Ore 12 di un giorno di quelli in cui ti chiedi perche’ diavolo non sei rimasto a letto, con i nervi ormai a fior di pelle esco dall’ufficio e mi avvicino a Castalia, incurante del mio stato d’animo il profumo dell’aria mi colpisce come un diretto sul mento, sconcertato osservo stupito il cielo azzurro dove un sole splendente troneggia solitario scaldando le mie incredule membra.
Le dolci ma possenti vibrazioni della Multistrada mi strappano di dosso ogni residua remora di inquadramento sociale cancellando il normale concetto di pausa pranzo dalla mia confusa mente.
Imbocco la direzione opposta a quelle classica e dirigo, fuori dagli operosi centri industriali, verso la zona che piu’ di ogni altra mi fa’ sentire a casa, le verdi colline del Chianti dove il Gallo Nero regna sovrano, Castalia incredula di fronte a questa occasione borbotta soddisfatta sotto di me.
Finti i monotoni rettilinei dopo pochi chilometri la strada si attorciglia sempre piu’ iniziando il divertente saliscendi che la contraddistingue come un marchio DOC, e’ la giornata giusta e dopo poco “sento” la sinfonia che inizia a pervadere il mio essere, moto e anima sembrano fondersi in un'unica essenza e il ritmo diventa “fluido”, appagante, Emozionante.
La tiepida aria e il sole abbagliante fanno da contrasto ali cumuli di neve ancora presenti ai lati della strada, di fronte a questa ennesima contraddizione fornita dai sensi la mia logica va in tilt e non mi rimane altro da fare che sconnettere il cervello e funzionare in modalita’ provvisoria: istinto e anima raccolgono gli input che i sensi forniscono disgiunti dalla celebrale e abituale verifica!
E’ proprio l’istinto che, alla vista del cartello Volpaia dopo il centro di Radda in Chianti, mi guida per la stretta strada incorniciata da alti cipressi e verdi olivi che conduce al piccolo centro medievale, attorno a me silenti filari di viti ancora tristemente spogli cingono le bruna colline mentre sembrano vibrare in tutto il loro essere risvegliati dalla abbacinante luce del sole.
L’illusione di trovare deserta la rinomata trattoria del paesino svanisce presto, i turisti stranieri piu’inclini dell’italica controparte alla scoperta di primaverili paesaggi occupano buona parte dei tavolini esterni, per fortuna uno degli stessi tavoli si libera immediatamente dandomi la possibilita’ di sedermi e di liberarmi della pesante “armatura” che indosso.
Stravaccato al sole attendo senza fretta l’arrivo della ristoratrice che scambia volentieri due battute dopo avermi riconosciuto come un affezionato cliente che anche in pieno inverno in compagnia di altri amici motociclanti ha avuto modo di apprezzare la cucina accompagnata a insperate giornate di sole.
La simpatia genuina e nostrana di chi ha deciso di coltivare radici familiari che affondano nei tempi remoti (famiglia esule dopo la battaglia di Monteaperti) anche in tempi difficili come quelli precedenti alla riscoperta turistica delle Chiantigiane terre mi contagia immediata mente contribuendo ad allontanare anche la piu’ piccola ombra dal mio spirito.
I prelibati piatti che si susseguono sul mio tavolo alleviano anche le pene della carne mentre l’acqua, subito in netto vantaggio, si deve invece rassegnare ad una onorevole sconfitta ad opera di un ottimo rosso della casa in agguerrita e inarrestabile rimonta.
Mentre termino il pranzo il mio sguardo corre incessante dalle antiche mura del castello alle colline che si perdono all’orizzonte senza soluzione di continuita’ sovrastate da un terso cielo azzurro, il panorama illude nella sua presunzione di infinito ma al contempo rilassa nella sua tranquillizzante calma e disomogenea omogeneita’!
Al classico caffe’ segue una grappa (riservata ai conoscenti) che mi fa’ gridare al miracolo e che contemporaneamente assesta un nuovo, deciso colpo alla mia logica mentale in timido risveglio rispedendola nel limbo precedentemente occupato.
Una crescente e quasi assordante sinfonia in crescendo accompagna il rientro sulle strade gia’ percorse prima, mentre un brivido mi percorre la schiena, in alcune curve lente ancora sporche a causa delle precedenti nevicate la coppia del desmo mette in crisi la gomma posteriore derapando vistosamente e gustosamente in uscita,un sorriso quasi infantile incornicia gli angoli della mia bocca sotto di me si stende la nera sagoma della Ducati nero punto esclamativo alla parola EMOZIONE.
Giunto al bivio che ha il drammatico compito di decidere il proseguo della giornata indugio quell’attimo di troppo che consente al mio cervello in adirato risveglio il richiamo all’ordine del ribelle spirito, la decisione e’ presa, un groppo allo stomaco mi prende mentre dagli specchietti retrovisori le tortuose strade si allontanano, scendo nella grigia valle verso il mio dovere spinto da una ragione soddisfatta della …………………………….. sua temporanea sconfitta!!!!!!!!
 

 

 

Gabriele [freevax]

gabriele@biomototurismo.it