Si avvicina,la vedi bene, l’asfalto è pulito, asciutto, seconda terza, 6000 giri, cominci ad allargare verso il centro della strada, morbido,dondolandoti appena nel senso opposto alla curva per assecondarla, un attimo e sei gia lì, prima di pensarlo. Magari 200 metri prima avresti creduto di arrivare all’imbocco di quella esse e di infilarci in modo deciso, aggressivo, frenare e staccare sull’ultimo metro disponibile,sentire la ruota dietro leggera e le forcelle compresse, cacciare giù l’anteriore con forza e dominare il cambio di direzione spingendo sulle pedane per poi accelerare e salire su di giri fino a 7000, appena la fisica te lo avesse consentito, e invece sei già lì, hai imboccato quella curva con il solo ausilio del freno motore, incominciando a togliere il gas molto prima di quello che avevi previsto, assecondando l’andamento del nastro d’asfalto, veloce ma fluido, vedendolo col cuore e non con la mente. Percorrendo il primo tratto di curva senti il motore vispo, a suo agio, pronto a scattare se glielo chiedi, ma ancora no, ti avvicini al centro del tornante, ci vuole giusto una piccola dose di gas per far tornare su la moto e per farla adagiare sul lato opposto, ti senti trasportato da un’altalena, al termine della quale percepisci di nuovo l’attrito del dorso della gomma posteriore che lotta sull’ asfalto con la forza centrifuga che vorrebbe spingerti all’esterno della tua traiettoria, vorresti prolungare quel momento di puro equilibrio per un’ attimo ancora, gustarti più a lungo quell’estasi, lo desideri, sei lì per quello, ma l’anteriore è sul suo binario e si fa seguire da tutto il resto mentre il motore incomincia il suo urlo di sfogo verso la coppia massima, verso le prossime marce verso la prossima curva.
Esci dall’ombra dei castagni e la luce cristallina attraversa le fronde spoglie sopra di te, ormai ti senti in sintonia con l’ambiente che ti circonda, e non in lotta, lo comprendi e ti accorgi che anche quella prossima curva non deve essere percorsa nel minor tempo possibile, ma nel miglior modo possibile, rendendola partecipe del tuo stile di guida e non succube di un mezzo che potrebbe renderla addirittura acuta, spigolosa; sale l’adrenalina , non la velocità, ci siamo, ricomincia la danza, un passo dietro l’altro senza fermarsi, stai guidando sopra le righe tracciando una linea calligrafica dietro di te, in continua conversazione con la tua cavalcatura e il tuo percorso, il tuo sentiero.
Ancora non lo sai, ma stasera, quando ti fermerai davanti al tuo garage, non ti sentirai piacevolmente stanco e appagato della bella giornata in moto, bensì sarai dispiaciuto che il tramonto che sta colorando il cielo ti abbia consigliato di rientrare, per non subire il freddo che si sta facendo sempre più pungente, dispiaciuto e desideroso di tornare quanto prima su quel passo appenninico, laddove ti puoi emozionare senza competere, magari viaggiando in solitaria, dettando il ritmo giusto senza esserne sottoposto,attivo ma non teso, sfruttando i rettilinei per assaporare l’aria dolce dell’inverno e amarne i colori, vivendo a pieno il vero godimento di percorrere quelle tue curve come danzando.
 

Leonardo [Leofalco]

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