IL FIUME
Non ricordo da quanto tempo ci nuotavo dentro, i miei
ricordi per quanto remoti non trascendono la sua presenza, avvolgente,
impetuoso, spumeggiante, confortante, mi trasportava con alterna velocità e
violenza, a volte lento e gonfio, altre rabbioso e ribollente, ma una cosa non
cambiava mai: l’inestricabile abbraccio della acque, non potevo far altro che
seguire la corrente, lasciarmi condurre senza resistenza verso nessun dove per
un tempo indefinito determinato solo dalla fine della esistenza.
Non ero solo, eravamo tanti, e al rumore assordante delle irate acque si
mescolava quello dei mille discorsi, delle incalcolabili parole, degli inutili
concetti, suoni ai quali il rumore del fiume toglieva ogni più piccolo
significato e ai quali, comunque, nessuno prestava attenzione; le acque intanto
unificavano le nostre volontà, tutti diversi ma tutti inesorabilmente spinti
verso un'unica direzione.

Ma qualcosa in me non andava nel verso giusto, il concetto di individualità che
contemplavo da tempo non si raccordava con la massificazione di intenti che il
Fiume ci consentiva, e con questa insoddisfazione che mi logorava l’anima
cominciai a guardarmi intorno, la Corrente non poteva, non doveva, essere
l’unica possibilità, ci doveva essere altro oltre quell’impetuoso flusso
generale dal quale sembrava non esserci possibile distacco
Progressivamente con la presa di coscienza scoprii anche che potevo “muovermi”,
era faticoso ai limiti del dolore ed i risultati appena percettibili, ma potevo
muovermi e questo, inspiegabilmente, mi procurava un piacere immenso
Il Fiume resosi conto dei mie progressi cercò in ogni modo di dissuadermi dal
proseguire nel mio intento, non lo fece mai con la forza, non avrebbe potuto
fare di più di quello che già faceva per “dirigere” tutte le altre anime, lo
fece con la cattiveria della psicologia, marchiandomi per la mia ignobile
diversità, irridendomi per lo sforzo assurdo e lancinante, minacciandomi di un
irreversibile isolamento; le altre anime, felici nel loro stabile percorso mi
sbeffeggiarono inizialmente per poi perdere ogni interesse per le mie vicende e
tornarono a sguazzare felici nella certezza della aggregazione e nella sicurezza
della direzione comune.
Le ombre della paura mi aggredirono feroci mentre lottavo contro la impetuosa
Corrente contrastandone la direttrice, la solitudine era una evenienza quasi
inconcepibile e straziante, essere privato dell’ abbraccio delle calde acque e
della sicura Corrente creava un angoscia che lacerava l’anima, ma non demorsi,
dovevo andare avanti, le emozioni che provavo nel divergere per mia volontà
dalla direzione delle acque erano un unguento miracoloso per le ferite fin ora
riportate.
Man mano che mi allontanavo dal centro del fiume la corrente diminuiva così come
lo sforzo necessario per mantenere la direzione, progressivamente anche la
presenza dei miei simili si faceva sempre più rara cosi come la loro voce
diventava sempre più indistinta, la solitudine diventava sempre di più un
concetto reale così come l’angoscia che generava.
Le acque iniziarono a placarsi, l’orizzonte immobile non era cambiato,
indistinte, in una lontananza quasi assurda, alcune sagome mescolavano realtà e
suggestione, la Corrente era sempre presente ma adesso potevo muovermi a mio
piacimento decidere da quale parte nuotare oppure rilassarmi galleggiando sulla
acqua che , argentina, mormorava alle mie orecchie.
La presenza dei mie simili si era rarefatta ma non erano scomparsi del tutto, lo
spettro della solitudine svanì al suono comprensibile delle tranquille
discussioni che tra di loro intrattenevano, ascoltarli ed essere ascoltato fu
forse una delle emozioni più grandi e confortanti che la nuova condizione mi
aveva regalato.
Adesso sono ancora qui, nuoto felice tra queste tranquille acque, le mie
emozioni si rinnovano di giorno in giorno nella continua variazione delle mie
decisioni dettate dalla volontà individuale non più dalla incontrastabile
corrente del centro del Fiume, ogni tanto nuoto verso le acque più veloci e mi
lascio trasportare, ma resto quanto serve per sentire il richiamo delle acque
più tranquille dove mi muovo per mia volontà e dove velocemente ritorno.
Non siamo molti a nuotare in queste acque limpide e silenziose, nelle quali
deboli gorghi ci avviluppano giocondi, alcuni scompaiono dopo poco tempo
incapaci di convivere con la propria individualità altri arrivano felici in
queste acque, a volte ci raggruppiamo e parliamo ascoltandoci e ascoltando
tutti, si narrano storie, racconti, aneddoti, e si ricordano senza nostalgia i
tempi trascorsi al centro della Corrente, ma una su tutte e’ la storia che più
ci interessa, quella forse più assurda ed irreale:
Il Fiume non ha confini, ma qualcuno asserisce che lontano, molto lontano, dove
le sagome indistinte cessano di essere illusione, le acque si arrestano
impotenti contro la Terraferma, solida superficie senza corrente dove ogni
direzione e’ possibile senza sforzo e senza che, immobili, una forza diversa
dalla propria imponga una direzione.
Mentre le acque, incuranti delle nostre individualità, lentamente quanto
pazientemente ci riportano verso la comune direzione, la nostra immaginazione
corre libera sulla terra accarezzata dal vento dove non esiste Corrente e dove
ogni direzione e’ possibile.
Testo e foto di Gabriele "freevax"
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Ultimo aggiornamento:
18-11-11.