pretesto per una massiccia fortificazione da realizzare in tutto il territorio acquisito dalla corona Spagnola.

Nonostante la sua imponente mole il Castello non fu mai terminato cosi come mai il fossato fu riempito dalle acque necessarie alla sua difesa, allo stesso modo mai nel corso dei secoli sarà interessato da fatti d'arme rilevanti degradandosi progressivamente fino alla devastazione causata dalla seconda guerra mondiale.

La paziente opera di restauro che ne è seguita ha riconsegnato al suo primitivo splendore questa opera unica nel suo genere, di pianta quadrata e dotata di bastioni angolari mura spesse dai 5 ai 10 metri e alte 30mt fu progettato per resistere a poderosi assalti che in effetti  non subì mai.

 

   

 

       

 

Attrattive Aquilane

 

       

 

In questa serata di fine inverno è piacevole perdersi per le strade della cittadina Abruzzese ammirando i monumenti illuminati o scivolando con lo sguardo per le discese al cui orizzonte si stagliano i monti innevati, affascinati sostiamo silenti al cospetto della basilica dedicata santo Senese edificata nel 1454 in stile rinascimentale per quanto riguarda la facciata e barocco relativamente agli interni.

 

BASILICA DI SAN BERNARDINO

 

       

 

Geometrie del Ventennio

 

           

 

Vagando apparentemente senza meta ci dirigiamo verso uno dei più famosi monumenti Aquilani situato ai piedi del colle che ospita il centro cittadino, piazze e portici illuminati arricchiscono culturalmente  questa nostra passeggiata serale.

 

PIAZZA PALAZZO

 

       

 

Sfondi innevati

 

       

 

LA FONTANA DELLE 99 CANNELLE

 

           

 

Leggenda vuole che questa fontana stata realizzata a partire dal 1272 simboleggi con le sua fontane il numero dei 99 castelli che unendosi sotto la guida di Federico II contribuirono alla fondazione della città de L'Aquila, in realtà la fontana inizialmente si dotava di una ben più umile architettura e solo grazie ad aggiunte e rimaneggiamenti effettuati nel corso dei secoli si è giunti alla conformazione ora osservabile.

 

       

 

       

 

       

 

Ancora oggi comunque non è ben chiaro da dove arrivi l'acqua che sgorga dai 93 mascheroni tutti diversi e le altre 6 cannelle e che nel corso dei secoli ha permesso di utilizzare la fontana come lavatoio fino ai primi anni del '900

 

           

 

               

 

ALBA

 

Le mie solite (poche) ore di sonno mi permettono di affacciarmi di nuovo in piazza del Duomo sotto le nuvole grigie di una plumbea alba nella speranza di una egoistica ma solitaria visione della cittadina, speranza immediatamente smentita dal vocio dei mercanti che preparano il mercato settimanale.

 

PIAZZA DEL DUOMO

 

       

 

IL DUOMO

 

       

 

Alle spalle del Duomo

 

           

 

SANTA MARIA DEL SUFFRAGIO

 

       

 

       

 

                       

 

Strade e vicoli cittadini

 

           

 

Bastano pochi passi in allontanamento dalla piazza principale per conquistare la silenziosa suggestione tipica delle città dell'alba e percorrere gli antichi selciati in veloce discesa verso un'altro importante monumento situato appena fuori le mura cittadine.

 

           

 

PORTA BAZZANO

 

               

 

SANTA MARIA DI COLLEMAGGIO

(In restauro)

 

       

 

La splendida facciata Romano/Gotica della basilica costruita nel 1287 per volontà dell'eremita Pietro Morrone che qui sarà incoronato papa pochi anni dopo, appare totalmente occultata dai ponteggi necessari alle opere di restauro, al disappunto per la mancata occasione si sostituisce presto la piacevole constatazione di una volontà conservativa del patrimonio artistico che non potrà che giovare alla bellezza della struttura una volta terminati i lavori.

 

           

 

       

 

           

 

Particolari

 

               

 

Il tempo è tiranno, è ora di tornare sui propri passi risalendo la china che riporta verso la città antica e verso la conclusione di questa breve parentesi Aquilana.

 

               

 

CORSO VITTORIO EMANUELE

 

       

 

L'alba velocemente si tramuta in mattino, i compagni di viaggio mi attendono in albergo per la colazione e per prepararsi ad un nuovo viaggio.

La meta che ci attende al termine della giornata appena iniziata si chiama casa, ma prima del suo raggiungimento previsto per la tarda serata, c'è tempo per attraversare nuove frontiere, il Lazio ed i monti Simbruini ci attendono.

Sgusciando attraverso il tipico traffico di una città che si avvia al lavoro, sotto un cielo sempre più azzurro fugate anche le ultime nuvole, raggiungiamo l'autostrada per intraprendere un breve trasferimento  che condurrà al punto di partenza delle nuova avventura

 

Un breve attimo di commozione mi assale quando la nostra strada e quella di Bandolf si dividono, diretto verso il porto di Salerno si imbarcherà in serata per poi raggiungere la propria magione in terra di Sicilia, percorrendo a ritroso quel lungo viaggio intrapreso venerdì scorso e che lo ha ricongiunto con gli altri FALCHI DEI SIBILLINI per la classica riunione annuale in quel di Norcia.

 

Il viaggio prosegue: